Tarquinia – La scorsa settimana si è conclusa la campagna di scavo 2025 che l’Università di Macerata, in collaborazione con quelle di Castellón de la Plana e Verona, con l’appoggio del comune di Tarquinia, su concessione del MIC e sotto la tutela della SABAP per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale, ha condotto durante il mese di settembre presso l’area del Foro alla Civita di Tarquinia sotto la direzione della professoressa Giulia Baratta.
Tarquinia – Scavi area del Foro alla Civita
“Il team di archeologi Tarcheo-Team, che si concentra in particolare sulla fase romana dell’antica Tarquinia, ha portato alla luce un nuovo tratto di strada basolata che attraverso uno slargo si raccorda con la via che era stata scavata negli scorsi anni – spiega la professoressa di archeologia classica, Baratta -. Campagna dopo campagna sta apparendo Tarquinia romana con le sue strade, piazze, gli edifici pubblici e le belle e ricche dimore, le domus, delle famiglie più benestanti decorate con raffinate pitture parietali e bei mosaici. I risultati degli scavi mostrano come dopo la fase etrusca la città si sia trasformata in una città romana adattandosi a nuove esigenze e stili di vita”.
Nello scavo di quest’anno sono anche stati scoperti importanti elementi architettonici, tra cui colonne e un bellissimo capitello un tempo pertinenti a notevoli edifici pubblici sia civili che sacri. “La loro rimozione e messa in sicurezza – prosegue la professoressa -, non sarebbe stata possibile senza l’aiuto di una squadra della Protezione Civile di Tarquinia che sotto la guida di Alessandro Sacripanti con passione e professionalità li ha rimossi dalla Civita e portati al Magazzino della Soprintendenza dove presto saranno oggetto di studio. Gli scavi riprenderanno il prossimo anno, speriamo come sempre con la collaborazione dei volontari di Archeotuscia, nella speranza di nuove importanti scoperte che possano aiutare a comprendere e a dare il giusto valore ai tanti secoli in cui Tarquinia è stata una importante città romana, una fase storica sino ad ora meno conosciuta rispetto al precedente periodo etrusco” conclude.
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