Viterbo – “Il 22 e il 23 marzo non vinceranno né i magistrati, né la Meloni, né la Schlein: devono vincere gli italiani, con la certezza che comunque vada avranno una giustizia giusta per loro”. Con queste parole Giuseppe Fioroni ha aperto l’incontro che si è svolto nel pomeriggio di ieri, 16 marzo, a Viterbo nella sala conferenze del Mini Palace Hotel, dedicato al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Incontro per il sì al referendum sulla separazione delle carriere.
Giampaolo Sodano, Giuseppe Gargani, Bobo Craxi e Giuseppe Fioroni
L’iniziativa, promossa dalla rivista Il Mondo Nuovo diretta da Giampaolo Sodano, ha visto la partecipazione di Giuseppe Gargani e Bobo Craxi. In sala anche diversi esponenti politici locali di provenienze diverse, tra cui Giulio Marini e Sandro Mancinelli, a testimonianza del carattere trasversale del confronto.
Giuseppe Fioroni
Fioroni, già ministro ed ex presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro, non ha nascosto il disagio per il clima con cui si sta svolgendo la campagna referendaria. “Affrontiamo un referendum su un tema che dovrebbe lasciare spazio al silenzio e all’illustrazione delle ragioni di una scelta. Invece abbiamo messo in piedi un teatrino e una gazzarra in cui le ragioni della scelta non esistono più: esiste solo ‘ammazziamo quello’, ‘crepiamo quell’altro’. È una procedura che non c’entra nulla con i dettami costituzionali che affidano ai cittadini la necessità di una scelta”.
Giuseppe Gargani, Bobo Craxi e Giuseppe Fioroni
Secondo Fioroni, questo clima non aiuta a comprendere davvero la posta in gioco del referendum. “Ci siamo messi a suonarcele in parlamento prima ancora di discutere il testo base e adesso diciamo agli italiani: scegliete voi, pro o contro. È un metodo che non servirebbe. Su certi temi il parlamento dovrebbe ritrovare la capacità di fare sintesi, costruire ponti e trovare una mediazione”.
Bobo Craxi e Giuseppe Fioroni
Nel giorno dell’anniversario del rapimento di Aldo Moro, Fioroni ha ricordato la figura dello statista democristiano come esempio di dialogo e di mediazione politica. “Moro era l’incarnazione della capacità di confronto. Era l’uomo che più di ogni altro concepiva una cosa che anche per me è difficilissima: se ci si siede e si apre un dialogo bisogna innanzitutto dire grazie, perché quel dialogo è fonte di arricchimento per le due parti che si trovano una di fronte all’altra”.
Fioroni ha poi richiamato un episodio legato agli anni in cui Moro insegnava all’università di Bari. “Nella sua prima lezione, tra il 1942 e il 1943, scrisse alla lavagna una frase semplice: ‘la persona prima di tutto’”. Un principio che, secondo l’ex ministro, resta ancora oggi un riferimento. “È uno dei motivi per cui voterò sì. Non tiro Moro a parlare di cose di cui non ha parlato, ma la sua lezione resta importante”.
Il senso di quella riflessione, ha spiegato Fioroni, riguarda il rapporto tra cittadino e stato. “Viene prima la singola persona di fronte allo Stato o è lo Stato, con i suoi ingranaggi, che viene prima della persona? La persona senza voce, non il potente, ha bisogno che lo Stato sappia fare un passo indietro nel tutelare i diritti degli ultimi”.
In questo quadro Fioroni ha richiamato anche la riforma dell’articolo 111 della Costituzione e il principio della terzietà del giudice, già entrati nel nostro ordinamento. “La terzietà del giudice è fondamentale per le parti che stanno di fronte. Non per l’avvocato o per il magistrato, ma per il povero Cristo che sta lì e ha diritto di avere la certezza che davanti a sé c’è qualcuno che mette la sua esistenza prima della convenienza dello Stato”.
Giuseppe Gargani
Dal canto suo Giuseppe Gargani, ex deputato della Democrazia cristiana ed ex presidente della commissione Giustizia della Camera negli anni di Tangentopoli, ha ripercorso il lungo rapporto tra politica e magistratura nella storia. “Nella storia, dalla Grecia antica in poi, il dissidio tra potere politico e magistratura è stato frequente”. Critico anche sul clima della campagna referendaria: “In questo periodo si stanno dicendo cose incredibili, bugie che non c’entrano nulla con il merito delle questioni. Ho partecipato a molte campagne referendarie dagli anni Sessanta in poi, ma una situazione così devastante non l’avevo mai vista”.
Gargani ha ricordato anche il lavoro svolto alla fine degli anni Ottanta sulla riforma del codice di procedura penale del 1989, citando il contributo di Giuliano Pisapia e il passaggio dal sistema inquisitorio a quello accusatorio. Secondo l’ex parlamentare, tra i quesiti referendari due meritano di essere sostenuti: quello sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e quello relativo alla nuova Alta corte disciplinare per i magistrati. Più critico invece sul terzo quesito riguardante il sistema di elezione dei membri togati del Consiglio superiore della magistratura.
Bobo Craxi
A chiudere l’incontro è stato Bobo Craxi, presidente del comitato per il sì del Partito socialista, che ha invitato innanzitutto alla partecipazione al voto. “Invito tutti ad andare a votare il 22 e il 23 marzo. A differenza del voto politico, in cui un cittadino sceglie un partito ma poi vede alleanze diverse, con il referendum si esercita una vera e propria forma di democrazia diretta”.
Craxi ha poi risposto alle polemiche di chi sostiene che votare sì non sia una posizione di sinistra. “Non accettiamo lezioni da chi dice che chi vota sì non è di sinistra”, ha affermato, ricordando come il tema della separazione delle carriere sia stato discusso per anni anche nell’area progressista. “La carriera unica in magistratura è figlia di un decreto del 1941, votato sotto il fascismo. È bene ricordarlo”.
Bobo Craxi e Giuseppe Gargani
L’esponente socialista ha citato anche Montesquieu: “Dallo stesso corpo non può nascere sia l’accusa che la difesa. Sarebbe un abuso”. E ha ricordato come la riforma della giustizia sia stata affrontata in diverse stagioni politiche, anche nel centrosinistra. “Il problema esiste e bisogna affrontarlo senza umiliare il corpo giudiziario ma trovando nuovi contrappesi”.
Sul risultato del referendum Craxi ha invitato a non trasformare la consultazione in uno scontro ideologico. “Comunque andrà non sarà un plebiscito. Il compito delle forze politiche sarà capire dopo il voto come andare verso un orientamento intelligente e non ipocrita”.
Simone Lupino
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