Viterbo – Nove operai in nero si cui uno clandestino. Sospesa un’attività anche per violazioni sulla sicurezza.
Carabinieri e ispettorato del lavoro
“Il nucleo carabinieri ispettorato del lavoro e l’ispettorato territoriale del lavoro di Viterbo hanno eseguito un servizio per il contrasto del lavoro nero – fanno sapere in una nota i carabinieri – controllando una ditta a Viterbo attiva nella produzione di macchinari per la depurazione dell’acqua.
La ditta è stata oggetto di un doppio provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale ai sensi dell’art.14 del DLGS 81/08, poiché occupava in nero l’intera forza lavoro, composta da 9 operai e per la mancata redazione del documento aziendale di valutazione dei rischi (Dvr).
È stata poi accertata anche la mancata effettuazione dei corsi di formazione per il medesimo personale occupato. Elevate sanzioni amministrative per euro 5mila euro e ammende pari a 5.980 euro.
Uno dei dipendenti in nero inoltre, essendo cittadino extracomunitario, era anche privo del necessario permesso di soggiorno valido per lavorare, quindi clandestino in Italia, motivo per il quale il titolare della ditta è stato pure segnalato in stato di libertà alla procura della repubblica di Viterbo per il reato previsto dall’art.22 co.12 del DLGS 286/98, per averlo impiegato senza il permesso di soggiorno.
Lo straniero è stato poi sottoposto alle procedure di identificazione a cura della stazione carabinieri di Viterbo che lo ha deferito alla procura della repubblica presso il tribunale di Viterbo anche per essere rimasto in Italia in difetto del titolo di soggiorno.
Tale attività, è in linea con le direttive dell’ispettorato nazionale del lavoro, le cui finalità sono anche quelle di cercare, attraverso i controlli, di prevenire gli incidenti sui luoghi di lavoro, sanzionando comportamenti illeciti ai danni dei lavoratori.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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