Viterbo – Omicidio di Santa Lucia, dietro il delitto la rabbia della vittima che sarebbe stata infuriata col futuro killer perché il suo cane gli aveva fatto la pipì sulle scarpe. Futilissimi motivi.
Viterbo – Omicidio a Santa Lucia – David Ernesti e Giovanni Bernabucci
Un movente shock quello che si celerebbe dietro la furibonda litigata sfociata nel tardo pomeriggio di venerdì 13 febbraio nella morte per accoltellamento del 52enne Giovanni Bernabucci e nel ricovero perché fuori di testa del suo storico amico e collega di lavoro David Ernesti.
Il 47enne, come è noto, è tuttora piantonato in ospedale, nel reparto di medicina protetta del Santa Rosa di Viterbo, in attesa di essere trasferito in carcere con l’accusa di omicidio volontario mossa dalla pm Veronica Buonocore e confermata dal gip Daniela Rispoli, che lunedì pomeriggio ha convalidato l’arresto e disposto per lui la più afflittiva delle misure.
Ernesti per il momento ricorderebbe solo di essere stato aggredito da Bernabucci. Quest’ultimo, in base a una prima sommaria ricostruzione, sarebbe piombato nella sua abitazione dopo il lavoro. Tale e tanta sarebbe stata la furia e la fretta di regolare i conti, che avrebbe lasciato l’auto accesa e con lo sportello aperto nel piazzale dello stabile dove vivevano entrambi. Avrebbe avuto con sè un coltello e avrebbe minacciato il killer di ammazzare lui e il cane se non avesse fatto sparire l’animale.
Viterbo – Omicidio a Santa Lucia
Le minacce di farla pagare a Ernesti sarebbero andate avanti da ore. Nel corso della giornata, Bernabucci avrebbe inviato una ventina di vocali dello stesso tenore alla compagna di Ernesti cui, oltre al movente della sua rabbia, avrebbe riferito di avere dato una lezione a Ernesti la mattina, “gli ho dato 400 cazzotti e l’ho buttato per le scale”, con minacce di morte al compagno se non si fosse liberato del cane, tipo “uccido lui e il cane”.
Fatto sta che Ernesti sarebbe stato esausto e terrorizzato quando Bernabucci gli è piombato in casa, aggredendolo in cucina, motivo per cui avrebbe chiamato lui stesso la polizia, al cui arrivo si era già consumata la tragedia.
D’altro canto, però, esisterebbe anche un messaggio, sembra uno soltanto, inviato da Ernesti alla compagna, in cui, spazientito, direbbe qualcosa del tipo “vado in galera, ma lo ammazzo”.
Viterbo – Omicidio a Santa Lucia
Il resto è noto. Non c’è stato nulla da fare per il 52enne, stroncato da un’emorragia in seguito a uno dei fendenti ricevuti, mentre l’omicida è stato trovato in stato confusionale e ricoverato in ospedale. Assistito dai difensori Simona Mancini e Giuseppe Picchiarelli, lunedì Ernesti si è avvalso della facoltà di non rispondere ed è tuttora affidato alle cure dei sanitari del reparto detenuti.
Venerdì 20 febbraio, a distanza di una settimana esatta dal delitto, la pm Eleonora Buonocore affiderà l’incarico al medico legale che dovrà effettuare l’autopsia all’obitorio del Verano a Roma, nonché agli altri consulenti nominati dalla procura per i vari accertamenti tecnici, a partire dall’esame dei telefoni cellulari.
I familiari di Bernabucci, nel frattempo, hanno nominato tre legali per gli adempimenti del caso. I due figli della vittima, Marco e Martino, hanno nominato gli avvocati Marco Valerio Mazzatosta e Luca Ragonesi, mentre la sorella e la madre del defunto sono assistite da Alessandro Vettori.
Silvana Cortignani
– David Ernesti trasferito nel carcere di Teramo
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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