Civita Castellana – La capitale falisca ha il suo tedoforo. Sarà Davide Cavalieri, classe 1991 e allenatore dell’Unione Rugby Capitolina, a rappresentare la città della ceramica nel viaggio della fiamma olimpica da Roma per i giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026.
Davide Cavalieri
Davide Cavalieri, 34 anni, è nato e cresciuto a Civita Castellana. La sua vita è da sempre legata al rugby, sport che rappresenta per lui una vera e propria scuola di valori. Muove i primi passi nel Rugby Civita Castellana, fino ad affiancare al percorso in campo quello da allenatore. Da una decina d’anni fa parte dello staff tecnico dell’Unione Rugby Capitolina.
La sua dedizione allo sport va però oltre il campo: Davide segue con entusiasmo diversi progetti legati al rugby integrato, promuovendo inclusione e partecipazione per tutti. Un percorso fatto di passione, impegno e valori autentici, che oggi lo ha portato a vivere un nuovo traguardo speciale: essere scelto come tedoforo per Milano-Cortina 2026.
Cosa l’ha spinto a candidarsi per questo ruolo così speciale?
“Mi sono candidato perché essere tedoforo per Milano-Cortina rappresenta per me la realizzazione di un sogno che ho sin da bambino – le parole di Davide Cavalieri – ho sempre guardato le Olimpiadi con ammirazione, affascinato dai valori che trasmettono e dal senso di unione che portano con sé. Anche se la mia carriera sportiva è sempre stata legata al rugby, ho sempre sperato, in qualche modo, di poter far parte di questo evento straordinario.
Quando ho saputo della possibilità di candidarmi, non ci ho pensato due volte: ho compilato il modulo con entusiasmo, raccontando tutti i progetti che ho avviato e il mio impegno attuale nel mondo dello sport. Credo che portare la fiaccola sia un modo per rappresentare non solo me stesso, ma anche tutti coloro che vivono lo sport con passione, dedizione e spirito di squadra”.
Cosa significa per lei essere un ambasciatore per Milano Cortina 2026 e rappresentare lo spirito dei giochi?
“Essere un ambasciatore per Milano-Cortina 2026 rappresenta per me un riconoscimento importante per i tanti anni che ho dedicato al mondo dello sport. Avere la possibilità di prendere parte a un evento che si svolge regolarmente dal 1896, ma che affonda le sue radici molto più lontano, fino ai tempi dell’antica Grecia nel 776 a. c., è qualcosa che riempie di un’infinita emozione.
Le Olimpiadi non sono solo una competizione, ma un simbolo universale di unione, pace, rispetto e passione: valori che cerco di portare avanti ogni giorno, dentro e fuori dal campo”.
C’è un aspetto del processo di selezione dei tedofori che ha reso questa esperienza ancora più significativa?
“In realtà non c’è un solo aspetto che rende questa esperienza speciale. Già nel momento in cui si presenta la candidatura, si vive la sensazione di entrare a far parte di qualcosa di unico al mondo. Dal primo istante nasce la speranza di poter contribuire, anche in piccolo, a un evento che rappresenta valori straordinari. È un percorso che emoziona fin dall’inizio, ancor prima di sapere se si sarà selezionati”.
Come si sente di incarnare i valori di passione, talento, energia e rispetto che rappresentano il viaggio della fiamma?
“Credo di incarnare questi valori attraverso tutto ciò che faccio, sia nello sport che nella vita quotidiana. La passione è ciò che mi spinge ogni giorno a dare il massimo, il talento è qualcosa che coltivo con impegno e dedizione, l’energia è quella che porto in ogni progetto e in ogni campo da gioco, mentre il rispetto è il valore che considero fondamentale, verso i compagni, gli avversari e lo sport stesso. Poter rappresentare questi principi nel viaggio della fiamma olimpica è un modo per condividere ciò che lo sport mi ha insegnato in tutti questi anni”.
Come descriverebbe il significato del Viaggio della Fiamma olimpica e del suo arrivo a Milano e Cortina?
“Il Viaggio della Fiamma olimpica rappresenta un percorso simbolico che unisce persone, territori e culture diverse sotto un’unica luce: quella dei valori olimpici. È un cammino che porta con sé passione, speranza e condivisione, e che accende l’entusiasmo di chi lo vive da vicino e di chi lo segue da lontano.
Il suo arrivo a Milano e Cortina segna non solo l’inizio dei Giochi, ma anche l’incontro tra tradizione e futuro, tra la storia dello sport e la voglia di costruire nuove emozioni. In un momento storico come questo, segnato da tante tensioni e conflitti nel mondo, la Fiamma olimpica diventa anche un simbolo di pace e di dialogo. Ricorda a tutti noi che lo sport può essere un ponte tra i popoli, capace di unire dove spesso prevalgono le divisioni. È un messaggio universale di speranza, che oggi più che mai sentiamo il bisogno di accendere”.
Giusi De Novara
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