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Viterbo - Scontro in consiglio comunale tra Andrea Micci e la sindaca Frontini sugli affidamenti diretti - Invocata la privacy e il consigliere leghista sbotta: "Sono incarichi pubblici con soldi pubblici"

127mila euro per lo staff della sindaca, top secret come e per chi sono spesi

di Giuseppe Ferlicca
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Viterbo – 127mila euro per lo staff della sindaca, top secret per cosa e per chi sono spesi.


Viterbo - Consiglio comunale - A destra Andrea Micci

Viterbo – Consiglio comunale – A destra Andrea Micci


Andrea Micci (Lega) in consiglio comunale prova a capire come ‘amministrazione Frontini, spenda la cifra, ma fa un doppio buco nell’acqua.

Nessun riferimento nella sezione trasparenza del sito internet del comune e nessuna risposta alla sua interrogazione. O almeno, risposta insoddisfacente.

“Il personale assunto con articolo 90 – spiega Micci – è a supporto del sindaco e degli assessori. Spendiamo 127mila euro l’anno. Non sono pochi. Incarichi su base fiduciaria, li scegliete e li assumete. Vorrei capire come mai non siano noti. Si tratta di soldi pubblici, li pagano i viterbesi”.

Micci ne approfitta per rimarcare la lunga serie d’affidamenti assegnati con Frontini sindaca: “Un numero senza precedenti. L’affidamento diretto dovrebbe essere dettato da necessità urgenti o per reperire persone con particolari caratteristiche, per cui è preferibile non andare in gara”.

La sindaca Frontini spiega che non si possono fare nomi. Lo prevede la norma e poi, sull’uso degli affidamenti diretti, ricorda che le modifiche contenute nel nuovo codice degli appalti, le ha volute il ministro Matteo Salvini. Stesso partito, la Lega, del consigliere Micci.

“Modiche – ricorda Frontini – che danno margine di discrezionalità fino a 140mila euro, per rendere più efficaci e rapide le procedure amministrative”. Nuova norma che Andrea Micci rivendica.

Tuttavia: “Si tratta di una questione d’opportunità, nessuno vi obbliga, è una scelta e io critico la scelta”.

Il consigliere leghista non ottiene soddisfazione. I nomi dello staff non si possono conoscere, lo ribadisce anche la segretaria generale, Noemi Spagna Musso, citando la norma. Micci è tutt’altro che convinto. Incarichi pubblici, pagati con soldi pubblici, occorre maggiore trasparenza.

Ma ognuno resta sulle sue.

Non basta l’intervento a fine consiglio comunale della capogruppo Fratelli d’Italia Laura Allegrini. “Va cercato un equilibrio tra trasparenza e privacy. Non voglio certo conoscere orientamento sessuale o razza di queste persone. Ma nome, cognome e stipendio sì. È un nostro diritto conoscere queste informazioni”.

Giuseppe Ferlicca


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19 novembre, 2025

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