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Regione Lazio - Piano aggiornato dalla giunta Rocca – Il capogruppo FdI Sabatini: “Un sito per ogni provincia e più investimenti sull’economia circolare” - Zelli: "È la direzione giusta, va sostenuta con serietà e senza propaganda" - Tutti i dettagli del provvedimento

“Rifiuti, Viterbo mai più pattumiera del Lazio…”

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Francesco Rocca

Francesco Rocca

Francesco Rocca e Daniele Sabatini

Francesco Rocca e Daniele Sabatini

Roma – Via libera dalla giunta regionale all’aggiornamento del piano di gestione dei rifiuti del Lazio. Un provvedimento che introduce il principio di un sito di conferimento per ogni provincia e punta alla piena autosufficienza dei territori, superando il sistema che negli anni ha concentrato gli impianti soprattutto nella Tuscia.

A commentare il provvedimento è il capogruppo di Fratelli d’Italia alla regione Lazio Daniele Sabatini, componente della commissione Ambiente.

“Questa mattina è stato finalmente approvato dalla giunta regionale l’aggiornamento del piano regionale di gestione dei rifiuti che introduce il concetto chiave di un sito di conferimento per ogni provincia per realizzare così la piena autosufficienza di tutti i territori del Lazio – afferma Sabatini -. In più viene potenziata e ammodernata la rete per la raccolta differenziata, con un grande investimento rivolto a promuovere l’economia circolare”.

Secondo Sabatini, il nuovo piano rappresenta un cambio di passo rispetto al passato. “Un piano che permette di superare quell’emergenza permanente che ha costretto fino a oggi la provincia di Viterbo, l’unica dotata di impianti per la chiusura del ciclo, a diventare la pattumiera del Lazio – sottolinea -. Un impegno assunto da Fratelli d’Italia in campagna elettorale e che stiamo mantenendo, grazie al grande lavoro del presidente Francesco Rocca, dell’assessore Fabrizio Ghera, di tutta la giunta e della direzione regionale competente”.

Il percorso non si ferma qui. “Adesso si passerà alla fase di ascolto dei territori e all’esame del consiglio regionale che saprà sicuramente valorizzare l’impegno formale assunto dalla giunta”, conclude Sabatini.


Il piano rifiuti nel dettaglio – La nota della regione

Avviare il Lazio, per la prima volta, alla chiusura del ciclo regionale dei rifiuti, prevedendo la completa autosufficienza per il trattamento e lo smaltimento, 13 anni dopo la cessazione dei conferimenti presso la discarica di Malagrotta, la cui chiusura, senza prevedere un’alternativa, aveva messo in crisi tutto il sistema di gestione dei rifiuti.

È questo l’obiettivo ambizioso contenuto nel nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR Lazio 2026-2031) approvato dalla Giunta Regionale, che ora dovrà passare l’iter legislativo in Consiglio Regionale.

 GLI INVESTIMENTI DELLA REGIONE LAZIO PER LA RACCOLTA DIFFERENZIATA

Con il programma PR FESR LAZIO  2021-2027 la Regione Lazio ha investito l’importo di 60 milioni di euro per promuovere l’economia circolare, migliorare e innovare la raccolta differenziata dei rifiuti urbani, ammodernare e creare nuove linee di trattamento e riciclo dei materiali raccolti, finanziare interventi per ammodernare e potenziare la rete di raccolta differenziata e gli impianti di riciclo e nello specifico:

 18 milioni di euro destinati per il bando per il potenziamento della raccolta differenziata per i Comuni del Lazio;

 19 milioni di euro per la concessione di contributi per la realizzazione dei centri di raccolta e delle isole ecologiche e per le attività di compostaggio e auto compostaggio per la riduzione della frazione organica per i Comuni del Lazio e Roma Capitale;

 21 milioni di euro per interventi di ammodernamento e riconversione impiantistica esistente per il potenziamento delle attività di trattamento.

 9 milioni di euro di contributi ai comuni che sostengono il peso della chiusura del ciclo dei rifiuti, con particolare riferimento a quei territori nei quali insistono le discariche e i termovalorizzatori. Si tratta di un sostegno economico per opere pubbliche di interesse locale da destinare al potenziamento della raccolta differenziata per venire in supporto dei Comuni, anche in considerazione degli alti costi previsti per interventi di questo tipo. Tale importo, in base a una norma approvata nel recente bilancio regionale, potrà essere aumentato.

