Tarquinia – Il commissariato di polizia
Tarquinia – (sil.co.) – È una vecchia conoscenza delle cronache locali il cinquantenne sorpreso nei giorni scorsi dal proprietario a rubare oro e gioielli in un’abitazione di Tarquinia.
Arrestato dagli agenti del commissariato di Tarquinia con l’accusa di furto e rapina impropria, è già tornato a casa. Ieri è comparso davanti al giudice del tribunale di Civitavecchia che, convalidando l’arresto, ha disposto la misura degli arresti domiciliari, chiesti dal difensore Luigi Mancini, per cui ha potuto lasciare il carcere.
Si tratta dell’Arsenio Lupin dei matrimoni che domenica 5 settembre 2021 si è spacciato per uno degli invitati al banchetto di nozze di una coppia di neosposi viterbesi, a Soriano nel Cimino svaligiando le auto degli invitati veri parcheggiate di fronte al ristorante.
Soriano nel Cimino – Furti ai matrimoni – L’intervento dei carabinieri
Finì in manette in giacca e cravatta. I militari, che si erano appostati all’evento in seguito a diverse segnalazioni, hanno avuto modo di apprezzare la scaltra (ma non troppo) messa in scena del “volpone”. Il cinquantenne, fingendosi un ospite ritardatario, è giunto sul posto con fare trafelato attorno alle 15, non appena le decine di invitati presenti erano entrati con gli sposi, (tra)vestito di tutto punto (in giacca e cravatta e con una finta camicia di scorta appesa su una stampella nell’abitacolo), a bordo di una smagliante Mercedes berlina, cui era attaccata una coccarda da cerimonia e sul cui pianale posteriore faceva mostra di sé un bel bouquet floreale.
Il successivo 18 novembre fu condannato a quattro mesi di reclusione senza sospensione della pena, per via di un precedente risalente a dieci anni prima.
– Ruba oro e gioielli mentre il proprietario è in casa, arrestato dopo una colluttazione
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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