Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La dottoressa Antonella Litta, per l’associazione medici per l’ambiente- ISDE Italia www.isde.it ha partecipato al convegno internazionale “Italian Ratification of the WHO/UNECE Protocol on Water and Health – Challenges and objectives for the development of the environment, climate, water and health sector” svoltosi a Roma, dal 14 al 17 aprile 2026.
La dottoressa Antonella Litta al convegno internazionale su acqua, clima e salute
L’ associazione medici per l’ambiente- ISDE Italia, rappresentata dalla dottoressa Antonella Litta, referente nazionale per le problematiche ambientali e sanitarie derivanti dall’inquinamento delle acque ad uso umano, ha partecipato ai lavori del convegno internazionale “Italian Ratification of the WHO/UNECE Protocol on Water and Health – Challenges and objectives for the development of the environment, climate, water and health sector”.
Obiettivo strategico del progetto ACeS – Acqua, clima e salute: dalla protezione ambientale delle risorse, all’accesso all’acqua, alla sicurezza d’uso- è la ratifica italiana proprio del Protocollo su Acqua e Salute promosso dalla Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite.
Il protocollo, adottato nel 1999 a Londra, è il primo accordo giuridicamente vincolante che unisce in un unico quadro la protezione della salute e la gestione sostenibile dell’acqua lungo tutto il suo ciclo: dalle fonti al consumo, fino alle acque reflue e alla balneazione, con l’obiettivo di proteggere la salute umana e promuovere il benessere collettivo in un’ottica di sostenibilità planetaria.
Il convegno, parte del progetto ACeS, si è articolato in 7 sessioni di studio, approfondimento e discussione. I temi delle sessioni hanno spaziato dalla fornitura di acqua potabile sicura a tutti i cittadini fino alle modalità per contrastare il diffuso inquinamento ambientale (chimico e biologico) e il consumo di suolo, al fine di tutelare la salubrità della risorsa idrica, degli ecosistemi, della produzione agricola e zootecnica e così la salute umana.
La referente ISDE nel suo intervento ha fatto presente, tra l’altro, quanto segue: ” Una concreta attuazione del protocollo è possibile soltanto se si interviene su più fronti e privilegiando interventi concreti di prevenzione, tesi a garantire quantità e qualità delle acque. A questo proposito sarebbe fondamentale l’ammodernamento della rete acquedottistica su scala nazionale che al momento perde per strada in media oltre il 40% dell’acqua captata; la sostituzione delle condutture residue in cemento ed amianto; la netta riduzione dei pesticidi e dei nitrati dalle pratiche agricole a favore di pratiche agroecologiche e di agricoltura rigenerativa; una efficace depurazione delle acque reflue in tutti i comuni italiani, prima che queste siano rilasciate in ambiente, ricercando ed eliminando da esse elementi tossici e cancerogeni come le microplastiche, le sostanze perfluoroalchiliche- Pfas e i metaboliti di farmaci ad uso umano e veterinario- che favoriscono il grave fenomeno dell’antibiotico resistenza- , tanto per i citare i principali ed emergenti nuovi inquinanti delle acque”.
La referente ISDE ha poi proseguito: “Altrettanto importante l’applicazione di leggi sempre più cautelative al fine di evitare l’inclusione, presente e futura, di nuove sostanze tossiche e cancerogene, anche se entro certi parametri, per le acque ad uso potabile, come già successo in passato per l’Atrazina, l’Arsenico e più di recente con il Bisfenolo A, la microcistina LR e alcune molecole appartenenti alle sostanze perfluoroalchiliche-Pfas”.
A questo proposito la dottoressa Litta ha dato notizia della recente deposizione di una proposta di legge che prevede, a decorrere dal 1° gennaio 2028, che il valore massimo ammesso di arsenico (ora di 10 microgrammi/litro) nelle acque destinate al consumo umano sia fissato in 5 microgrammi per litro (5 μg/litro), e a decorrere dal 1° gennaio 2031, il valore obiettivo di concentrazione scenda a 1 microgrammo/litro.
Questo in considerazione che l’arsenico è un cancerogeno certo di classe 1 e la sua presenza nelle acque potabili rappresenta una seria preoccupazione sanitaria per la correlazione con patologie molto tra gravi, le principali: malattie neoplastiche, cardiovascolari, neurodegenerative, dismetaboliche, cutanee, della salute riproduttiva e del neurosviluppo (https://www.isdenews.it/arsenico-nelle-acque-ad-uso-potabile/).
Sempre nel suo intervento la dottoressa ha fatto presente come l’utilizzo di recenti tecnologie-membrane porose- frutto della ricerca pubblica italiana si vada prospettando come una soluzione reale e percorribile per eliminare già da subito, l’arsenico fino al 99% della sua presenza nelle acque ad uso umano (Arsenic water decontamination by a bioinspired As-sequestering porousmembrane. F. Galiano et al., Nature Water, Volume 2, 2024, 350– 359).
In particolare per l’Alto Lazio, questa soluzione tecnologica eviterebbe anche di dare seguito a progetti estremamente costosi come il raddoppio dell’acquedotto del Peschiera che provocherebbe un enorme impatto ambientale sugli ecosistemi idrici del reatino, già sotto pressione, e non risolverebbe il problema della contaminazione da Arsenico nel viterbese.
La partecipazione a questo convegno internazionale conferma ancora una volta il ruolo rilevante e riconosciuto dell’ISDE nel promuovere l’integrazione tra salute, ambiente e politiche di sanità pubblica.
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