Roma – “La violenza contro le donne ferisce la democrazia”. Nel giorno dedicato in tutto il mondo alla lotta contro la violenza di genere, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella affida al paese un messaggio che è, insieme, monito, analisi e appello civile. Una fotografia lucida di un’Italia – e di un mondo – in cui la parità continua a essere un traguardo lontano, benché inscritto nei principi costituzionali e nei valori democratici.
Sergio Mattarella
“In ogni ambito della vita sociale e privata, nelle case, nei luoghi di lavoro e negli spazi urbani, il principio della parità tarda ad affermarsi, limitando l’autonomia femminile, compromettendo la sicurezza delle donne, impoverendo il progresso della società”, afferma Mattarella in apertura della sua dichiarazione, indicando come la disparità ancora radicata si traduca quotidianamente in rischi, ostacoli e ingiustizie.
Il presidente richiama poi uno dei fronti più drammatici: le guerre. “I teatri di conflitto armato, dove la violenza contro le donne viene utilizzata come strumento di intimidazione e oppressione, ne sono drammatico esempio”. Qui, la violenza di genere diventa arma di guerra, dispositivo di terrore e sopraffazione, amplificando le ferite fisiche e psicologiche di intere comunità.
Ma la minaccia, avverte Mattarella, non è confinata agli scenari bellici. Riguarda anche le nuove forme di aggressione rese possibili dalla tecnologia: “Oggi assistiamo al dilagare di forme di violenza consentite dalla dimensione digitale, amplificate dalle dinamiche dei social network, con effetti tutt’altro che virtuali: umiliazioni, ricatti, coercizioni che portano, nei casi più gravi, ad aggressioni fisiche e femminicidi”. Un universo di abusi spesso invisibili, ma devastanti: “Abusi che lasciano cicatrici profonde nel corpo e nella mente”.
Mattarella dedica un passaggio centrale al ruolo del linguaggio, troppo spesso sottovalutato nel plasmare culture e comportamenti: “In questo contesto, affatto indifferente è l’uso del linguaggio quando alimenta stereotipi, pretende di giustificare relazioni di dominio e comportamenti inaccettabili. Parità significa, prima di tutto, educazione al linguaggio del rispetto”.
Il messaggio del capo dello stato si conclude con un richiamo simbolico e storico. Nel 65° anniversario dell’assassinio delle sorelle Mirabal, le tre attiviste dominicane che pagarono con la vita la loro resistenza alla dittatura di Trujillo, il Presidente ricorda l’eredità di coraggio e libertà che hanno lasciato: “La loro scelta di opporsi alla dittatura continua a ispirare intere generazioni, ricordandoci che libertà e protagonismo delle donne sono conquiste collettive da difendere e consolidare ogni giorno”.
In una ricorrenza che invita alla memoria e all’azione, le parole di Mattarella risuonano come un invito a non arretrare: la violenza di genere non è un’emergenza contingente, ma una battaglia civile che riguarda l’intera società, chiamata a costruire – finalmente – una cultura di rispetto, equità e libertà.
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