 IL CONTESTO STRUTTURALE  DEL NUOVO PIANO RIFIUTI

La strutturale carenza impiantistica del Lazio relativa agli impianti minimi (discariche per lo smaltimento dei rifiuti non pericolosi e termovalorizzatori per il recupero energetico) ha nei fatti prodotto una dipendenza costante dai conferimenti in impianti extra regione (estero compreso), soprattutto del rifiuto cosiddetto ‘tal quale’, del combustibile da rifiuti (css) e dello scarto di lavorazione degli impianti intermedi. Ma il deficit impiantistico ha penalizzato anche la frazione organica dei rifiuti solidi urbani (forsu), il cosiddetto umido, anch’essa quasi tutta trasportata fuori regione.

 Ogni anno circa 1 milione di tonnellate di rifiuti laziali (tra indifferenziati e differenziati) viene smaltito o trattato fuori dal Lazio.

 Il nuovo Piano Regionale ingloba integralmente il Piano di Gestione dei Rifiuti di Roma Capitale, varato dal Commissario Straordinario di Governo per il Giubileo della Chiesa cattolica 2025, compresi i prossimi impianti di trattamento previsti da AMA (due biodigestori e due piattaforme per il recupero di carta e plastica) e il termovalorizzatore (tmv) di Acea Ambiente.

 Per ottimizzare la gestione, il Piano supera la divisione in 5 ambiti provinciali istituendo 2 nuovi Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) e mira ad efficientare il sistema impiantistico per raggiungere l’obiettivo del 72,3% di raccolta differenziata entro il 2031 e la riduzione del 6% di rifiuti.

 Il Lazio presenta un deficit impiantistico storico che comporta l’esportazione di circa 1 milione di tonnellate di rifiuti ogni anno. Nel 2023 la produzione totale è stata di 2,865 milioni di tonnellate (501 kg/abitante). Il sistema è caratterizzato da forte dipendenza da impianti fuori regione e squilibrio tra Roma e resto del territorio.

 COSA PREVEDE IL NUOVO PRGR

 Il Piano supera il modello precedente che prevedeva 5 ATO provinciali. Con la nuova governance la Regione viene suddivisa in due ambiti:

ATO 1: Lazio senza Roma (2,9 mln abitanti)

ATO 2: Roma Capitale (2,8 mln abitanti)

Questa scelta consente una gestione più mirata e risponde alle differenze strutturali tra territori, ponendosi come obiettivo la riduzione del 6% dei rifiuti entro il 2031.

Il Piano analizza uno “scenario inerziale“, con una produzione di rifiuti costante rispetto al 2023: 2,865 milioni di tonnellate di rifiuti urbani prodotti, pari a 501 kg/abitante; raccolta differenziata al 55,4% (56,2% il dato aggiornato dal Rapporto Arpa Lazio 2024).

Esiste un forte divario tra i due ATO, in quanto l’ATO 1 ha già raggiunto e superato l’obiettivo di legge con il 66,5% di r.d., mentre l’ATO 2 è in ritardo (r.d. 46,6%).

Il Piano prevede, poi, uno “scenario tendenziale“, che rappresenta il vero obiettivo, considerando una riduzione della produzione di rifiuti al 2031 (<10% rispetto al 2023). Il Piano fissa traguardi ambiziosi per allinearsi alle direttive europee e nazionali:

Raccolta Differenziata: raggiungimento di una media regionale del 72,3% entro il 2031. Nello specifico, si punta al 78% per l’ATO 1 e al 68% per l’ATO 2. L’obiettivo normativo del 65%, a livello regionale, sarà raggiunto nel 2028.

Riciclaggio Effettivo dei rifiuti urbani (calcolato secondo i nuovi criteri europei): raggiungimento dell’obiettivo europeo del 60% entro il 2030 (nel 2023 era stimato al 48,2%).

Conferimento in Discarica: riduzione drastica dell’uso della discarica, al fine di conferirvi non più del 6% del totale dei rifiuti urbani prodotti entro il 2031, un valore ampiamente inferiore al limite massimo europeo del 10% previsto per il 2035.

