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Agricoltura - Il presidente Asta Fernando Monfeli sull'importanza della corilicoltura per il territorio e per l'ambiente

“I noccioleti sottraggono all’atmosfera circa 1,59 milioni di tonnellate di CO2 all’anno”

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Fernando Monfeli

Fernando Monfeli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Nella Tuscia, la corilicoltura non è solo economia: è la barriera invisibile che protegge l’ambiente, combatte il cambiamento climatico e tiene vive le nostre comunità contro lo spettro dello spopolamento.

Quando si parla di nocciole nella Tuscia, spesso ci si sofferma solo sui numeri del mercato o sulla qualità del prodotto. Ma c’è una verità più profonda, incisa nel paesaggio del nostro territorio, che merita di essere gridata con forza: noi produttori siamo i custodi di un patrimonio che respira e protegge.

I numeri che dimostrano questa oggettiva verità parlano chiaro e sono impressionanti. I circa 27.000 ettari di noccioleti che ricamano il nostro territorio non sono semplici campi agricoli, ma una gigantesca infrastruttura verde.

Secondo i dati scientifici sull’assorbimento della biomassa, un ettaro di noccioleto adulto può sequestrare mediamente 58,8 tonnellate di anidride carbonica ogni anno. Facendo i conti, le nostre coltivazioni sottraggono all’atmosfera circa 1,59 milioni di tonnellate di CO2 all’anno.

Per dare una proporzione tangibile, è come se i noccioleti della Tuscia cancellassero ogni anno l’impronta ecologica di oltre 220.000 cittadini. Non siamo solo agricoltori; siamo, nei fatti, i principali attori della transizione ecologica del territorio.

Ma il nostro ruolo non si ferma all’aria che respiriamo. Coltivare significa presidiare. Laddove c’è un noccioleto curato, non c’è spazio per l’abbandono, il degrado idrogeologico o, peggio, per le speculazioni edilizie e industriali che vorrebbero degradare il cuore della nostra provincia.

La presenza capillare delle nostre aziende garantisce la manutenzione dei versanti, la pulizia dei canali e la tenuta di un paesaggio che è l’identità stessa della Tuscia. Senza la fatica quotidiana dei produttori, migliaia di ettari cadrebbero nell’incuria, diventando vulnerabili a incendi e dissesti, o finirebbero nelle mani di chi vede la terra solo come una superficie da sfruttare.

C’è però una sfida ancora più difficile della crisi climatica: l’abbandono dei piccoli borghi. In un’epoca in cui le aree interne d’Italia soffrono la fuga dei giovani e la chiusura dei servizi, la Tuscia resiste grazie alla sua spina dorsale agricola.

L’economia della nostra provincia poggia sulle spalle di chi ogni giorno scende in campo. Noi produttori siamo l’ultimo argine allo spopolamento. Le nostre aziende creano lavoro, mantengono vive le famiglie sul territorio e sostengono l’indotto dei paesi. Finché ci sarà un noccioleto da accudire, ci sarà una comunità che abita la Tuscia, che ne mantiene le tradizioni e che ne garantisce il futuro.

Sostenere la corilicoltura della Tuscia non significa solo difendere un settore economico, ma proteggere l’ossigeno, la terra e la vita stessa della nostra gente. Siamo l’anima verde di questa terra, e continueremo a esserlo.

Fernando Monfeli
Presidente Asta (Associazione spontanea per la tutela degli agricoltori)


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28 aprile, 2026

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