Roma – Sanità del Lazio, Viterbo luci e ombre. Fragilità, invecchiamento e carenze di personale pesano sulla provincia.
La regione Lazio ha diffuso due documenti chiave degli Stati Generali della salute, appena conclusi: la Sintesi dei tavoli tematici e il White Paper con numeri, analisi e tendenze del sistema sanitario. Insieme offrono una fotografia nitida: il Lazio sta cambiando, ma per Viterbo e provincia emergono con chiarezza punti deboli e fragilità che pesano più che altrove. Un percorso avviato dall’amministrazione guidata dal presidente Francesco Rocca, che punta a ridisegnare la rete dei servizi sanitari regionali.
Francesco Rocca
La prima novità riguarda le liste d’attesa, uno dei fronti più sensibili per la Tuscia. Il documento spiega che dal 2023 la Regione ha avviato un piano strategico che ha portato a risultati rilevanti: “si è passati da 338 agende (gennaio 2024) a oltre 17.000 al 2025”, con oltre il 97% delle prestazioni specialistiche garantite nei tempi previsti.
Il salto è enorme: da poche centinaia di disponibilità si è arrivati a migliaia. La Regione ha infatti obbligato tutte le strutture private accreditate a caricare nel ReCup le agende digitali per un anno intero, moltiplicando le possibilità di prenotazione per i cittadini e rendendo più semplice trovare un appuntamento nei tempi stabiliti.
Le prenotazioni fuori soglia si sono ridotte dell’80%. Un miglioramento importante che incide anche sui cittadini di Viterbo, da anni penalizzati dai ritardi nelle prestazioni diagnostiche e nelle visite specialistiche.
Accanto ai progressi, però, i documenti regionali evidenziano nodi strutturali che nella Tuscia risultano più accentuati rispetto ad altri territori. Il capitolo dedicato alle risorse umane parla di una “carenza strutturale di personale sanitario”, dai medici agli infermieri agli operatori sociosanitari. Una criticità nazionale, ma particolarmente rilevante nelle aree periferiche come la provincia di Viterbo, dove la difficoltà nel coprire i turni e nel garantire continuità assistenziale è più marcata.
Ampio spazio è dedicato all’invecchiamento della popolazione, tema cruciale per la Tuscia che registra un indice di vecchiaia superiore alla media regionale. I dati spiegano che cresce la percentuale di over 65, aumentano le persone sole e le famiglie prive di rete di supporto. Il rischio è l’aggravarsi della fragilità sociale e sanitaria. La Regione ha avviato strumenti territoriali come le Case della Comunità e l’Infermiere di famiglia, ma i documenti sottolineano la necessità di modelli personalizzati e di un’integrazione più stretta tra assistenza sanitaria e sociale.
Francesco Rocca
I due report analizzano anche la salute mentale, definita una priorità strategica. Si registra un aumento dei disturbi psichiatrici tra adolescenti e giovani adulti, con una domanda crescente di supporto. Un fenomeno che nel viterbese è sempre più evidente, soprattutto nelle scuole e nei servizi territoriali.
Un altro indicatore significativo per la provincia riguarda il volontariato. Il White Paper riporta il numero delle organizzazioni attive in ambito sanitario e sociale: Roma 827, Latina 117, Frosinone 117, Rieti 63, Viterbo solo 75. È uno dei dati più bassi del Lazio e rende la Tuscia più vulnerabile, perché nelle aree interne il volontariato è spesso un elemento fondamentale di collegamento tra cittadini, servizi e istituzioni.
La Regione affronta anche il tema della sostenibilità a medio-lungo termine del Servizio sanitario, con particolare attenzione alla crescita della spesa privata, alla necessità di strumenti digitali e alla gestione delle terapie più costose e innovative, come le CAR-T, cure avanzate utilizzate soprattutto contro alcuni tumori del sangue.
Queste terapie funzionano modificando in laboratorio le cellule immunitarie del paziente, che una volta reinfuse sono in grado di riconoscere e attaccare le cellule tumorali in modo mirato. Sono trattamenti molto efficaci ma estremamente costosi e complessi da gestire, e proprio per questo rappresentano una delle principali sfide di sostenibilità per il sistema sanitario regionale.
Anche queste dinamiche incidono su un territorio come Viterbo, dove redditi medio-bassi e popolazione anziana aumentano il rischio di disuguaglianze nell’accesso ai servizi.
I due documenti offrono quindi una fotografia precisa: il Lazio sta modernizzando il proprio sistema sanitario e migliorando gli indicatori, ma Viterbo e la sua provincia restano tra le aree che richiedono maggiore attenzione, sia per caratteristiche demografiche sia per la distribuzione delle risorse e dei servizi.
La partita per la Tuscia sarà trasformare queste analisi in interventi concreti, capaci di rafforzare la rete territoriale, sostenere le fragilità e rendere la sanità più vicina ai cittadini.
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