Viterbo – Viterbo capitale europea della cultura: ecco nome, logo e sito. Il progetto lanciato due anni fa dal comune di Viterbo fa un passo avanti. Cambia infatti l’intestazione della candidatura, che non riguarda più soltanto il capoluogo ma si estende all’intera provincia. La nuova formula scelta è “Viterbo Tuscia 2033”. Presentato anche il simbolo ufficiale: una “V”, anzi tre “V” intrecciate tra loro fino a formare una sorta di stella. I tre vertici richiamano i luoghi simbolo della città: Palazzo dei Papi per l’identità storica, il quartiere San Pellegrino per il patrimonio architettonico e la macchina di Santa Rosa per la tradizione, gli eventi e la cultura.
Candidatura a capitale europea della cultura – Chiara Frontini, Alessandro Romoli e Alfonso Antoniozzi
La presentazione ufficiale del “pacchetto” si è svolta oggi nella sala del consiglio della provincia di Viterbo, con il presidente Alessandro Romoli a fare gli onori di casa insieme alla sindaca Chiara Frontini. Presenti anche numerosi sindaci e amministratori dei comuni della Tuscia che nei mesi scorsi hanno votato le delibere di sostegno alla candidatura: al momento sono 51, ultimo dato fornito durante l’incontro. Ancora non è arrivata invece la delibera della regione Lazio, che però fa già parte del comitato promotore.
“Questa è una opportunità storica: proporre Viterbo Tuscia capitale europea della cultura 2033. Il sostegno da parte di 51 amministrazioni denota grande partecipazione. Tutti noi vogliamo sostenere questo percorso e vedere protagonista la nostra terra operando nella difesa di ambiente, agricoltura, turismo, prodotti tipici, centri storici e qualità della vita – ha dichiarato Romoli, lodando la “proposta lungimirante” dell’amministrazione comunale di Viterbo -. È una possibilità alla portata del nostro territorio. Un territorio prende consapevolezza della propria identità, non più bassa Toscana o alta provincia di Roma. L’impatto economico che avrà ci porta a impegnarci per il perseguimento di questo fine”.
Candidatura a capitale europea della cultura – Il logo
La sindaca Frontini ha spiegato invece il motivo della candidatura estesa a tutta la Tuscia. “Ringrazio tutti i consigli comunali che hanno approvato il sostegno a questa candidatura. Tutte le delibere sono state approvate all’unanimità e non sono solo un atto formale, ma un atto politico. Un territorio riesce ad alzare l’asticella delle proprie ambizioni. La candidatura non è di una città che chiede sostegno, ma di un sistema che decide di raccontarsi con lenti di lettura nuove, innovative e rigenerative. Volevamo fosse una dichiarazione di identità di un territorio unico. La Tuscia trova in Viterbo il suo naturale baricentro”.
Secondo la sindaca, “il processo di candidatura non è un evento spot, ma un processo di trasformazione territoriale”. Frontini ha parlato della volontà di “lasciare una eredità che va oltre i nostri mandati” e di costruire “un metodo di cooperazione”. “Trasformare la bellezza del territorio in strategia di promozione è un atto di sostenibilità territoriale. Vi chiediamo di essere coautori e protagonisti di questo processo. Auspico che questo progetto entri nelle scuole e nelle imprese perché pensiamo possa incidere sulla trasformazione, sulla sostenibilità e sulla competitività di una provincia. Al di là del risultato, lavorare insieme è già un successo”.
Alfonso Antoniozzi
Poi la parola è passata all’assessore con delega alla candidatura Alfonso Antoniozzi. “Ci sono momenti nei quali una comunità decide se limitarsi ad amministrare il presente o tentare di immaginare il proprio destino. Questa candidatura appartiene alla seconda possibilità, quella più difficile e rischiosa”, ha dichiarato. “Viterbo e Tuscia non vogliono limitarsi a custodire il proprio passato ma tornare a essere un luogo che produce contemporaneità culturale partendo dalla propria storia. Viterbo sta provando a uscire dalla logica del depauperamento culturale permanente e dall’idea della cultura come comparto decorativo evocato nei convegni per poi essere sacrificato nei bilanci”.
Candidatura a capitale europea della cultura – La riunione con sindaci della Tuscia
“La cultura non è una successione casuale di eventi – ha aggiunto Antoniozzi –. Non è il riempimento compulsivo di un calendario. Non è la fotografia dell’assessore con il personaggio famoso. La cultura, per l’Europa, deve essere costruzione di una identità contemporanea. Creare cittadini più consapevoli e giovani che non sentano il bisogno di andarsene per trovare stimoli intellettuali. L’Europa premierà un territorio capace di trasformare la propria memoria in maniera contemporanea e qui entra in gioco tutta la provincia”.
Sono poi intervenuti diversi amministratori. Il primo a prendere la parola è stato Antonio Rizzello, sindaco di Grotte di Castro: “Ogni volta che questo territorio ha saputo progettare insieme ha vinto le sue battaglie. L’esempio è la nascita dell’Università della Tuscia. Dobbiamo essere veramente Viterbo e Tuscia”: Per Rizzello non bisogna lasciare indietro nessuno e “tenere conto anche dei punti deboli del territorio”. Interventi anche della vicesindaca di Montefiascone Rosita Cicoria, della vicesindaca di Vignanello Sabrina Sciarrini e del sindaco di Bomarzo Marco Perniconi, tutti pronti a collaborare per raggiungere l’obiettivo.
Preoccupazione per il futuro del territorio è stata espressa dal sindaco Giuseppe Cesetti: “Nel 2033 la Tuscia sarà ancora bella così o deturpata da tutti gli impianti eolici, pannelli solari o dal deposito di scorie radioattive? Questa è la mia preoccupazione. Se vogliamo raggiungere questo scopo dobbiamo difenderci con tutte le forze da questo assedio. Alcuni comuni sono di manica larga, altri invece provano a tenere duro. E bisogna tenere duro”.
Tra gli altri interventi anche quello di Luca Profili, che ha portato l’esperienza della candidatura di Bagnoregio a capitale italiana della cultura 2025. Un percorso che non si concluse con la vittoria, ma che – ha spiegato – ha lasciato comunque in eredità numerosi progetti che il comune sta ancora portando avanti.
Simone Lupino
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