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Tribunale - Al via il processo per maltrattamenti e lesioni a un quarantenne - Attualmente è lui ad essere sottoposto alla misura cautelare dell'allontanamento dall'abitazione

Picchia e minaccia di morte la madre e due fratelli costringendoli a scappare da casa

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Montefiascone  – (sil.co.) – Picchia e minaccia di morte la madre e due fratelli, al via davanti al collegio il processo col giudizio immediato a un quarantenne che tra marzo e settembre dell’anno scorso ha sottoposto i familiari a un regime di vita caratterizzato da sistematiche sopraffazioni e mortificazioni, fino a dover scappare da casa. Attualmente è lui ad essere sottoposto alla misura cautelare dell’allontanamento dall’abitazione. Il difensore Luca Ragonesi ha prodotto una corposa memoria contenente la documentazione clinica che dimostrerebbe lo stato di disagio psichico dell’imputato. 


Maltrattamenti

Maltrattamenti – foto d’archivio


Imputato un uomo d’origine sudamericana, residente a Montefiascone, accusato di maltrattamenti aggravati e lesioni aggravate nei confronti della madre, aggredita in casa lo scorso 28 agosto, afferrandola alle spalle e puntandole alla gola un coltello da cucina di grandi dimensioni, proferendo contestualmente la minaccia di morte “io posso anche tagliarti la gola ma non lo faccio*. determinando con tale condotta abituale e sistematica un regime di sopraffazione tale da costringere lei e i fratelli ad abbandonare l’abitazione familiare il successivo 3 settembre,, con l’aggravante di avere commesso il fatto in stato di ubriachezza.

Le indagini coordinate dal pm Michele Adragna si sono chiuse lo scorso 13 ottobre con la richiesta di giudizio immediato accolta dal gip Savina Poli. Le vessazioni sarebbero cominciate a marzo dell’anno scorso, con violenze fisiche e psicologiche, tra insulti e minacce di morte che sarebbero stati all’ordine del giorno, determinando uno stato di costante timore per la propria incolumità. 

“Se voglio ammazzo a tutti”. “vi stacco la testa”, “figli di puttana”, “ritardati”, “senza palle”, sarebbero state le frasi ricorrenti. Fino a quando, a partire dai primi di agosto, il quarantenne avrebbe preso ad aggredire fisicamente la madre afferrandola con violenza per le braccia, sollevandola e spingendola contro la parete per non farla uscire da casa, provocandole ecchimosi agli arti superiori documentate mediante rilievi fotografici.

Il 10 agosto, in particolare, avrebbe segregato in casa la madre e i fratelli, costringendoli a rimanere chiusi all’interno di una stanza dell’abitazione mediante chiusura a chiave della porta di accesso. Il 28 agosto, invece, avrebbe minacciato di morte la madre, afferrandola alle spalle e puntandole alla gola un coltello da cucina di grandi dimensioni, mentre le diceva “io posso anche tagliarti la gola ma non lo faccio”. 

A quel punto i familiari, terrorizzati dalla sempre più pressante escalation di violenza, il successivo 3 settembre, a distanza di una settimana, sono stati costretti ad abbandonare l’abitazione familiare.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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25 febbraio, 2026

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