Viterbo – “Referendum giustizia. No alla legge Nordio. Voluta dal governo per delegittimare i magistrati, non cambierà nulla dello stato disastroso della nostra giustizia. Tempi e carenze d’organico”. Tali rimarranno, per Enrico Mezzetti (Anpi) tra i promotori del comitato provinciale per il no.
Viterbo – Referendum giustizia – Comitato provinciale per il no
Non servirà ai cittadini, semmai al governo, a rafforzare il proprio potere. Stamani nella sala conferenze della provincia, la presentazione del comitato “Siamo in presenza di un’operazione avviata dal governo – sottolinea Mezzetti – il parlamento non ci ha aggiunto una virgola. Bene dice il professor Barbero quando sostiene che è fatta fatta dal governo”. Con un obiettivo preciso. “Delegittimare i magistrati – sostiene Mezzetti – perché non cambierà lo stato disastroso della nostra giustizia. Tempi e carenze tali rimarranno. Non giova a nessuno, solo a rafforzare il potere del governo.
Quello che dobbiamo far comprendere ai cittadini è cosa ci guadagniamo a dare maggiore potere al governo, in un paese dove il 50% non si fida dei politici e non va nemmeno a votare”.
Mezzetti prova a spostare l’attenzione da quella che l’esecutivo sostiene sia la motivazione del referendum. “Non è la separazione delle carriere, che è già un dato di fatto con la legge Cartabia, ma la riforma del Consiglio superiore della magistratura”. Ha potere di nomina dei magistrati, promozione, trasferimenti e potere disciplinare. “Prima del Csm, questi poteri li esercitava il ministro della Giustizia”.
Altro aspetto, il sorteggio dei componenti. “Che fu proposto nel 1971 da Almirante e dopo la guerra, da Giannini dell’Uomo qualunque”.
Per i promotori del comitato, la legge sottoposta a referendum, quindi, non migliora il servizio ai cittadini, non riduce i tempi del processo, non aumenta il personale o regolarizza i precari, non rafforza le garanzie, non assicura la rieducazione del condannato, né la certezza della pena.
In sintesi, una riforma inutile. Almeno su questo fronte. Al contrario, mette a rischio l’autonomia della magistratura, sottoponendola a un condizionamento del governo e indebolisce i controlli su chi esercita il potere.
Per Maria Grazia Chetta (Cgil), fra le ragioni del no c’è il rischio di un controllo politico dei giudici e la minaccia dell’indipendenza del Csm: “Una riforma che non risolve i problemi della giustizia, ma piega la magistratura al potere politico”.
Mentre Lucia Ferrante (Percorso) non vuole avere paura del futuro: “È messo a rischio il sistema democratico e le garanzie fondamentali garantite dalla Costituzione”. In sala anche Enzo Palmisciano (Articolo3) che ha ricordato l’appuntamento con Grasso il 23 febbraio all’Unitus, preceduto da un’altra iniziativa, il 12 febbraio con Gaetano Azzariti.
“Una riforma – sostiene Cipriana Contu (Arci Viterbo) che va a intaccare l’equilibrio costituzionale e i diritti dei liberi cittadini, in linea con quello che vuole il governo. Che parla di una magistratura politicizzata, ma che in realtà vuole più politica in magistratura”.
Al comitato provinciale di coordinamento per il Nn al Referendum sulla Giustizia hanno aderito Anpi, Acli, Arci, Cgil, Spi, Libera, Afesopsit, Auser, Associazione Avvocati, Aricolo 3, Avvocati per il No, Rete degli Studenti Medi, Percorso Unione degli Universitari.
Il voto è previsto il 23 e 24 marzo ed essendo referendum costituzionale non necessita di quorum affinché sia valido.
Giuseppe Ferlicca
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY