Viterbo – “Tu prova a farmi dire delle cose che io non ho detto e io te le smentisco, perché io ormai le telefonate le registro. Questa telefonata che tu mi hai fatto per me si è conclusa nel momento in cui ti ho detto: abbiamo trovato delle cose. Queste sono cose interessanti, devono essere verificate da ulteriori studiosi. Stiamo facendo una delibera che consenta all’amministrazione – eventualmente – di stanziare dei fondi per poter, se necessario, pagare questi studiosi. Punto!”, risponde così in prima battuta l’assessore alla cultura Alfonso Antoniozzi alla domanda su cosa è emerso dalle analisi sulla Pietà e la Flagellazione di Sebastiano del Piombo. Con un po’ di nervosismo parrebbe.
La Pietà di Sebastiano Del Piombo
“Le cose – aggiunge – sono talmente interessanti che siamo andati avanti in questo senso qui. Quando e se ci daranno il via libera e ci diranno “sì, cazzarola avete ragione”, a quel punto comunichiamo tutto. Se invece ci diranno “no, guardate state prendendo una cantonata solenne, non è così, non è come le pensate voi, non è come l’avete interpretata”, allora racconteremo tutto il resto, quello che è inconfutabile. Questa è la linea: chiara, scientifica, intelligente, non politica, non sensazionalista, non provinciale, corretta. Va bene?”.
L’istituto nazionale di ottica di Firenze (Cnr-Ino) e il Politecnico delle Marche hanno terminato le indagini scientifiche volute dalla giunta Frontini sui due capolavori custoditi al museo dei Portici di Viterbo. Indagini a 360 gradi, ma è inevitabile che la curiosità si concentri soprattutto sul quesito principale: quanto c’è davvero di Michelangelo dietro le opere del pittore veneziano, al di là di quanto attribuito da Vasari e da altri critici d’arte. Il risultato, dice Antoniozzi, resterà per ora segreto: “Non ho notizia da dare”. Ma poi non tace e risponde alle domande.
Assessore, perché questa decisione di non dare notizie?
“Io vorrei procedere in maniera scientifica e non correre dietro alla voglia di sensazionalismi. I lavori sono conclusi. Domani votiamo una delibera che ho fatto predisporre per fare ulteriori approfondimenti. Per far analizzare quello che abbiamo trovato a un team di studiosi, nazionali e internazionali, che ci confermi quello che teoricamente è venuto fuori dalle analisi”.
Si spieghi meglio?
“Ci sono stati dei risultati interessanti. La delibera dirà che, alla luce dei risultati interessanti che sono emersi, noi non solo vogliamo che questi risultati vengano valutati da esperti di fama internazionale, ma chiediamo anche che tutta la comunicazione riguardo a tutto questo sia per step, intelligente e informata da parte dell’ente”.
Che analisi sono state eseguite?
“Il Cnr e il Politecnico delle Marche hanno fatto dei lavori di indagine non invasiva sulle tavole, il che significa che le tavole sono state scansionate, acquisite al computer, guardate con i raggi infrarossi, sono state analizzate le varie stratificazioni. È stato fatto tutto quello che la moderna strumentazione consente di fare come indagine approfondita su un supporto, senza toccarlo fisicamente e senza trattarlo. Adesso abbiamo una lettura delle due tavole di Sebastiano del Piombo che va dalla nuda tavola, fronte-retro, fino all’ultimo strato di pittura”.
Alfonso Antoniozzi
Chi le ha comunicato i risultati?
“Direttamente la responsabile che ha coordinato tutto l’intervento, la professoressa Costanza Barbieri”.
E qual è stata la sua reazione?
“Quella di fare immediatamente una delibera per poter approfondire i risultati che mi hanno dato, la mia reazione è amministrativa”.
Ciò che le ha comunicato Barbieri le ha provocato qualche reazione dal punto di vista emotivo?
“Io ho cantato di fronte a 15mila persone, è difficile che qualcosa mi scuota”.
Magari una scoperta eclatante, a livello ipotetico…
“Io sono solo particolarmente felice che stavolta sono stati spesi soldi pubblici per una cosa interessante. Sono molto contento che la linea di usare i soldi pubblici per raccontare il nostro patrimonio artistico, anche studiandolo, sia una linea che porta frutti. Non è scontato che i soldi pubblici vengano investiti in cose come questa”.
E la sindaca Frontini è soddisfatta dei risultati arrivati da Firenze?
“La sindaca non conosce i risultati. Non li ho detti neanche a lei. Non ho detto niente a nessuno. Al momento le informazioni le ha chi ci ha lavorato e l’assessore preposto”.
La delibera che voterete in giunta conterrà quindi delle anticipazioni sulle analisi svolte. Ci saranno degli allegati, fotografie?
“No, niente”.
La Flagellazione – Sebastiano del Piombo
Non ci sarà neanche una conferenza o un evento per spiegare ai viterbesi cosa è emerso?
“Ci sarà quando ci daranno i risultati finali. Il metodo scientifico funziona così: se io penso di aver scoperto la cura con un vaccino, mi serve che questa cosa venga certificata. Dopodiché potrò dire che ho trovato la cura. In questo caso è lo stesso. Aspetterò che questa cosa venga certificata, e nel momento in cui lo sarà racconteremo quello che pensiamo sia stato il risultato, uno dei risultati. Se no racconteremo tutti gli altri. Il mio lavoro è dare alla gente informazioni corrette. Io avrò informazioni corrette quando saranno verificate. Se continuate ad alzare l’hype su questa cosa, sulla città, farete del male a questo progetto”.
Cosa vuol dire che se si alza l’hype, si rischia di fare male a questo progetto?
“Perché comunque qualcuno ci metterà sopra il cappello, perché comunque verranno fuori delle chiacchiere, e a un certo punto, siccome è una cosa che coinvolgerà studiosi di fama internazionale, gli studiosi possono finire per dire: a me di occuparmi di questo gallinaio che avete tirato su non interessa niente. Teniamo i toni bassi”.
Su Sebastiano del Piombo il comune ha anche commissionato un documentario…
“I documentari sono due: uno su Viterbo di Sky e un altro su Sebastiano del Piombo. Uno è già consegnato, l’altro è in consegna”.
E il documentario su Sebastiano parlerà anche delle analisi sulle tele?
“Abbiamo parlato con la società che lo ha curato, della possibilità, semmai, di fare una integrazione in un secondo tempo”.
Simone Lupino
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