Viterbo – Non si potrà giocare col pallone in strada. Lo prevede il nuovo regolamento di polizia urbana deliberato dal consiglio comunale.
Il precedente regolamento risaliva al 1935 e verrebbe da dire, 90 anni passati invano, se illuminati politici possono avere partorito una simile norma per un centro storico le cui uniche palle che si vedono in giro sono quelle raccontate dall’amministrazione Frontini. Centro florido, dove ogni giorno apre (e non chiude) un’attività.
Viterbo – Consiglio comunale
In un centro storico depresso, qualche bambino (ce ne sono ancora?) che gioca con la palla avrebbe stonato. E quindi, prontamente arriva l’amministrazione comunale che la palla non te la buca, ma in compenso te la multa. Una delle stranezze contenute nei 40 articoli che compongono il nuovo regolamento, che in larga parte contiene giuste norme di buonsenso e civica convivenza. Adesso, non rimane che farle rispettare.
Regolamento che ha avuto bisogno nella seduta di consiglio che lo ha deliberato, di un’aggiustatina non di poco conto. Se ne è fatta carico la consigliera del gruppo misto Letizia Chiatti, supportata dai gruppi di minoranza.
Se si chiede ai privati di tenere in buono stato immobili, verde, il pubblico si deve adeguare alle stesse regole. Un’ovvietà che tale non era. Il regolamento, la parte pubblica non la considerava. Dopo una lunga mediazione, il documento è stato sistemato.
Un grosso passo avanti, rispetto al regolamento di 90 anni fa. Almeno per i nostri amici cani.
Nel 1935 era già obbligatorio portarli al guinzaglio “Potranno senza museruola portarsi i cani a guinzaglio. La museruola deve essere tale che impedisca in modo evidente al cane di mordere. Le cagne in amore dovranno in ogni caso esser condotte a guinzaglio”. Oggi si definisce anche la lunghezza del guinzaglio, un metro e mezzo. In base a norme già esistenti.
E se oggi occorre prestare attenzione a sistemi d’allarme che non possono suonare per più di cinque minuti e per un totale di venti, un tempo il problema erano le campane: “È in facoltà del podestà vietare in modo assoluto il suono delle campane, quando per l’infierire di epidemie possa aggravare l’inquietudine pubblica”.
Oggi le campane sono libere di suonare e per qualcuno è già suonata.
Giuseppe Ferlicca
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