SVILUPPO IMPIANTISTICO E AUTOSUFFICIENZA IMPIANTI MINIMI

Gli impianti di recupero energetico (termovalorizzatori) sono fondamentali per trattare i rifiuti (sia gli indifferenziati, sia gli scarti combustibili delle attività di recupero), riducendo l’uso della discarica. In questo settore, il Piano prevede l’autosufficienza regionale nel 2028.

Polo Impiantistico ATO 1 (San Vittore nel Lazio, Acea A.): l’impianto attualmente in funzione (capacità di 397.200 tonnellate/anno) gestirà i rifiuti trattati provenienti dall’ATO 1. Il Piano considera il funzionamento a pieno regime della sua quarta linea (attualmente in realizzazione) per garantire maggiore resilienza durante i fermi per manutenzione delle altre tre linee.

Nuovo Polo Impiantistico ATO 2 (Roma Capitale, Acea A.): per colmare il deficit, è prevista l’entrata in funzione, dal 1° gennaio 2028, del nuovo tmv a S.Palomba. Avrà una capacità di 600.000 t/a e riceverà direttamente i rifiuti urbani indifferenziati romani (il cosiddetto ‘tal quale’), by-passando il trattamento presso gli impianti intermedi per almeno ⅔ delle t/a autorizzate (non oltre ⅓ delle 600.000 t/a previste potranno essere rifiuti trattati provenienti da tbm/tmb). Produrrà 65 MW di energia elettrica, catturerà CO₂ e consentirà il recupero di metalli (non oltre il 10%) dalle ceneri pesanti.

Riguardo agli impianti di smaltimento (discariche di rifiuti non pericolosi), il Piano stima un fabbisogno – per il periodo 2026-2031 – pari a circa 1,166 milioni di tonnellate (oltre 1,060 milioni di m³), destinato esclusivamente agli scarti non combustibili e ai residui dei trattamenti.

Capacità prevista: l’offerta impiantistica in via di sviluppo garantirà più di 2,223 milioni di tonnellate (più di 1,940 milioni di m³) di capienza, coprendo abbondantemente il fabbisogno per l’orizzonte di Piano e oltre.

I quattro siti principali, ATO 1:

Viterbo: ampliamento autorizzato (Bacino VT4) per 550.000 m³.
Aprilia (LT): nuova discarica in località Sant’Apollonia per 940.742 m³.
Roccasecca (FR): ampliamento in corso (Bacino V) per 450.000 m³.
Civitavecchia (CMRC): ampliamento in autorizzazione (lotto Fosso Crepacuore 4) per 400.000 m³.

Azione per l’ATO 2: il Piano prevede l’ampliamento della discarica per rifiuti non pericolosi all’interno della Città Metropolitana di Roma Capitale (dentro il perimetro dell’ATO 1), al fine di accogliere i rifiuti trattati dell’ATO 2 secondo il principio di prossimità. Questo si è reso necessario perché il Piano di Roma Capitale redatto dal Commissario Straordinario non ha previsto la discarica per la chiusura del ciclo all’interno dei confini di Roma Capitale (ATO 2).

IMPIANTI INTERMEDI TBM/TMB e TM

La rete degli impianti di trattamento biologico-meccanico, meccanico-biologico e solo meccanico (tbm/tmb e tm) rappresenta lo snodo cruciale di primo conferimento per la gestione dei rifiuti urbani indifferenziati nel Lazio.

Il Piano Regionale delinea per questi impianti una profonda fase di transizione tecnologica e strategica da qui al 2031.

Ruolo Attuale e Sovraccapacit

Funzione: nel 2023, hanno ricevuto la quasi totalità (circa il 93,3%, pari a oltre 1,201 milioni di tonnellate) dei rifiuti urbani indifferenziati della regione

Classificazione: i tbm/tmb e tm operanti nel Lazio sono classificati come impianti intermedi, poiché i loro flussi in uscita sono destinati agli impianti minimi finali di chiusura del ciclo

Resilienza di sistema: il Lazio dispone storicamente di una capacità impiantistica di trattamento autorizzata superiore al reale fabbisogno. Questa sovraccapacità è considerata un elemento di forza, in quanto garantisce la continuità del servizio anche in caso di manutenzioni (ordinarie o straordinarie) o chiusure improvvise di singoli impianti.

Transizione tecnologica: da tm a tmb

Il Piano registra un processo in corso per la trasformazione degli impianti tm in tmb. Questo avviene tramite la realizzazione di “biocelle” o linee di biostabilizzazione per trattare la frazione organica residua (il cosiddetto sottovaglio).

