Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sono un medico in servizio presso l’ospedale Santa Rosa di Viterbo.
Il 19 dicembre mi recavo di prima mattina a lavoro, percorrendo la ss 675. Subito dopo aver superato l’uscita per Bomarzo, il mio sguardo incrocia una piccola macchia chiara che si stagliava a bordo strada, in piedi, in balia dei veicoli che la sfioravano passando ad alta velocità. I pochi istanti che sono serviti ad avvicinarmi a tale figura, alta poco più di una bottiglietta d’acqua, non sono bastati a comprendere subito di cosa si trattasse, ma superandola mi è restata in testa un’immagine.
Il barbagianni salvato sulla superstrada poco prima del rilascio
Una faccia, bianca e a forma di cuore, contornata da una corona gialla, e due occhi nerissimi che mi fissavano. Due occhi socchiusi e infastiditi dall’aria fredda, che smossa dalle macchine in corsa sferzava quel piccolo essere immobile, fermo nella corsia di sorpasso. Percorsi altri metri senza essermi potuto fermare e quell’immagine, quella faccia, diventava via via più chiara nella mia testa.
Era un barbagianni.
Probabilmente era stato travolto da qualche auto, ma era in piedi, ancora vivo.
Confuso sul da farsi, ho pensato che in quella posizione non sarebbe passato molto prima che venisse travolto. Appena raggiunta la successiva uscita ho fatto inversione di marcia per ritornare indietro. Mentre guidavo, speravo che nel frattempo il barbagianni fosse volato via, sano e salvo, allontanandosi da quella carreggiata dove ogni giorno passo vicino numerosi animali selvatici e non travolti ed uccisi dal traffico. Purtroppo però, la speranza lasciava spazio alla consapevolezza che questo non sarebbe successo, e anzi, che un qualunque veicolo potesse nel frattempo aver spazzato via quel piccolo animale.
Il barbagianni salvato sulla superstrada appena raccolto
Dopo dei minuti che sembravano interminabili, mi ritrovo nuovamente a qualche decina di metri da lui. Ancora lì, in piedi, occhi chiusi, scosso avanti e indietro dalle colonne d’aria smosse da camion e macchine, in balia della strada, arreso a quello che era ormai un destino inevitabile.
Accosto, aspetto il momento giusto, scendo e mi dirigo velocemente verso l’animale, lo afferro delicatamente. Non oppone alcuna resistenza. Torno in macchina e lo poso delicatamente sul tappetino, liberando velocemente la carreggiata. A questo punto cade a terra esanime. Proseguo lungo la strada pensando che fosse ormai troppo tardi, notando il becco sporco di sangue.
Il barbagianni salvato sulla superstrada appena raccolto
Arrivo a lavoro ormai convinto che non restasse altro che seppellire quel piccolo corpo nel prato più vicino. Con mia enorme sorpresa, una volta fermata la macchina, quei due occhi tornano a fissarmi. Era ancora vivo. Contatto telefonicamente la clinica veterinaria più vicina, a cui in pochi minuti riesco ad affidare l’animale avvolto in una coperta, che mi lancia per un’ultima volta il suo sguardo misterioso. Poco più tardi, e dopo essere stato visitato, viene consegnato al Centro recupero animali selvatici del parco del Lago di Vico. La diagnosi è trauma cranico da impatto, fortunatamente senza altre lesioni importanti, resta qualche giorno affidato alle cure dei veterinari e dei volontari. Recupera bene, tanto che in data 29dicembre, in serata, questo splendido animale viene liberato vicino al luogo del ritrovamento.
Vi lascio le due foto più emblematiche dell’incontro con affascinante rapace notturno, per tentare di darvi un’idea di quanto intenso sia il suo sguardo.
Vorrei infine ringraziare di cuore i veterinari della clinica Veterinaria Monti Cimini e del Cras del parco del lago di Vico, senza i quali questo Barbagianni non sarebbe mai tornato a volare.
D.G.
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