Viterbo – (sil.co.) – Truffa del Bimby fantasma, assolta una 41enne viterbese accusata di tentata estorsione. Secondo l’accusa, a dicembre 2019, avrebbe ricattato la presunta vittima per farsi consegnare ulteriore denaro, nonostante non avesse mai recapitato alla parte offesa l’elettrodomestico per cui aveva versato un acconto di 300 euro né le avesse restituito la somma. Arrivando perfino a minacciarla di diffamarla su una chat erotica, scrivendole in chat a lettere maiuscole “puttana di merda”.
Tribunale di Viterbo
L’imputata, tra il 2 e il 3 dicembre 2019, avrebbe inviato una serie di messaggi Whatsapp gravemente minatori a una 42enne romana che il 24 novembre aveva risposto a un annuncio su Marketplace relativo alla vendita di un robot da cucina, rivelatosi fantasma, tentando di fissarle un appuntamento presso un bar del quartiere San Basilio di Roma per costringerla a consegnarle 600 euro in contanti, a titolo di saldo per l’acquisto del Bimby mai consegnato all’acquirente. Il 6 dicembre la presunta vittima ha sporto denuncia in questura.
Il robot, in vendita a 600 euro, avrebbe fatto parte di uno stock di elettrodomestici dello stesso tipo esposti nei centri commerciali per pochi giorni e mai utilizzati. La 42enne romana, come da accordi, ha quindi effettuato un bonifico di 300 euro a mo’ di anticipo, senza ricevere nulla in cambio.
Il successivo 2 dicembre sarebbero partite le minacce: “non sai chi c’è dietro questo telefono”, “attenta che it ritrovi con le pezze al culo”, “no 30 euro, te ne mangio 100mila”, “ho tutto di te, foto, nome e cognome, indirizzo, tu di noi non hai un cazzo”. “ti sciolgo nell’acido”.
Quindi gli interlocutori sarebbero passati alla presunta appartenenza a una famiglia mafiosa: “se faccio il mio cognome trema mezza Roma”, “fai finta che all’anagrafe sei scritta a matita”, “tu lo sai che ho il tuo indirizzo, mi devi dare 40mila euro entro domani”. Parallelamente, alla parte offesa è stata inviata una sua foto, estrapolata dal suo profilo Facebook e modificata, con il particolare di un teschio al posto del volto. E minacce di morte se si fosse rivolta alla polizia.
Ma al processo non sono emerse le prove necessarie a sostenere una condanna nei confronti dell’imputata, difesa dall’avvocato Luigi Mancini, che mercoledì è stata assolta dal giudice Iacopo Rocchi. A proposito di Bimby inesistenti venduti online, a febbraio dell’anno scorso, lo stesso giudice ha condannato una viterbese 58enne a 6 mesi di reclusione per truffa.
– Vende online Bimby fantasma, 58enne viterbese condannata a sei mesi per truffa
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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