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Viterbo - Indagine congiunturale Federlazio - La relazione del presidente Orsolini

“Bene l’export, ristagnano gli investimenti”

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Il presidente di Federlazio, Rino Orsolini

Il presidente di Federlazio, Rino Orsolini

Riceviamo e pubblichiamo la relazione del presidente Rino Orsolini – Qualcosa si sta muovendo, grazie all’export, ma investimenti e occupazione ancora ristagnano.

Le statistiche, nella loro asetticità, sembrano dirci che la crisi, lentamente ancorché contraddittoriamente, sta frenando la sua corsa e che il ritmo di contrazione dell’economia è in leggera attenuazione.

E’ fuor di dubbio che il quadro odierno, nel suo insieme, ribadisca quei leggeri segnali di un rallentamento in atto della velocità della crisi già affacciatisi nella precedente rilevazione. Il giudizio degli imprenditori sull’andamento degli ordinativi e del fatturato – tanto quelli a consuntivo quanto quelli previsionali – sembra andare in questo senso.

Ma, se guardiamo bene, tale positività risulta spiegata esclusivamente dalla componente estera della domanda, come del resto testimoniano anche diverse altre indagini prodotte in questi ultimi tempi da fonti autorevoli, in primo luogo Bankitalia.

Così il governatore nelle sue “Considerazioni finali” del maggio scorso, rivolgendosi al mondo delle imprese: “La capacità di innovare i prodotti e i processi, di esportare sui mercati emergenti, di internazionalizzare l’attività, anche guidando o partecipando a catene produttive globali, demarca il confine tra le imprese che continuano ad espandere il fatturato e il valore aggiunto e quelle che, invece, faticano a rimanere sul mercato”.

Il punto massimamente problematico dunque è rappresentato dall’estrema debolezza del nostro mercato nazionale. E’ qui che si annidano le principali criticità ed è qui che l’andamento della crisi non sembra aver registrato miglioramenti.

Noi ci troviamo oggi di fronte a una frattura abbastanza netta tra aziende orientate al mercato estero e aziende orientate a quello italiano.

Le prime stanno per il momento parzialmente compensando sul versante internazionale gli arretramenti subìti sul mercato domestico. Ma questo meccanismo potrebbe tra un po’ affievolirsi, considerando che le grandi economie emergenti del pianeta (Brasile, Russia, India, Cina) stanno a loro volta attenuando il loro dinamismo al punto che qualcuno comincia a parlare di “grande decelerazione”.

Le seconde invece – appartenenti a settori con debole vocazione all’export oppure poco strutturate per poter aggredire i mercati internazionali – continuano a soffrire la stagnazione della domanda interna permanendo pienamente in uno stato di crisi.

A tutto ciò si aggiunga poi che anche la buona perfomance delle imprese export-oriented non riesce a trasformarsi in occupazione in misura tale da contrastare il trend generale. Il saldo tra imprese che dichiarano di aver aumentato l’occupazione e quelle che dichiarano il contrario, infatti, peggiora nell’indagine rispetto a sei mesi fa.

Questo spiega perché dai nostri dati risulti che, nonostante alcuni segnali dovrebbero lasciar presupporre uno spiraglio di ottimismo, il sentimento generale delle imprese del campione non si allinei affatto su questa lunghezza d’onda. Infatti, coloro i quali, ad una precisa domanda del nostro questionario rispondono che “non vedono al momento una via di uscita dalla crisi” raggiungono il 64,8% degli intervistati, mentre erano solo il 47,4% nell’indagine dello scorso semestre. Il che ci porta a concludere che se le nostre imprese oggi forse non pensano più che “il peggio debba ancora arrivare”, esse tuttavia dubitano fortemente che dalla crisi odierna si possa comunque uscire a breve.

Ci sono evidentemente numerosi ragioni che impediscono ancora alle imprese di sentirsi fuori dalla crisi. E tra queste ragioni – oltre alla stagnazione del mercato interno come abbiamo già detto – non è sicuramente estranea la debolezza del sistema politico-istituzionale, che dovrebbe accompagnare, coordinare, programmare e promuovere l’attività economico-produttiva.

Ancora sono le parole del governatore Visco a venirci in aiuto, quando egli afferma nella sua Relazione che “in molti casi, varate le riforme, hanno tardato, talvolta ancora mancano, i provvedimenti attuativi; non sono cambiati i comportamenti dell’amministrazione. E’ un tratto ricorrente dell’esperienza storica del nostro paese: le principali difficoltà non risiedono tanto nel contenuto delle norme, quanto nella loro concreta applicazione“.

Le parole del governatore interpretano alla perfezione il pensiero di moltissimi imprenditori. Il nostro è un Paese che sembra afflitto da una “perversione” endemica: il gusto sottile a ostacolare chi fa impresa. Un eccesso di norme burocratiche convive con un quadro di provvisorietà, di precarietà, di indeterminatezza, quando invece le imprese è proprio di certezze e di stabilità che avrebbero bisogno.

Un esempio per tutti la pressione fiscale, che le nostre imprese hanno messo al primo posto tra le cause della perdita di competitività. Ebbene sembra non si riesca mai a trovare il modo di abbassarla, nonostante tutti indistintamente ripetano come un mantra che occorrerebbe farlo.

Insomma le imprese, e le Pmi in modo particolare, sono ormai stanche di provvedimenti che si annunciano ma che non vengono mai adottati o di provvedimenti invece adottati ma che si sarebbe fatto meglio a non adottare. Sono stanche di un quadro politico nazionale così atipico da non riuscire ad esprimere una progettualità di medio-lungo periodo; che sa solo gestire un’eterna emergenza senza mai poter immaginare prospettive di largo respiro; dove tutto si regge su un equilibrio di forze politiche all’insegna della precarietà.

Per quanto riguarda il governo regionale, bisogna dare atto alla nuova giunta Zingaretti di aver varato finora alcune misure apprezzabili che si attendevano da tempo, prima fra tutte lo sblocco di una parte dei debiti della pubblica amministrazione verso imprese ed enti locali, poi lo sblocco dei fondi europei 2007-2013 per l’attivazione di strumenti finanziari e infine gli interventi di riduzione dei cosiddetti costi della politica.

Sono stati atti importanti, sui quali invitiamo la giunta regionale a proseguire con lo stesso spirito e senza esitazioni o indebiti allungamenti di tempo, nella consapevolezza che le imprese, come risulta in misura incontrovertibile dalla nostra indagine, si aspettano più di ogni altra cosa una decisa riduzione della pressione fiscale.

Ad una nostra esplicita domanda, infatti, su quale fosse l’azione che il governo regionale dovrebbe prioritariamente mettere in atto per uscire dalla crisi, il 67% delle risposte sono andate proprio in questa direzione.

Per aver un’idea di quanto questo tema sia sentito, si pensi che la risposta “agevolazione dell’accesso al credito”, pur essendosi collocato al secondo posto, non è andato oltre l’8,6% delle risposte.

Il nostro auspicio è che governo centrale e governo regionale sappiano raccogliere i segnali che sta lanciando alle Istituzioni il mondo della piccola e media impresa, che esiste e continua ad esistere, nonostante le avversità della crisi, la opprimente pressione fiscale, i vincoli della burocrazia, i costi energetici, le carenze strutturali.

Cogliamo, infine, l’occasione per esprimere le più vive felicitazioni ed auguri di buon lavoro, al professor Alessandro Ruggieri per la prestigiosa nomina a Rettore dell’Università della Tuscia.

Federlazio

 


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10 ottobre, 2013

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