Evoluzione recente del quadro impiantistico: La rete ha subito notevoli mutamenti tra il 2022 e il 2025:

Chiusure e riduzioni: Albano Laziale (CMRC): a seguito di un incendio, le attività sono sospese dal 2016 e l’autorizzazione è stata revocata nel 2024. Roma, Malagrotta 2 (RC): a seguito di un incendio, le attività sono sospese da giugno 2022, allo stato attuale senza previsioni di ripristino. Roma, Malagrotta 1 (RC): ha riaperto a ottobre 2024 dopo l’incendio nel Natale 2023, ma con un layout semplificato (solo biostabilizzazione) per 187.000 t/a. Ulteriori lavori di ripristino sono in corso.

Nuovi avvii e adeguamenti completati:

Guidonia Montecelio (CMRC): entrato in funzione nel 2024, è al servizio esclusivo dei rifiuti di Roma Capitale (capacità operativa attuale 100.000 t/a su 190.000 autorizzate).

Castelforte (LT) e Pomezia (CMRC): nel 2024, entrambi hanno avviato le linee di biostabilizzazione, operando ora a tutti gli effetti come TMB (Pomezia ha anche collaudato un ampliamento a 380.000 t/a nel 2025).

oAprilia (LT) – nel 2025, MTS Ambiente (gruppo Rida Ambiente) ha avuto autorizzato un nuovo impianto meccanico da realizzare per 495.000 t/a (di cui massimo 165.000 t/a per rifiuti urbani indifferenziati). L’impianto prevede anche di produrre il css-c, combustibile da rifiuti in End of Waste: la procedura tecnico-normativa (letteralmente “cessazione della qualifica di rifiuto”) permette a un rifiuto, sottoposto a operazioni di recupero, di cessare di essere tale per diventare un prodotto o materia prima seconda; in questo caso, buono per la valorizzazione energetica, ad esempio, nei cementifici (quello di Buzzi a Guidonia M. è in fase autorizzativa proprio per sostituire parte del fabbisogno di carbon coke con css-c)

Rinnovi in corso: Sono in fase di riesame/rinnovo e definizione AIA gli impianti di Viterbo (Ecologia Viterbo), Colfelice (SAF), Cisterna di Latina (Refecta) e i tm privati di Rocca Cencia a Roma (Porcarelli). L’impianto di Aprilia (Rida A.) è stato invece già rinnovato nel 2023 per 409.200 t/a.

Prospettive future e riconversione (2028-2031): il ruolo dei tmb è destinato a ridimensionarsi nel corso del Piano:

Impatto del tmv di Roma: con l’entrata in esercizio del nuovo impianto di recupero energetico di Roma Capitale (previsto per il 2028), i rifiuti indifferenziati romani verranno conferiti direttamente al tmv, by-passando gli impianti intermedi.

Riconversione verso il riciclo (caso AMA Rocca Cencia): l’impianto pubblico tmb di Rocca Cencia (AMA), che attualmente opera solo come area di trasferenza per ordinanza commissariale, sarà riconvertito. Il progetto, già autorizzato, prevede la sua trasformazione in un impianto di trattamento delle frazioni secche riciclabili dei rifiuti urbani.

 IMPIANTI PER IL TRATTAMENTO DELLA FRAZIONE ORGANICA DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI (FORSU)

Il recupero della frazione organica è un settore in cui il Lazio supererà ampiamente il proprio fabbisogno, invertendo la tendenza storica all’esportazione. Oggi la gran parte di questi rifiuti è trattata in Veneto. Il fabbisogno stimato al 2031 è di 780.000 t/a. La capacità totale degli impianti (esistenti, in costruzione o autorizzati) potrà superare 1,9 milioni di t/a.

I NUOVI CRITERI DI LOCALIZZAZIONE PER NUOVI IMPIANTI

Rispetto al Piano vigente, il nuovo Piano Regionale stabilisce un quadro di regole precise per l’individuazione delle aree idonee e non idonee ad ospitare ogni singola tipologia di impianto, che le Province e la Città Metropolitana di Roma Capitale dovranno recepire in specifiche mappe territoriali entro un anno dall’approvazione del Piano.

La Metodologia di Valutazione – la scelta dei siti si articola in tre macrocategorie di fattori.

