Ronciglione – Dopo nove anni di assordante silenzio, l’emergenza legata all’alga rossa torna a scuotere la comunità di Ronciglione, portando con sé interrogativi che vanno ben oltre l’aspetto ambientale. Il comitato per l’acqua potabile dell’Aduc ha ripreso a far sentire la propria voce proprio ora, un tempismo che molti definiscono sospetto: appare infatti singolare che il lungo letargo del comitato sia coinciso con l’elezione a sindaco del nipote del suo promotore e che il ritorno alla carica avvenga esattamente in concomitanza con il contestato passaggio del servizio idrico alla società Talete.
Gli uffici della Talete in viale Romiti
In questo decennio di assenza di proteste ufficiali, i cittadini hanno continuato a convivere con le tossine prodotte dall’alga rossa, nonostante il consiglio di stato, nel 2024, abbia intimato alla regione Lazio di porre un freno immediato all’inquinamento del Lago di Vico. Per anni, nel silenzio generale e specialmente in quello del comitato, la popolazione ha utilizzato un’acqua contaminata da microcistine cancerogene, ma oggi la situazione è precipitata ulteriormente, assumendo i contorni di una vera beffa.
Da oltre un mese, dai rubinetti dei ronciglionesi sgorga un’acqua di colore giallo-marrone, talmente torbida da rendere impossibile non solo l’igiene personale, ma persino le più basilari faccende domestiche come il bucato o la pulizia dei pavimenti. Quest’ultimo era, paradossalmente, l’unico utilizzo consentito da un’ordinanza di non potabilità che persiste ormai da vent’anni.
In questo scenario di estremo disagio, i cittadini stanno ricevendo le prime bollette della Talete — gestore a cui il comune si è opposto strenuamente fino all’ultimo — con costi che risultano triplicati rispetto al passato. La protesta esplosa in questi giorni appare dunque più che legittima: è un’ingiustizia manifesta dover pagare tariffe d’oro per un’acqua che non solo è inquinata storicamente dalle microcistine, ma che ora si presenta visivamente inutilizzabile. La cittadinanza esige risposte chiare sull’origine di questa torbidità; il sindaco Mario Mengoni aveva annunciato la pubblicazione dei risultati delle analisi effettuate da Talete per lo scorso lunedì, ma ad oggi tali dati restano sconosciuti.
La prospettiva futura non sembra offrire un sollievo immediato. Sebbene il comune abbia ottenuto un finanziamento di 3.700.000 euro, ora gestito da Talete, per abbandonare la captazione dal lago di Vico in favore di nuovi pozzi, i tempi tecnici per la realizzazione delle opere richiederanno ancora anni.
Nel frattempo, i residenti si trovano intrappolati in un paradosso inaccettabile: l’obbligo di pagare profumatamente per una risorsa nociva e inutilizzabile. In quanto massima autorità sanitaria locale, il sindaco ha il dovere di intervenire con fermezza presso il nuovo gestore per pretendere spiegazioni e tutele.
È necessario diffidare formalmente Talete e informare con urgenza il prefetto e la Asl di Viterbo per porre fine a questa grave situazione di pericolo per la salute pubblica e di danno economico. Questo compito spetta di diritto e di dovere al primo cittadino, l’unico a poter rappresentare una comunità che non intende più affidarsi a comitati dileguatisi per nove anni e che hanno ormai perso ogni credibilità.
Italo Leali
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