Vetralla – Un cappello, un lungo bastone di legno, una mantella e una maglietta del gruppo trekking Allumiere tolfa. Sono stati questi gli oggetti simbolo di una vita messi sulla bara di Ernesto Furia, ieri pomeriggio durante la celebrazione del suo funerale. Furia era un uomo di 59 anni, considerato l’ultimo buttero di Vetralla. È morto l’11 marzo nella sua abitazione di via Roma 59 a Vetralla.
Vetralla – I funerali di Ernesto Furia
Una giovane donna, a nome degli amici del trekking a cavallo, prima che la bara entrasse in chiesa ha affermato: “Vogliamo immaginarti in un galoppo leggero su prati che non finiscono mai. Il tuo ricordo galopperà sempre con noi. Ogni volta che sentiremo il vento soffiare forte, o vedremo un cavallo correre libero, sapremo che sei lì. Per ricordarci di inseguire sempre la nostra luce”.
Vetralla – I funerali di Ernesto Furia
Conosciuto come il “cavalcante vaccaro”, Furia era profondamente legato al mondo dei butteri dell’Alta maremma laziale, gli uomini a cavallo che guidano le mandrie di vacche nelle campagne. Apparteneva ad una famiglia di cavalcanti, ed era pronipote di un buttero al servizio della contessa Vinci.
Per salutarlo un’ultima volta erano presenti carabinieri, polizia locale ed il sindaco di Vetralla, Sandrino Aquilani, oltre che i numerosissimi parenti, fortemente addolorati per la perdita.
Vetralla – I funerali di Ernesto Furia
Don Paulin Ababa ha detto, ricordando Furia: “È sempre un dolore che si rinnova la perdita di un uomo come Furia. Difronte alla morte avere dei dubbi è naturale, per questo chiediamo a Dio la forza di aumentare in noi la fede. Per poter credere nella resurrezione e alla redenzione gratuita. La resurrezione è una meta che noi cerchiamo di raggiungere, e il suo conseguimento è la certezza che la nostra vita ha un senso”.
Ernesto Furia
“L’esistenza non si conclude oggi, la fede ci fa vedere oltre, anche quando è difficile crederci. La risposta alle nostre domande non è immediata ma dobbiamo affidarci a Cristo, barca sicura che non affonda. Certezza altrettanto concreta, paragonata al vostro dolore oggi”, conclude don Paulin Ababa.
Colleghi e amici sono andati alla bara prima che venisse portata via, per accarezzare la foto di Furia.
Nicole Tarantello
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