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Viterbo – La figlia Antonella durante la cerimonia civile alla Fattoria di Alice per l’ultimo saluto a Vito Ferrante - Il Sodalizio dei facchini annuncia che il 3 settembre sarà ricordato durante la girata della macchina di Santa Rosa - FOTO E VIDEO

“Ti prometto, babbo mio, che proseguirò le lotte che tu hai fatto, ogni giorno…”

di Patrizia Prosperi
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“Ti prometto, babbo mio, che proseguirò le lotte che tu hai fatto, ogni giorno…”. La figlia Antonella durante la cerimonia civile alla Fattoria di Alice per l’ultimo saluto a Vito Ferrante fondatore di Afesopsit (Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici).

Viterbo - Il funerale di Vito Ferrante

Viterbo – Il funerale di Vito Ferrante


Viterbo perde uno dei suoi figli più tenaci. Vito Ferrante se n’è andato il 29 aprile, a 79 anni, pochi giorni dopo la figlia Vittoria, portando con sé decenni di battaglie, di presidi, di tavole apparecchiate per tutti, di diritti conquistati uno a uno per chi non aveva voce.

Ieri, nella sua amata Fattoria di Alice, in strada Tuscanese, la città gli ha dato l’ultimo saluto con una cerimonia civile intensa e partecipata. Parcheggio pieno, tante persone, tanti amici. E una notizia che suona come un riconoscimento straordinario: il 3 settembre, durante una delle girate della macchina di Santa Rosa, Vito Ferrante verrà ricordato. Lo ha annunciato il rappresentante del Sodalizio dei facchini, un onore raro e profondamente viterbese.


Presenti in numero significativo e trasversale i rappresentanti delle istituzioni: la sindaca Chiara Frontini, il vicepresidente del consiglio regionale Enrico Panunzi, i consiglieri comunali Alessandra Troncarelli, Alvaro Ricci, Francesca Sanna. Inoltre Alessandro Mazzoli, Maurizio Palozzi, l’assessore comunale Emanuele Aronne, Giuseppe Parroncini, Valerio De Nardo. La scaletta dell’evento, moderata da Peppe Sini, ha dato la parola a chi aveva condiviso con Vito le battaglie quotidiane, non ai politici. Una scelta precisa, coerente con chi era lui. Il Silenzio, brano musicale eseguito con la tromba, e la preghiera del parroco, presente senza abito talare, commosso fino alle lacrime, hanno aperto la cerimonia insieme alla figlia Antonella.

È stata la figlia Antonella a portare la testimonianza più toccante: “Se potessi ti chiederei come fare, babbo mio. Ti chiederei: come faccio, babbo mio, a proseguire senza di te? So già che tu mi risponderesti: devi andare avanti, la vita è così.” E poi la promessa: “Ti prometto, babbo mio, che proseguirò le lotte che tu hai fatto, ogni giorno, fino all’ultimo della mia vita”. Alla fine della celebrazione: “Grazie di cuore a tutti. Avevamo bisogno di sentirvi così vicini”.

Viterbo - Il funerale di Vito Ferrante

Viterbo – Il funerale di Vito Ferrante – La figlia Antonella


Peppe Sini ha tracciato il profilo morale di Vito: “Per tutta la vita ha saputo che devi lottare contro il male facendo il bene. Così le persone si liberano. Il nome di tutto ciò è nonviolenza. Vito era quella persona buona che non solo aiutava tutti, ma ascoltava tutti. Ha resistito davanti a un diluvio di dolore, ultimo la perdita della figlia Vittoria”.

Maurizio Casciani di Sorrisi che Nuotano Eta Beta ha ricordato una foto emblematica: Vito seduto davanti a un pensiero di Basaglia sulla contenzione. “Tutta la vita di Vito è stata improntata sul concetto di libertà – ha detto Casciani -. Libertà ai malati e libertà alle loro famiglie.” E ancora: “Vito non era una persona facile al sorriso, ma se volevate vederlo felice dovevate portarlo qui, nella sua fattoria. Ogni giorno a pranzo c’era sempre la tavola apparecchiata, la buona cucina e il sorriso”.

Daniela Pezzi della Caritas Roma ha ricordato: “Le battaglie si vincono andando anche controvento. E noi siamo andati controvento. Vito lo sa”. Saverio Senni dell’Università della Tuscia, in una lettera, ha ricordato come già nel 1998 Vito avesse intuito il ruolo terapeutico di animali e verde, quello che oggi chiamiamo agricoltura sociale. Walter Toscas, genitore Afesopsit, ha ricordato un uomo che non si risparmiava mai: dove serviva, c’era.

Viterbo - Il funerale di Vito Ferrante

Viterbo – Il funerale di Vito Ferrante


Anna Maghi dell’associazione Erinna ha portato anche una denuncia: “Ci succede che ci chiedono aiuto donne con problemi psichici che non possono accedere a una casa rifugio”. E ha chiuso citando Basaglia: “Noi dobbiamo convincere, non vincere”.

Domenico Arruzzolo di Viterbo con Amore, a nome di tutto il volontariato, ha sintetizzato l’insegnamento di Vito in tre punti: non seguire il consenso, essere la pietra storta, riconoscere il valore politico del volontariato. E ha preso un impegno pubblico: “Tutto il volontariato sarà vicino all’Afesopsit perché la sua idea possa continuare a camminare”.

Una suora di Villa Rosa ha ricordato Vito scultore, citando un tabernacolo donato alla clinica. Perché Vito non era solo battaglia, era anche bellezza. L’Afesopsit lo ha salutato con parole che guardano avanti: “Ciao Vito, sei stato un faro che non si è spento. Abbiamo bisogno della vostra potente energia, tua e di tua figlia Vittoria. Ciao Vito, ciao Vittoria”. E a tutti, in vita, Vito aveva detto: “Voi mi odiate, io per dispetto vi amo tutti.” L’Anpi era presente con la sua bandiera. La cerimonia si è chiusa sulle note di Bella Ciao.

Fondatore nel 1993 dell’Afesopsit, consigliere comunale di Viterbo dal 1990 al 1995, presidente del circolo Arci di Pianoscarano e della consulta dipartimentale per la salute mentale della Asl di Viterbo, scultore. Tenace e intransigente nella difesa dei diritti, per Enrico Panunzi, secondo una recente dichiarazione, Vito era “un pungolo continuo” per chiunque avesse responsabilità politiche o tecniche.

Nel gennaio 2012 organizzò con l’Afesopsit un sit-in davanti al comune, sindaco era Giulio Marini, durato 21 giorni e 21 notti in pieno inverno, per chiedere più risorse per dipartimenti di salute mentale, servizi per le tossicodipendenze e neuropsichiatria infantile. Il consiglio comunale approvò all’unanimità un documento per Asl e regione. Il presidio si chiuse con un’assemblea e una festa, perché Vito sapeva tenere insieme la lotta e la gioia di stare insieme.

Vito Ferrante diceva: “Se ci fosse uno stato di diritto non ci sarebbe bisogno di un’associazione che difende i diritti di quelle persone che, specialmente in certi momenti particolari della loro vita, si trovano maggiormente in difficoltà. Le persone che hanno un disagio mentale, quando hanno quei picchi di disagio, sono le persone più fragili che esistono al mondo”.

La sua eredità più visibile è alla Fattoria di Alice, in strada Tuscanese, nata grazie alla donazione dei coniugi Carlo Pesciotti e Teresa Blasi. Lì, nel 2022, fu inaugurato il Giardino Primavera, dal cognome di una ragazza con disagio psichico che non ce l’ha fatta. Vito Ferrante lascia la moglie, due figli, nipoti e una famiglia che lo ha sempre sostenuto. Pochi giorni prima di lui se n’era andata la figlia Vittoria, amata e difesa nei suoi diritti fino all’ultimo.

Patrizia Prosperi


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10 maggio, 2026

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