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L'irriverente

Tra Viterbo e Lampedusa, sognare e pensar male non è peccato

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini 

– Si potrebbe anche sognare, ormai che il governo c’è di nuovo e che i maggiori giornali nazionali danno conto del ruolo determinante di due deputati viterbesi nell’operazione di appoggio, pure esagerato nei numeri, a Enrico Letta.

Basta, infatti, leggere le cronache e le analisi del Corriere della sera, per aver l’idea che, stando a quante volte e come sono citati,  Giuseppe Fioroni e Ugo Sposetti da Viterbo appaiono i riferimenti (i “campioni” dicevano nel medio evo) degli Orazi e Curiazi che si fronteggiano nel Pd, l’azionista di riferimento della compagine governativa.

Da ultimo, giovedì scorso, Maria Teresa Meli descrive da un lato un arrembante Fioroni in procinto di “asfaltare Renzi” nostalgicamente parlando a nome degli “ex democristiani di tutte le parti”. Dall’altro, uno Sposetti, concreto come l’enorme patrimonio dell’ex Pci che controlla, tanto preoccupato di vedere sul “banco del governo solo Dc” da preferire una nottata a Roma piuttosto che il ritorno a Viterbo per “spiegare” ai compagni.

Davvero uno stato di grazia, comunque, quanto a rappresentanza della Tuscia là dove si conta sul serio, si determina e decide: anche i finanziamenti, i progetti, le incompiute per la terra da cui Fioroni e Sposetti provengono.

Ai viterbesi, perciò, non resterebbe che sognare, se non fosse che l’esperienza consiglia alla cautela e “a pensar male” perché, forse, anche stavolta, ci si potrebbe indovinare.

Nessun sogno, invece, per l’accoglienza presente e futura ai profughi dall’Africa sfruttata nel sottosuolo e non solo. Agli africani – oggi 800mila e tra vent’anni un miliardo e mezzo (fermi a 550mila, invece, noi europei), giovani (il 60% con meno di 25 anni, da noi 30%) e miseri che puntano su Lampedusa, attirati da quel che le nostre tv rimbalzano anche sui loro schermi: la pubblicità del salmone per i gatti, mentre chi abita nel sub Sahara deve vivere con meno di due euro al giorno.

Papa Francesco, che aveva comandato di usare per i rifugiati i conventi chiusi, ha inviato (e forse è la prima volta che avviene) a Lampedusa il nuovo capo della sua elemosineria (il predecessore è durato solo nove mesi) per provvedere agli aiuti direttamente sul posto con i fondi a disposizione personale del pontefice.

Concretezza, tempestività e decisione del papa, come quella che è giusto attendersi da chi–vescovi e ordini religiosi–possiede anche nella Tuscia (pressoché in ogni paese) conventi e immobili grandi e disabitati.

Qui non è davvero il caso di sognare e, perciò, non resterebbe che pensar male, se non si avesse la speranza che venga ora colta “la buona occasione per fare un invito alla chiesa di spogliarsi della mondanità” evocata venerdì da Francesco nella sala della spoliazione del Poverello d’Assisi.

Renzo Trappolini


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7 ottobre, 2013

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