Fattori Escludenti (ES): precludono la localizzazione. Si dividono in a) tutela integrale (TI) e non ammettono alcuna deroga (ad es., aree esondabili, vincoli paesaggistici assoluti); b) condizionanti (CO) e possono essere superati solo tramite pareri favorevoli vincolanti o specifiche mitigazioni (ad es., aree di pregio agricolo, fasce di rispetto stradali).

Fattori di Attenzione Progettuale (AP): aree che richiedono approfondimenti tecnici specifici per valutare la reale fattibilità dell’opera, introducendo necessarie mitigazioni.

Fattori Preferenziali (PR): caratteristiche che favoriscono l’insediamento dell’impianto, come la presenza di aree industriali dismesse, la baricentricità rispetto alla produzione dei rifiuti e la buona accessibilità viaria.

Le Distanze Minime di Rispetto (Fattori Escludenti): il Piano fissa distanze minime precise dalle funzioni sensibili (ad es., scuole, ospedali ecc.) che operano come fattore escludente a tutela integrale (ES-TI), variando in base alla tipologia e alla pericolosità dell’impianto (vedi le schede specifiche con la sintesi schematica delle modiche rispetto al Piano vigente)

1.500 mt. per le discariche di rifiuti pericolosi e gli impianti di recupero energetico;
1.250 mt. per le discariche di rifiuti non pericolosi;
1.000 mt. per gli impianti tbm/tmb e tm, a tecnologia complessa, di trattamento dell’umido, di trattamento/stoccaggio di rifiuti speciali pericolosi, per le discariche di inerti;
500 mt. per gli impianti di trattamento/stoccaggio di rifiuti speciali non pericolosi, impianti di trattamento dei VFU (veicoli fuori uso) e per quelli autorizzati in procedura semplificata (per rifiuti non pericolosi).

I Centri Comunali di Raccolta (CCR) godono di un regime molto più flessibile per favorire la prossimità ai cittadini; a queste strutture non si applica la rigida classificazione di distanza escludente prevista per gli impianti. È richiesto uno studio di attenzione progettuale solo qualora il CCR venga a trovarsi a meno di 100 mt. da un centro abitato.

Deroghe per aree industriali: per gli impianti (in particolare quelli dediti al recupero di materia) previsti in “Zone Industriali/Produttive” già classificate per industrie insalubri, la Regione in fase di autorizzazione può valutare specifiche deroghe ai vincoli per favorire operazioni di simbiosi industriale e di economia circolare.


Giulio Zelli: “Rifiuti, per troppi anni la Tuscia ha sopportato un peso sproporzionato rispetto al resto del Lazio”

“Con il nuovo Piano regionale dei rifiuti si compie un passo decisivo verso un sistema più equilibrato, moderno e finalmente orientato all’autosufficienza. Viterbo non può e non deve più essere considerata la pattumiera del Lazio.

Per troppi anni la Tuscia ha sopportato un peso sproporzionato rispetto al resto del Lazio. Oggi, invece, si va finalmente nella direzione di una chiusura del ciclo dei rifiuti che punta su responsabilità diffusa, differenziazione, riciclo e una più corretta distribuzione degli impianti. Questa situazione, come noto, dipendeva dalle assurde clausole contenute nel precedente piano rifiuti, una delle tante eredità negative lasciateci dall’amministrazione Zingaretti. Il nuovo Piano, infatti, prevede il superamento del precedente assetto in cinque ATO e la nuova articolazione in due ambiti territoriali ottimali, con l’obiettivo di rafforzare la programmazione e rendere il sistema più efficiente.

Si tratta di una scelta che riconosce le specificità dei territori e che consente di guardare con maggiore concretezza agli obiettivi ambientali fissati dalla Regione: riduzione della produzione dei rifiuti, aumento della raccolta differenziata e diminuzione del ricorso alla discarica. Il documento fissa infatti il traguardo del 72,3% di raccolta differenziata entro il 2031 e della riduzione del 6% dei rifiuti prodotti.

È una direzione giusta, che va sostenuta con serietà e senza propaganda. Il Lazio ha bisogno di impianti, pianificazione e buon senso, non di emergenze continue. E Viterbo deve poter contare su regole chiare, tutele reali e sul pieno riconoscimento del valore del proprio territorio”.

Giulio Zelli 
Consigliere regionale e presidente della commissione Ambiente della Regione Lazio


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22 aprile, 2026

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