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Cultura - La nuova raccolta del "Pirata" si muove tra desiderio, ironia e verità, accompagnata dalla copertina di Ivano Francesco Liberati e dalla prefazione di Andrea Cacciavillani - Gioco di numeri e significati nel titolo

“69 gocce di vino”, Pier Giorgio Capoccetti brinda alla poesia tra corpo e coscienza

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Viterbo – (b.b.) – Un titolo che è già un invito al gioco, all’interpretazione, forse persino alla provocazione. “69 gocce di vino” la nuova raccolta di Pier Giorgio Capoccetti, si presenta così: tra numeri e lettere che si intrecciano, lasciando al lettore la libertà di cogliere il significato più intimo, personale, istintivo.

La presentazione di "69 gocce di vino" di Pier Giorgio Capoccetti

La presentazione di “69 gocce di vino” di Pier Giorgio Capoccetti


Un’opera che non si limita a essere letta, ma che chiede di essere attraversata. A impreziosirla, la copertina firmata da Ivano Francesco Liberati, dal titolo evocativo “Retrogusto”, e la prefazione di Andrea Cacciavillani, che accompagna il lettore dentro l’universo poetico dell’autore con uno sguardo lucido e cinematografico.

Capoccetti non nasconde nulla della propria visione. “Scrivo praticamente da sempre; è la mia grande passione oltre la mia Harley Davidson e quando succede è l’unico momento in cui non litigo con me stesso”, racconta. Una dichiarazione che suona come una chiave d’accesso alla raccolta: la poesia come tregua, come spazio di verità.

A sinistra Pier Giorgio Capoccetti

A sinistra Pier Giorgio Capoccetti


E ancora: “So che la poesia non migliora il mondo, ma ‘forse’ lo rende più accettabile”. Ed è proprio in questo “forse” che si annida tutta la forza della sua scrittura. Nessuna pretesa salvifica, nessuna retorica. Solo uno sguardo disincantato, a tratti cinico, ma profondamente onesto.

Le poesie di “69 gocce di vino” si muovono su un confine sottile e pulsante: “tra carne e pensiero, desiderio e consapevolezza, ironia e passione”. È una scrittura che parte dal corpo, prima ancora che dalla coscienza, come spiega lo stesso autore: “Il corpo sa prima della coscienza e la poesia arriva per dare forma a ciò che il corpo ha già capito”.

Da sinistra Ivano Francesco Liberati e Pier Giorgio Capoccetti

Da sinistra Ivano Francesco Liberati e Pier Giorgio Capoccetti


Il risultato è una raccolta intensa, che non teme di affrontare il tempo, il sesso, la vita per quello che sono, senza filtri né abbellimenti. Una poesia che accetta, che osserva, che restituisce.

E poi c’è quel finale, quasi un brindisi condiviso: “Quando avrete letto l’ultima poesia, spero di aver condiviso con voi la mia vita per qualche ora, con Pier Giorgio, con il Pirata”. Un’immagine che racchiude l’essenza del libro: un viaggio personale che diventa, pagina dopo pagina, esperienza collettiva.

“69 gocce di vino” non è solo una raccolta di poesie. È un invito a lasciarsi attraversare dalle parole, a perdersi nei significati, a scegliere – come suggerisce lo stesso autore -, quello che più vi verrà in mente leggendo il titolo”.


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20 aprile, 2026

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