Viterbo – (sil.co.) – Minaccia di uccidere a coltellate il figlio quindicenne, costringendolo a scappare di casa per la paura con la sorellina di 11 anni, padre condannato a 5 anni e mezzo di reclusione. Dovrà inoltre versare una provvisionale complessiva di ventimila euro alla ex moglie e a entrambi i figli, parti civili con l’avvocato Dominga Martines al processo per maltrattamenti e lesioni aggravati che si è concluso lunedì davanti al collegio. I fatti in un centro della provincia di Viterbo.
Tribunale di Viterbo
Poteva finire in tragedia la violenta aggressione da parte del genitore al figlio adolescente che la sera del 9 febbraio 2022 stava chiuso in quarantena nella sua camera, essendo risultato positivo al Covid, quando l’uomo, un operaio d’origine romena all’epoca di 57 anni, ha fatto irruzione nella stanza, lo ha preso per il collo e ha minacciato di ucciderlo a coltellate.
Nessuno cui chiedere aiuto, perché la mamma, una connazionale oggi 59enne che faceva la badante, quella notte si trovava al lavoro presso l’abitazione dell’anziano di cui si prendeva cura. Il ragazzo, che aveva appena 15 anni, quando ha visto che la furia del padre, peraltro completamente ubriaco, non si placava, ha approfittato di un momento di distrazione per correre in camera della sorellina di 11 anni e mettersi in salvo con lei, nel timore che potesse diventare la sua vittima.
I due minori, non avendo un altro posto sicuro dove andare a nascondersi, hanno trascorso la notte rannicchiati al freddo in un angolo del garage, in attesa che la mattina successiva tornasse a casa la mamma.
La donna, a quel punto, non ci ha visto più e si è recata con le piccole vittime in caserma a denunciare il marito, sia per le minacce e le lesioni subite dal figlio quindicenne sia per il lungo calvario familiare fatto di quindici anni di maltrattamenti davanti ai bambini, fin dalla nascita del più grande.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY