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Cultura - Il 27 febbraio esce il nuovo libro dello scrittore ambientato a Civita di Bagnoregio – Presentazione il 6 marzo all’Hub Lazio Artigiana con le tavole di Luca Ralli

La ragazza che vedeva nel buio, Giorgio Nisini torna con una fiaba dark illustrata

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La ragazza che vedeva nel buio di Giorgio Nisini

La ragazza che vedeva nel buio di Giorgio Nisini

Viterbo – Un racconto breve, sospeso tra fiaba e inquietudine, ambientato nei vicoli di Civita di Bagnoregio e accompagnato da ventuno tavole illustrate. Il 27 febbraio arriva in libreria La ragazza che vedeva nel buio, nuovo lavoro di Giorgio Nisini, illustrato da Luca Ralli. L’autore presenterà il volume venerdì 6 marzo alle 18,30 all’Hub Lazio Artigiana di via dell’Orologio Vecchio a Viterbo.

Protagonista della storia è Helmut Frida, scultore solitario che vive a Civita. Una sera intravede fuori dalla finestra una ragazza dallo sguardo ipnotico, presenza enigmatica che continua a comparire e a dissolversi tra i vicoli del borgo. Realtà, fantasma o proiezione della mente?

Nisini, nell’intervista rilasciata a Tusciaweb, parla di una “favola dark” che chiude idealmente il percorso iniziato con Aurora, mescolando tradizione fiabesca e suggestioni contemporanee, mentre le illustrazioni dialogano con il testo restituendo atmosfere oniriche e inquietudini interiori.

La ragazza che vedeva nel buio è il tuo primo racconto illustrato. Il titolo è molto evocativo, di cosa parla?
“È la storia di Helmut Frida, uno scorbutico scultore del legno che vive in solitudine a Civita di Bagnoregio. Una sera vede fuori dalla sua finestra una ragazza che lo sta osservando. Ha uno sguardo ipnotico ed evanescente, come se fosse in uno stato di trance. La ragazza continua ad apparirgli anche nei giorni successivi, ma ogni volta che Helmut prova a raggiungerla scompare tra i vicoli del borgo. Chi è questa figura ectoplasmatica apparsa dal nulla? Una persona reale, un fantasma, una proiezione della sua fantasia?”.

Giorgio Nisini

Giorgio Nisini


Il libro è illustrato da ventuno tavole di Luca Ralli, che in passato ha lavorato più volte con Stefano Benni. Come è nata questa collaborazione?
“Proprio grazie a Benni, più di dieci anni fa. Li avevo invitati entrambi all’Emporio Letterario di Pienza per presentare Pantera, di cui Luca aveva realizzato le illustrazioni. Un paio d’anni dopo ci siamo ritrovati per sviluppare un progetto di collaborazione ambientato nei borghi storici della Tuscia, che doveva prevedere anche una parte teatrale. Il progetto saltò, ma nel frattempo avevo scritto il racconto e Luca lo aveva illustrato con ventuno bellissime tavole che rendono perfettamente le atmosfere fiabesche e dark della storia. Per anni lo abbiamo lasciato nel cassetto, ma sapevamo che prima o poi lo avremmo pubblicato. L’occasione è arrivata l’anno scorso, quando grazie a Laura Pugno sono entrato in contatto con una casa editrice indipendente, Oligo, diretta da un bravo editore come Giulio Girondi, che ha in catalogo alcuni preziosi libri illustrati di Giorgio Vasta, Dario Voltolini, Giorgia Tribuiani, Filippo Tuena e alcuni saggi di Vitaliano Trevisan. A Giulio il racconto è piaciuto e La ragazza che vedeva nel buio ha finalmente trovato la sua collocazione editoriale”.

Nella quarta di copertina la storia è definita una favola dark. Cosa si intende?
“A utilizzare le etichette in senso stretto dovrei parlare più di fiaba che non di favola, ma qui la si vuole intendere nel suo significato più esteso, di narrazione fantastica, che è però fusa con un certo immaginario dark che deriva dalla mia formazione culturale e musicale. Del resto nel mio ultimo romanzo, Aurora (HarperCollins, 2023) mi ero per la prima volta confrontato con la grande tradizione fiabesca: avevo recuperato una storia antica e molto nota, La bella addormentata nel bosco, di cui le versioni più popolari sono quelle di Walt Disney, Perrault e i fratelli Grimm, e l’avevo sottoposta a un’operazione di retelling andando a recuperare le versioni più oscure e meno conosciute, dal Perceforest a quella di Gian Battista Basile, e realizzandone un romanzo ambientato ai nostri tempi. Ora, con La ragazza che vedeva nel buio, volevo chiudere il cerchio con la tradizione fiabesca lavorando però su un soggetto originale. Mi piaceva inoltre che la storia fosse breve e che potesse essere letta con il contrappunto visivo delle tavole illustrate, come un tipico libro a cui ogni bambino si accosta durante l’infanzia. A fare da trait d’union tra Aurora e La ragazza che vedeva nel buio ci sono due elementi: le ambientazioni nella Tuscia viterbese e la figura di Helmut Frida, che in Aurora è solo una comparsa. Per certi versi, dunque, il racconto è uno spin off del romanzo, sebbene sia stato scritto prima (quindi a rigore è il romanzo uno spin-off del racconto)”.

