Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La Tuscia è la provincia laziale dove i lavoratori del settore privato guadagno meno: nel 2024 la retribuzione media annua lorda si è attestata infatti a 18.356 euro. Molto lontano da quella di Roma (26.269 euro) o da quella dell’area ciociara (20.994 euro). Sono alcuni dei dati che emergono dal dossier “Le disparità retributive di genere nella città metropolitana di Roma e nelle province del Lazio”, realizzato dalla Uil regionale e dall’Istituto di ricerca Eures.
Il segretario generale della Uil Viterbo Giancarlo Turchetti
Scomponendo il dato per genere scopriamo che il compenso medio annuo degli uomini è stato 21.853 mentre quello delle donne crolla miseramente a 14.459, con uno scarto retributivo di 7.395 euro – in crescita di 100 euro rispetto al 2019 – secondo soltanto a quello di Frosinone, dove invece il gender pay gap ha superato gli ottomila euro (8.112). Sebbene il compenso femminile in termini nominali sia cresciuto più di quello degli uomini, non lo ha fatto abbastanza per conservare il proprio potere d’acquisto, che tra il 2019 e il 2024 ha registrato una flessione del 3,7%.
Il dossier Uil Lazio Eures si concentra poi sulla dimensione qualitativa del lavoro registrando una larga diffusione di contratti precari tra le donne, delle quali il 35,6% è stato assunto con contratti atipici, valore che scende al 25,2% tra gli uomini. “Abbiamo assistito a una crescita occupazionale tra le donne – spiega Giancarlo Turchetti, Segretario generale della Uil di Viterbo e dell’Alto Lazio – trainata principalmente dalla componente precaria”. I dati non ammettono repliche: l’incremento precario è stato del 31,4% (2.388 unità), quello relativo al lavoro stabile solo dell’8,2%, vale a dire 1.377 lavoratrici in più. Risultati che nella componente maschile si attestano rispettivamente al +25,8% (+1.617 lavoratori) e al +10,9% (+2.313 unità).
A spiegare in parte l’enorme voragine retributiva tra donne e uomini c’è anche il part time: nella nostra provincia le dipendenti impiegate a tempo parziale rappresentano quasi due lavoratrici su 3, il dato più consistente su scala regionale, mentre gli uomini sono poco più di uno su quattro precari. Il lavoro a tempo parziale coinvolge sia le lavoratrici a tempo indeterminato (65,6% dei casi), sia quelle precarie (58,8%), mentre tra i maschi il dato si attesta rispettivamente al 21% e al 41,6%. Anche le retribuzioni dei quadri e dirigenti soffrono disparità: le lavoratrici che svolgono la funzione di quadro ottengono 57.301 euro annui, a fronte dei 66.125 euro percepiti dai maschi, mentre tra i dirigenti le retribuzioni medie delle donne sono di 80.757euro, 140.474 euro quelle degli uomini.
“Il lavoro nella Tuscia è instabile, mal retribuito – conclude Turchetti – segno inequivocabile di un modello di sviluppo che ricalca gli errori del passato e scarica in larghissima misura i costi economici e sociali della precarietà sulle spalle delle donne. È arrivato il momento di invertire la rotta, di contrastare la precarietà in tutte le sue articolazioni”.
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