Viterbo – Spreco alimentare, istituzioni e volontariato a confronto al Festival del volontariato.
Alla sala Regia del comune di Viterbo si è svolto il convegno che apre il XIX Festival del volontariato: istituzioni, ricerca e terzo settore uniti attorno allo spreco alimentare, tema insieme sociale, ambientale ed economico.
C’è una ricchezza a Viterbo che non si misura in cifre. Si misura in tempo — tempo sottratto alla vita quotidiana e donato agli altri, ogni giorno, con gratuità e con cura. È la ricchezza del volontariato, quella che anima silenziosamente il tessuto sociale della Tuscia e che il 4 maggio ha trovato voce e spazio nella sala Regia del Comune, gremita per il convegno “Cibo che vale: politiche nazionali antispreco e sfide regionali”. L’evento apre il XIX Festival del Volontariato, che animerà la città per tutto il mese di maggio, ed è promosso da Viterbo con Amore Odv con la Consulta comunale del volontariato, presieduta da Raimondo Raimondi e il comune di Viterbo.
Il cibo. Non un tema qualunque. Avere cibo sulla tavola, poter sfamare la propria famiglia: è dignità, prima ancora che nutrizione. Ed è attorno a questa consapevolezza che si è sviluppata una giornata intensa, con voci che hanno attraversato tutti i livelli — dal locale all’europeo — restituendo un quadro in cui Viterbo non è periferia del cambiamento, ma protagonista.
A dare il benvenuto la sindaca Chiara Frontini, che ha ricordato come già nel 2023 il Comune avesse avviato una progettualità strutturata sulle politiche del cibo, mettendo insieme realtà diverse in una rete virtuosa di buone pratiche. Una costruzione collettiva di cui la grande partecipazione in sala era essa stessa testimonianza. In rappresentanza del comune Patrizia Notaristefano e Rosanna Giliberto, la prima ex e la seconda attuale assessore ai servizi sociali.
Dal Parlamento Europeo è intervenuta la vicepresidente Antonella Sberna, a testimoniare che il tema dello spreco alimentare non conosce confini amministrativi. Dalla Regione Lazio i consiglieri Daniele Sabbatini e Marietta Tidei hanno illustrato la proposta di legge regionale — bipartisan, ancora in commissione sanitaria, ma con un finanziamento nella legge di stabilità come primo strumento operativo per i Comuni. La norma prevede uno sconto Tari per chi dona, campagne educative per i cittadini e nuovi strumenti di sostegno per il terzo settore. Un dato ha colpito la sala: ogni cittadino spreca in media mezzo chilo di cibo a settimana. E il 60 per cento degli sprechi, ha ricordato Aldo Mattia, presidente del Banco Alimentare Lazio, avviene nelle nostre case.
La cornice legislativa nazionale porta la firma di Chiara Gadda, deputata e autrice della legge 166 del 2016 — pietra miliare per quanto riguarda le politiche antispreco, legge che ha dato nuova definizione all’eccedenza definendola non scarto ma prodotto invenduto e che ha fiscalmente liberato le donazioni alimentari delle imprese semplificandole. Ma la legge, ha spiegato Gadda, è anche fantasia: le eccedenze non si distribuiscono soltanto, si trasformano. Fragole diventano marmellata. Prodotti invenduti trovano nuova vita. “Guardiamo il bicchiere mezzo pieno”, ha concluso, annunciando per il 6 ottobre un incontro nazionale sull’attuazione della norma.
L’Università della Tuscia ha portato il contributo della ricerca con Silvio Franco e Clara Cicatiello, che da anni lavorano su progettualità tese ad analizzare i flussi di spreco nella fase di distribuzione sul territorio, supportando quindi territorio con la ricerca. Scienza e pratica che camminano insieme.
Tra i presenti in sala il vicepresidente del Consiglio Regionale del Lazio Enrico Panunzi, il presidente del Csv Lazio Mario De Luca che ha portato il suo importante contributo sul cibo e il suo valore e numerosi amministratori comunali e regionali.
Alla fine della giornata il microfono è andato a chi lavora sul campo, alle associazioni che raccolgono, donano. Luca Zoncheddu, direttore della Caritas diocesana di Viterbo ha raccontato di come nel 2024 tre associazioni — Viterbo con Amore, Croce Rossa e Caritas — abbiano firmato un protocollo dando vita alla Filiera Solidale del Cibo a Viterbo, una rete strutturata per il recupero delle eccedenze alimentari. Come è stato possibile, senza rivalità, senza gelosie, chiede qualcuno. La risposta di Luca Zoncheddu è chiara, non guardandosi tra loro, tra associazioni, ma guardando avanti: alle persone da aiutare. E poi, con estrema lucidità ha affermato che i numeri delle famiglie e dei singoli aiutati non sono un vanto. Sono una sconfitta. Finché qualcuno ha bisogno di un pacco alimentare, qualcosa non ha funzionato. La dignità dell’uomo viene prima di ogni statistica.
Di quella dignità è testimone ogni mattina l’emporio solidale di Viterbo con Amore, dove oltre ai prodotti confezionati, il pane fresco, i lievitati, la pizza, le verdure donate dagli esercenti locali diventano il fabbisogno quotidiano di tante famiglie viterbesi. Non pacchi anonimi: cibo vivo, cibo di ogni giorno.
A chiudere, con la pazienza e l’umiltà di chi ha organizzato tutto lasciando parlare gli altri, Domenico Arruzzolo di Viterbo con Amore. Ha riportato l’attenzione dove essa doveva stare: sui volontari. Su quel tempo prezioso che ogni giorno, gratuitamente, qualcuno sceglie di dedicare agli altri. È lì l’anima di tutto questo.
E da lì riparte tutto: dalla gratuità, dalla cura, da una città che non aspetta che le soluzioni arrivino dall’alto ma le costruisce ogni giorno, dal basso, con le mani e con il cuore.
Patrizia Prosperi
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