A proposito della Tuscia, spesso ambienta i suoi romanzi in questo territorio: La demolizione del Mammut e Il tempo umano a Viterbo, La città di Adamo – che tra l’altro finì nella dozzina del Premio Strega nel 2011 – sui monti Cimini, Aurora nelle zone del lago di Bolsena. Ora Civita, come mai?
“Per tante ragioni legate alla particolare dimensione storico-antropologica di questa provincia e per la sua verginità narrativa, nel senso che è stata poco protagonista della grande letteratura del passato. A dire il vero in alcuni miei romanzi le ambientazioni non sono nominate direttamente, ma sono trasfigurate e anonimizzate nella finzione narrativa. Qui invece ho voluto scopertamente parlare di Civita, mi serviva un’ambientazione sospesa e precipiziale, un posto in cui potessi rendere a pieno la dimensione onirica che volevo dare alla storia”. 

Come è stata la collaborazione con Ralli e come dialogano le illustrazioni con la parte narrativa?
“È stata molto molto spontanea: ho scritto il racconto, l’ho mandato a Luca, che a sua volta ha disegnato le tavole. È la prima volta che sperimento una collaborazione di questo genere. Solo una volta in passato, per La demolizione del Mammut, avevo visto delle tavole realizzate da un giovane ragazzo viterbese, ma lì non si era trattato di una collaborazione, ma di un’ispirazione da una mia storia. Luca è stato davvero bravo a rendere visivamente non solo i volti dei personaggi, ma anche le atmosfere, le inquietudini mentali, le trasfigurazioni della realtà che passa nelle ossessioni della psiche”.

Un’ultima domanda: nella quarta di copertina del libro si parla di Io, un suo progetto sperimentale sviluppato con l’intelligenza artificiale. Di cosa si tratta?
“È appunto un progetto sperimentale di cui ho pubblicato il primo capitolo su Snaporaz. Ora il racconto è completo e spero di poterlo pubblicare, la mia agente ci sta lavorando. L’idea è nata da una necessità di confrontarmi con questa rivoluzione tecno-antropologica a cui stiamo assistendo. Il fatto è che anche la scrittura, come tutte le forme di arte, si trova oggi costretta a fare i conti con l’intelligenza artificiale. Si tratta di uno scenario tecnologico che spaventa artisti, musicisti e scrittori, e questo è comprensibile. Molti miei colleghi tendono a operare una sorta di rimozione dell’AI o un rifiuto quasi indispettito, nel più grottesco dei casi assumono nei suoi confronti un atteggiamento agonistico e competitivo. Io credo che ogni avanzamento tecnologico non solo non possa essere rifiutato e ostacolato, sarebbe una battaglia persa in partenza, ma vada analizzato, compreso, reinterpretato, portandoti a una riflessione sul tuo lavoro e sulle nuove prospettive che si aprono. Il progetto Io è nato proprio da questa necessità di comprensione e sperimentazione. Si tratta di una fanta auto-fiction che racconta la storia di un uomo che ha il mio stesso nome e cognome: Giorgio Nisini”.

Può accennare alla trama?
“Un giorno l’uomo Giorgio Nisini scopre su un social che esiste una donna che si chiama come lui, speculare a lui, che pubblica sulla bacheca contenuti sempre molto simili ai suoi. Questo mette in crisi la sua identità e lo pone in una condizione di straniamento epistemologico, che è un tratto tipico dei personaggi dei miei libri. Partendo dall’idea iniziale, e con la collaborazione di Daniel Raffini, un giovane e talentuoso studioso di AI applicata alla narrazione, ho sviluppato il racconto tramite due sistemi applicativi, Claude Sonnet 4, per la fase di progettazione, e ChatGPT4o per la scrittura”.

Come valuta l’intelligenza artificiale?
“Non entro nel merito delle mie considerazioni tecniche, posso però dire quella che è la mia impressione generale: l’AI pone sicuramente una questione relativa allo statuto dell’autore, lo aveva già capito Italo Calvino in un saggio modernissimo come Cibernetica e fantasmi. In questa direzione credo che il futuro più interessante sia quello che definisco “direttore di narrazione”, e, cioè, un autore che dirige e armonizza tutti gli strumenti, gli input, le intelligenze umane o artificiali che lavorano con lui. Insomma, all’autore-dio di Flaubert potrebbe sostituirsi l’autore-regista di Wayne Booth, che coordina tutto il processo e utilizza diversi strumenti per mettere a punto il proprio stile”.


Giorgio Nisini e Luca Ralli presenteranno La ragazza che vedeva nel buio (Oligo, pp. 72, Euro 14) venerdì 6 marzo alle 18,30 all’Hub Lazio Artigiana in via dell’Orologio Vecchio 5-7, Viterbo.


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24 febbraio, 2026

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