Viterbo – Sorpresa Viterbo: la città è tra i comuni italiani “che mostrano una gestione efficiente del patrimonio pubblico, grazie a politiche attive di affitto e valorizzazione”. Lo evidenzia il rapporto “I beni immobili dei capoluoghi di provincia” pubblicato dal Centro di ricerca sugli enti pubblici (Rep). Un risultato che, a prima vista, può apparire in contrasto con le polemiche e le vicende che negli ultimi anni hanno interessato palazzo dei Priori. A incidere è però soprattutto il dato dell’ultimo anno: il saldo tra affitti attivi e passivi è passato da 11 a 35 euro pro capite.
Viterbo – Il rapporto “I beni immobili dei capoluoghi di provincia” pubblicato dal Centro di ricerca sugli enti pubblici
Nel confronto nazionale, la città dei papi si colloca al quarto posto tra i dieci comuni “top”, dietro solo a Milano, Firenze e Pavia, e davanti a Venezia, Torino, Siena, Lodi, Cagliari e Vicenza.
Il Rep è un Centro di ricerca sulle pubbliche amministrazioni, spin off dell’attività di analisi e valutazione nel settore pubblico della Fondazione Etica. L’indicatore utilizzato per valutare la gestione del patrimonio è il saldo tra affitti attivi e passivi rapportato alla popolazione residente. In pratica, è la differenza tra quanto il comune incassa dagli affitti dei propri immobili e quanto spende per affittarne altri.
A Viterbo questo valore raggiunge i 35 euro pro capite nel 2025, contro gli 11 euro del 2024. La gestione era già positiva, ma su livelli molto più contenuti. Il risultato è un incremento di 24 euro in un anno, il secondo più alto in Italia, subito dopo Treviso, che passa da 10 a 44 euro.
Sta scritto nel rapporto: “Tra i Top 10, si distinguono nettamente città come Milano (93€ pro capite) e Firenze (60€), che riescono non solo a evitare costi da locazioni passive, ma a generare un significativo ritorno economico dalla valorizzazione dei propri immobili. Anche Pavia (39€), Viterbo (35€), Venezia (33€), Torino (32€), Siena (30€), Lodi (23€), Vicenza e Cagliari (22€) mostrano una gestione efficiente del patrimonio pubblico, grazie a politiche attive di affitto e valorizzazione”.
La ricerca non entra nel dettaglio delle singole voci che hanno inciso su questo miglioramento né in quale misura. A Viterbo il tema degli affitti è stato negli ultimi anni al centro del dibattito, tra criticità legate a canoni non riscossi e iniziative annunciate dal comune per contrastare la morosità. Non è possibile stabilire un legame diretto tra questi aspetti e il risultato registrato. Inoltre, il report analizza esclusivamente il biennio 2024-2025 e non fornisce uno storico più ampio. Per capire se si tratta di un trend consolidato servirà tempo. Il dato, comunque, resta positivo.
Tornando alla classifica, sul lato opposto tra i “Flop 10” si evidenziano comuni con un saldo fortemente negativo, cioè con affitti passivi superiori agli attivi, a discapito della sostenibilità finanziaria. “Spicca il caso di Isernia (-22€), seguita da Vibo Valentia (-21€) e Roma (-18€), dove il patrimonio immobiliare appare più come un costo che una risorsa. Anche L’Aquila (-12€), Bergamo (-10€), Messina, Perugia e Parma (-9€), Reggio nell’Emilia (-8€) e Fermo (-7€) registrano valori negativi, segnalando difficoltà strutturali nella gestione o mancata valorizzazione del patrimonio”, si legge ancora.
“Il saldo positivo rappresenta un indicatore di efficienza e visione economica, mentre un saldo negativo può indicare un eccessivo ricorso a locazioni passive o una scarsa valorizzazione degli immobili posseduti”, precisano dal Centro di ricerche sugli enti pubblici.
Oltre alla gestione economica, il Rep analizza anche la qualità della rendicontazione del patrimonio immobiliare pubblico, cioè il livello di completezza e trasparenza delle informazioni pubblicate online, come previsto dal d.lgs. 33/2013. Anche su questo fronte Viterbo rientra tra i dieci comuni “top performer”, all’ottavo posto con un punteggio di 76, superiore alla media nazionale (52).
Simone Lupino
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