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Viterbo - Inaugurazione dell'anno accademico - Lectio magistralis di Paolo Mieli all'auditorium di Santa Maria in Gradi - FOTO E VIDEO

“L’università della Tuscia ha raggiunto risultati eccellenti a livello internazionale”

di Nicole Tarantello
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Viterbo – “L’università della Tuscia ha raggiunto risultati eccellenti a livello internazionale”, ha affermato nella sua lectio magistralis Paolo Mieli questo pomeriggio, all’inaugurazione del nuovo anno accademico dell’università degli studi della Tuscia 2025-26, tenutasi all’auditorium di Santa Maria in Gradi.

Paolo Mieli, giornalista e saggista italiano si occupa di politica e storia. È stato direttore della Stampa e del Corriere della sera. Presente oggi per il 47esimo anno dell’università della Tuscia, per cui è stato scelto lo slogan “Cura, creatività e coraggio”.

L'inaugurazione dell'anno accademico dell'Unitus - Paolo Mieli

L’inaugurazione dell’anno accademico dell’Unitus – Paolo Mieli


L’evento ha avuto inizio con un suggestivo corteo accademico, a cui ha seguito l’esibizione del coro dell’ateneo Unicantus, diretto dalla maestra Antonella Bernardi. Come prima canzone eseguita dal coro, l’inno d’Italia.

Presenti all’evento il direttore generale Asl Egisto Bianconi, il prefetto Sergio Pomponio e la sindaca Chiara Frontini che ha portato i saluti della città: “Si deve riflettere su che tipo di città si vuole per il prossimo futuro, e nell’immaginare questa città non si può non includere gli studenti, l’istruzione universitaria e l’ambizione. Non posso non citare l’incendio della facoltà di agraria, momento in cui tutta la città ha capito quanto questa facoltà sia fondamentale. Un grande valore aggiunto al nostro territorio”.

Anche il presidente della regione Lazio Francesco Rocca ha mandato un messaggio per salutare calorosamente l’università della Tuscia.

L'inaugurazione dell'anno accademico dell'Unitus - La rettrice Laura Laureti

L’inaugurazione dell’anno accademico dell’Unitus – La rettrice Laura Laureti


La rettrice Tiziana Laureti ha affermato: “L’università della Tuscia è cresciuta molto come ateneo. Vogliamo che la cura sia un metodo per orientare la creatività con coraggio. La cura del sapere significa non ridurre l’università a una serie di nozioni, ma renderla un luogo di ascolto e inclusione non come entità astratte, ma inserendo opportunità reali e servizi concreti. Viviamo in un tempo in cui è sollecitata l’immediatezza, il rumore prende il posto dell’analisi, purtroppo”.

“Anche l’apprendimento rischia di trasformarsi da una ricerca di senso – continua la rettrice -, ad ansia da prestazione. Noi vogliamo ridare respiro al pensiero. Il compito dell’università è quello di difendere lo spazio del giudizio, custodire il metodo. Il metodo è ciò che libera, non che rallenta”.

“Reintrodurre una sequenza di analisi che dà spazio alla scelta è una priorità. Per evitare di perdere competenza ancor prima di aver appreso i mezzi per acquisirla”, ha concluso la rettrice Tiziana Laureti.

Vera Anelli, del personale tecnico amministrativo, ha sottolineato l’importanza di preservare la cura nella conoscenza per i giovani, e per il futuro dell’umanità: “Nelle tante attività che organizziamo durante l’anno, cerchiamo di trasmettere conoscenza e attenzione verso ciò che ci circonda. Anche se con mansioni diverse, tutti collaboriamo alla funzionalità di questo ateneo. Mettere in luce queste azioni silenziose e fondamentali è segno di giustizia ed equità, principi fondamentali per la nostra facoltà”.

L’inaugurazione dell’anno accademico dell’Unitus


Mattia Cannarella, rappresentante della comunità studentesca ha preso la parola salutando tutti i suoi compagni: “La cura è alla base dell’inizio della civiltà. Per le istituzioni, avere cura della comunità studentesca, è dare attenzione alla nostra salute psicologica, vista l’epidemia di ansia generata dal fallimento strutturale dell’istruzione”.

