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Viterbo - Comune - Contro la procedura per assegnare la gestione al San Lazzaro e nelle frazioni - Ai giudici si chiede di verificare i numeri su cremazioni e luci votive

Servizi cimiteriali, a due ditte i conti non tornano e ricorrono al Tar

di Giuseppe Ferlicca
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Viterbo – Servizi cimiteriali al San Lazzaro e nelle frazioni, ricorso al Tar sulla procedura stabilita dal comune di Viterbo per affidare la gestione.

Una procedura aperta, da aggiudicare attraverso il criterio dell’offerta economica più vantaggiosa. La durata è di due anni e l’importo stimato della concessione è pari 2 milioni 9921mila euro, importo a base di gara, con offerta in aumento, 145mila euro e un importo del canone variabile sulle cremazioni, a base di gara.


Viterbo - Il cimitero San Lazzaro

Viterbo – Cimitero San Lazzaro


Offerta sempre in aumento, pari al 4% sulle cremazioni da 0 a 1000, al 25% da 1001 a 2000 e al 40% su tutte le cremazioni eccedenti le 2000.

In questi giorni è stata nominata la commissione giudicatrice, la procedura a palazzo dei Priori sta andando avanti, ma a due società, Silve e Magif, i conti non tornano e hanno deciso di fare ricorso, ognuna per proprio conto, al Tar per fermare la procedura. E quindi sistemare i numeri.

In particolare, sui ricavi che derivano dalle cremazioni.

Nel quadro economico del bando non si terrebbe conto del fatto che dallo scorso mese di ottobre è entrato in funzione un forno crematorio in provincia di Rieti, con una tariffa più bassa rispetto a quella di Viterbo, pari a circa 200 euro (660 contro 800 euro).

Invece, in comune hanno tenuto conto del numero di cremazioni relative al 2024. Come se il “concorrente” reatino non esistesse. Invece c’è e secondo i ricorrenti è pure più conveniente, anche per chi arriva dalla provincia di Roma.

La capitale e Rieti hanno avuto il loro peso nei conti del forno crematorio viterbese, sempre stando ai calcoli del 2024. Esattamente per la metà, 1200 rispetto alle 2400 circa inserite nel pef sono arrivate nella Tuscia da Roma e dalla provincia confinante.

Aumenta, poi, il canone annuo dell’illuminazione votiva. Che si mangerebbe di fatto, i ricavi di chi deve sostenere la gestione.

Altro che luce, per le due ditte è buio pesto. A riaccenderla, eventualmente ci ci dovranno pensare i giudici del Tar Lazio.


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18 febbraio, 2026

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