Viterbo – Una pietra d’inciampo per il partigiano Mariano Buratti. Il 21 gennaio la cerimonia di posa di fronte alla sua abitazione, a Viterbo, in via Saffi 1. Appuntamento alle ore 12,30.
A richiederla, l’istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea a Viterbo e nella Tuscia (Istoreco). Con l’Istoreco, l’associazione ArteinMemoria. Il tutto con il patrocinio del comune di Viterbo e sotto l’alto patronato del presidente della repubblica.
Il partigiano Mariano Buratti
“La cerimonia – spiega Elisa Guida, socia fondatrice dell’associazione Artein Memoria e responsabile Istoreco per i rapporti con le scuole – rappresenta infatti un’importante occasione di riflessione storica e civile, coerente con i percorsi di educazione alla memoria e alla cittadinanza attiva”.
Una pietra d’inciampo è una piccola targa d’ottone, della dimensione di un sampietrino, posta nel terreno davanti alla porta della casa in cui abitò una vittima del nazismo o nel luogo in cui fu fatta prigioniera. Su di essa sono incisi il nome della persona, la data di nascita, l’eventuale luogo di deportazione e la data di morte, se conosciuta.
L’iniziativa delle pietre d’inciampo è dell’artista tedesco Gunter Demnig per depositare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee, una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti.
L’iniziativa è partita a Colonia nel 1992. A Viterbo ci sono altre tre pietre d’inciampo, in via della Verità 19 dove uscirono Emanuele Vittorio Anticoli, Bruno Di Porto e Letizia Anticoli, famiglia ebrea viterbese che trovò la morte nei campi di concentramento di Auschwitz e Mauthausen nel 1944.
Le pietre d’inciampo si possono poi trovare in quasi tutti i paesi che furono occupati durante la seconda guerra mondiale dal regime nazista tedesco.
Mariano Buratti, nato a Bassano Romano il 15 gennaio 1902, è stato un partigiano insignito di medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
Insegnante del liceo classico che oggi porta il suo nome, Il 13 dicembre 1943 Buratti venne catturato dai nazifascisti sul piazzale di ponte Milvio a Roma per poi essere portato alla prigione di via Tasso e successivamente al carcere di Regina Coeli. Dopo alcune settimane di detenzione e torture il 31 gennaio 1944 venne fucilato al Forte Bravetta.
Alba Parerga
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