L’inaugurazione è proseguita con la lectio magistralis di Paolo Mieli: “Inutile farci illusioni, i tempi che stiamo vivendo non finiranno nel giro di poche settimane. Ma tutte le guerre finiranno solo quando saremo tutti consapevoli delle ragioni dell’altro e rinunceremo alle nostre, riconoscendo gli sbagli. Il continuo confronto con istanze antagoniste creano un clima, e l’università della Tuscia lo ha creato, portando a dei risultati eccellenti e a un alto tasso di creatività a livello europeo, non solo italiano”.

“Le università sono luoghi che ancora oggi io ritengo un punto di riferimento culturale. Vi invito a fare una comunità curante, cioè trasversale. Salvare la comunità – continua Mieli- a cui ognuno ha scelto di appartenere, andando fino in fondo per il bene dell’insieme e di voi stessi è fondamentale. Curare, creare e avere il coraggio di perseverare, anche mentre il mondo intorno a noi si complica, è meraviglioso”. 

Luigina Mortari docente dall’università degli studi di Verona, è intervenuta ribadendo il senso di cura, e la sua importanza nel contesto universitario.

Nicole Tarantello


Inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Università della Tuscia: la rappresentanza studentesca per una “Università della Cura”

Nel corso dell’inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Università degli Studi della Tuscia, il rappresentante degli studenti in Consiglio di Amministrazione Mattia Cannarella ha richiamato l’attenzione della comunità accademica e delle istituzioni sulla necessità di costruire una vera e propria “Università della Cura”, capace di mettere al centro benessere, diritti e prospettive della comunità studentesca.

La cura – Dichiara Mattia Cannarella – non può essere interpretata esclusivamente come risposta a una fragilità individuale o come concetto legato alla sola dimensione sanitaria. In ambito universitario significa piuttosto assumere una responsabilità collettiva: costruire relazioni, garantire accesso reale al sapere e contrastare le disuguaglianze che attraversano il sistema formativo.

Uno dei nodi principali riguarda il benessere psicologico della popolazione studentesca. La pressione generata da una cultura dell’eccellenza fondata sulla competizione e sulla velocità dei risultati produce ansia diffusa e contribuisce ai fenomeni di abbandono universitario. In questo quadro diventa essenziale rafforzare i servizi di counseling, sostenere gli spazi di aggregazione e promuovere un ambiente accademico capace di riconoscere il valore dei percorsi individuali.

Un’università della cura deve essere anche un luogo sicuro e inclusivo. Ciò significa promuovere strumenti di tutela e autodeterminazione, come la Carriera Alias, rafforzare i presìdi contro la violenza di genere e avviare percorsi di formazione sull’empatia, sull’affettività e sul rispetto delle differenze rivolti a tutta la comunità accademica.

Il concetto di cura riguarda inoltre le condizioni materiali dello studio. Diritto allo studio significa servizi concreti: alloggi, mense, trasporti efficienti, sostegno economico e attenzione alle esigenze della comunità studentesca internazionale, che oggi devono affrontare costi significativi anche per l’accesso al sistema sanitario.

Università della cura – continua Mattia Cannarella – significa garantire davvero a tutte le persone l’accesso al sapere; non possiamo accettare che la comunità studentesca si faccia carico della sopravvivenza economica degli atenei. La nostra posizione è ferma: questo sistema è fallace, chiediamo seri investimenti sull’università pubblica affinchè il nostro ateneo non sia costretto a lasciare nessuno indietro.

Lo sguardo si è poi allargato alla condizione delle giovani generazioni nel Paese. Nonostante il livello di istruzione più alto mai raggiunto, molti giovani laureati si trovano a confrontarsi con precarietà, sottoimpiego e prospettive economiche peggiori rispetto a quelle delle generazioni precedenti. Una situazione che impone una riflessione seria sul valore che il nostro paese attribuisce alla formazione e alla ricerca.

Nel suo intervento, il rappresentante degli studenti ha infine richiamato l’importanza di difendere la pace, i diritti umani e l’autonomia della ricerca, ribadendo il rifiuto di qualsiasi coinvolgimento dell’università in logiche di militarizzazione o di utilizzo bellico della conoscenza.

L’appello rivolto alla comunità accademica e alle istituzioni è chiaro: investire nel diritto allo studio, nella salute mentale e nella qualità della vita universitaria non è una voce di spesa, ma una scelta strategica per il futuro del Paese. Allo stesso tempo, alla comunità studentesca viene rivolto l’invito a ricostruire comunità e solidarietà, trasformando l’università in uno spazio di partecipazione, consapevolezza e impegno civile.

Percorso – Udu Viterbo
Sindacato Studentesco dell’Unitus


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17 marzo, 2026

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