Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Rocca liquida l’aeroporto di Viterbo con un’alzata di spalle: “Impensabile con una ferrovia monorotaia”. Peccato che ferrovie dello stato, Regione Lazio, Enac e ministero dei Trasporti avessero già studiato e ottimizzato da anni proprio il collegamento ferroviario funzionale allo scalo della Tuscia. Ma leggere le carte, si sa, non è da tutti.
Giovanni Bartoletti
Nel frattempo, Enac Servizi lancia il suo “grande piano” da 200 milioni di euro per rilanciare una ventina di piccoli aeroporti destinati all’aviazione d’élite, quella degli aerotaxi e dei voli privati. Roma Urbe si porta a casa 18 milioni, Siena 34, Rieti 10, Capua 8, Pavullo 6, Milano Bresso 9.
Viterbo? Due milioni. Giusto il necessario per una mano di vernice agli hangar e due buche da coprire sulla pista. Peccato che la stessa commissione Trasporti della Camera, già nel documento ufficiale del 2010 (Indagine conoscitiva sul sistema aeroportuale italiano), avesse bollato questi micro-scali come “costosi, insostenibili e dannosi per il paese”, denunciando una “proliferazione di aeroporti privi di bacino d’utenza e dipendenti da sussidi pubblici”.
Nelle sue conclusioni, la commissione ammoniva che “l’Italia non ha bisogno di più aeroporti, ma di aeroporti più grandi, più efficienti e meglio collegati alla rete ferroviaria e stradale”. Ma in Italia, si sa, nulla frena la fantasia di chi vuole far decollare sogni con soldi altrui.
E così, mentre si parla di “mobilità aerea avanzata” per passeggeri “alto spendenti”, possiamo già immaginare le tratte del futuro: Viterbo–Pescara, Viterbo–L’Aquila, Viterbo–Urbe. Rotte epiche, con forse due passeggeri a bordo e un volo che costa quanto un anno di autobus Cotral.
Alla fine, come sempre, la montagna partorisce il topolino.
Giovanni Bartoletti
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