Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Per iscriversi al centro per l’impiego di Viterbo è obbligatorio parlare italiano? Ovvero, a Viterbo per lavorare è obbligatorio sapere l’italiano?
Domande che vogliamo rivolgere al prefetto Sergio Pomponio, al presidente della regione Lazio Francesco Rocca, alla ministra del lavoro Marina Elvira Calderone, ai consiglieri regionali Enrico Panunzi, Daniele Sabatini e Giulio Zelli, e ai deputati Mauro Rotelli e Francesco Battistoni. Il tutto in qualità di istituzioni competenti per i servizi per l’impiego, nonché rappresentanti del governo e del territorio.
Una domanda che vogliamo porre perché è quello cui ci siamo trovati di fronte, con un certo stupore derivante forse dalla nostra ignoranza, qualche giorno fa, quando un ragazzo e una ragazza nigeriani si sono rivolti alla Uila di Viterbo chiedendo aiuto per iscriversi al Centro per l’impiego (Cpi) di via Cardarelli a Viterbo. Due ragazzi che parlano solo inglese e che vogliono rinnovare il proprio permesso di soggiorno da studio ad attesa occupazione.
Va detto che l’iscrizione al Centro per l’impiego non è obbligatoria per tutti. È tuttavia assolutamente necessaria per il supporto all’inserimento lavorativo attraverso servizi di orientamento e accompagnamento al lavoro. Ed è quello che di fatto chiedevano i due ragazzi.
Visitando poi il sito internet della regione Lazio, che coordina i Cpi del territorio, leggiamo testualmente: “I cittadini provenienti da paesi non appartenenti all’Unione Europea che soggiornano regolarmente in Italia, possono iscriversi ai Centri per l’Impiego (CpI) e ricevere servizi utili per trovare lavoro, partecipare a corsi di formazione e svolgere attività lavorative”. E in tutto questo la conoscenza della lingua italiana non è citata affatto come presupposto per l’iscrizione al Centro.
Detto ciò, i ragazzi che inizialmente abbiamo indirizzato al Cpi di via Cardarelli con un foglio su cui stava scritto: “I signori si vogliono iscrivere all’ufficio di collocamento perché si sono laureati e devono dare disponibilità immediata al lavoro”, sono ritornati al sindacato con lo stesso foglio su cui qualcuno aveva aggiunto: “Al momento non parlano italiano”.
A quel punto abbiamo deciso di ritornare al centro di via Cardarelli insieme ai due ragazzi. Per chiedere spiegazioni e per sapere se fosse obbligatorio parlare italiano per potersi iscrivere al collocamento. La risposta è stata che se le persone non parlano la lingua italiana non è possibile spiegargli il patto che vanno a sottoscrivere in vista dell’iscrizione e che nessuno sarebbe inoltre disposto ad assumerli se non sanno la lingua tricolore.
Dopo qualche insistenza da parte nostra, vista la fermezza delle posizioni della dirigente nel non voler iscrivere i due ragazzi, siamo dovuti ritornare indietro un’altra volta.
Ma il dubbio resta e ci piacerebbe che, questa volta, a darci risposta siano le istituzioni competenti e i rappresentanti del territorio. Considerando anche che lo stato di cui facciamo parte, e di cui in questi giorni è stato festeggiato l’81esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo, a breve la festa dei lavoratori e tra un mese la nascita della Repubblica, si caratterizza per una Costituzione che fonda l’Italia sul lavoro (art. 1), considera tutti uguali (art. 2) e si impegna pure a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3).
Non solo, a Viterbo c’è anche un’università, l’Unitus, che in questi ultimi anni, come molti atenei in Italia, ha attivato con successo diversi corsi di laurea in lingua inglese dove gli studenti che si iscrivono, come i due ragazzi che si sono rivolti al nostro sindacato, vengono da tutto il mondo senza sapere una parola d’italiano.
Eppure nessun rettore o docente si è mai azzardato a cacciarli, considerandoli invece una risorsa importante. Studenti, come i due ragazzi che si sono rivolti alla Uila, che prima studiano in lingua inglese, cosa presentata da tutti come valore aggiunto anche per il territorio, poi si vedono negare l’iscrizione al centro per l’impiego proprio perché sanno solo l’inglese.
Le domande che vogliamo quindi rivolgere a istituzioni e rappresentanti del territorio, invitandole anche, se del caso, ad intervenire, sono le seguenti: 1) C’è forse una legge, un decreto legislativo, un decreto legge, una qualsiasi delibera o circolare che impedisce, a chi non parla l’italiano, di iscriversi al centro per l’impiego? 2) Laddove un ufficio pubblico si dovesse trovare di fronte a una persona che non parla l’italiano, non dovrebbe attivarsi con un proprio dipendente o un mediatore che parla almeno una lingua della comunità europea per poter rispondere alle sue richieste? Non sarebbe questo, in qualche modo, anche un diritto della persona che si rivolge a un ufficio pubblico?
Ad esempio Asl, ospedali (salute), tribunale (giustizia), comune (amministrazione), forze dell’ordine (sicurezza) lo fanno. Perché il Centro per l’impiego non fa altrettanto? Forse perché personale e dirigenti del Cpi di Viterbo non sanno una parola d’inglese e si sono sentiti pertanto in diritto di rispedire a casa i due ragazzi in questione? Chi, dunque, non sa la “lingua”?
Stiamo inoltre parlando di lavoro, un bisogno fondamentale se non addirittura decisivi per l’esistenza di un individuo. Non solo, ma i concorsi per entrare nella pubblica amministrazione non prevedono anche la conoscenza di una lingua straniera? Infine, terza e ultima domanda, chi l’ha detto, Cpi di Viterbo a parte, che un’azienda non voglia poter assumere due ragazzi che parlano, per il momento, soltanto l’inglese?
Molte aziende agricole, l’esperienza a noi più vicina, assumono spesso persone che parlano solo inglese, francese, bambara, wolof, urdu, bengalese eccetera. Persone che poi imparano l’italiano, ma che nel frattempo lavorano e portano a casa uno stipendio per se e per le proprie famiglie.
Antonio Biagioli
Segretario generale Uila Lega Intercomunale di Viterbo
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