Viterbo –Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Non dimentichiamoci delle transgender che per sbarcare il lunario svolgono il lavoro di sex workers nei propri appartamenti.
L’attività della prostituzione per le trans spesso è scelta obbligata indotta dall’isolamento in un tessuto sociale d’arrivo spesso non inclusivo in cui la poca conoscenza della lingua e la mancanza di titoli di studio spendibili in Italia provoca un aggravio della situazione. A Viterbo sono molte le trans che svolgono questo tipo di attività in appartamento e vasta la clientela che richiede le più svariate prestazioni alle ragazze “she-male“.
Tuttavia le molte operatrici di questo settore nella nostra città costituiscono un sommerso senza garanzie a livello di sicurezza e fuori da ogni integrazione sociale.
Sarebbe dunque il caso di dare più sicurezza alle sex worker transgender, ovviamente in attesa che la prostituzione venga riconosciuta come professione a livello di normativa del lavoro.
Bisognerebbe facilitare l’accesso ai consultori medici per la prevenzione delle malattie veneree e dell’Hiv oltre a un accesso facilitato allo screening mammografico da cui le transgender sono ancora escluse se non inserite in un progetto specifico.
Ricordiamo infatti che chi sta svolgendo la transizione ormonale ha lo stesso rischio di malattie oncologiche al seno della donna cisgender.
Ovviamente bisogna dare opportunità di un collocamento più accessibile anche alle ragazze in transizione che vengono dall’estero e comunque sia rendere più dignitosa possibile la situazione di chi volontariamente voglia intraprendere l’attività di sex worker lontano da qualsiasi coercizione e sfruttamento.
Emanuel Alison Flamini
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