– Giotto, sulla catena di negozi d’elettronica il cerchio si chiude.
In cinque sono finiti agli arresti domiciliari, sono accusati di bancarotta fraudolenta per un crac da settanta milioni di euro.
Si tratta di quattro imprenditori romani, padre e tre figli, nei ruoli rispettivamente d’amministratore e soci e un commercialista abruzzese.
Secondo l’accusa avrebbero provocato in modo doloso il fallimento della società Mediasonicroma srl che aveva la proprietà della catena Giotto.
Il fallimento è stato dichiarato nel dicembre 2010.
Erano più di trenta i megastore gestiti dalla società, di cui due a Viterbo, rimasto poi soltanto uno sulla Tangenziale ovest.
Stando agli accertamenti da parte della guardia di finanza di Roma, la famiglia d’imprenditori, su consiglio del commercialista, avrebbe fondato alcune società in cui sono stati trasferiti liquidità e merci in magazzino per un valore di circa trenta milioni di euro, per poi essere trasferite in Portogallo, unendole ad altre società del posto.
In questo modo le nuove società, prive di debiti, subentravano nella gestione con contratti d’affitto fittizi, mentre la Mediasonicroma rimaneva senza merci e in passività. Fino ad arrivare al fallimento.
Dei settanta milioni di deficit, ventiquattro sarebbero nei confronti dell’Erario e due e mezzo, fra stipendi ed emolumenti per i dipendenti.
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