Civita Castellana – Riceviamo e pubblichiamo – Oggi vogliamo nuovamente dire grazie al Partito democratico, perché ancora una volta non ha perso l’occasione di mostrare ai civitonici come, qualora arrivasse al governo della città col proprio candidato sindaco Danilo Corazza, riporterebbe Civita Castellana indietro di un millennio almeno.
Stavolta le fatiche democratiche del capogruppo Pd in consiglio comunale, il capolista dem della lista di Corazza, Simone Brunelli, si sono concentrate tutte sulla scuola Gianni Rodari. Che l’amministrazione Giampieri ha restituito alla comunità dopo dieci anni di chiusura: un risultato che il Pd non è riuscito a centrare quando ha governato ma che oggi tenta invece di sminuire, proponendo “altre soluzioni” non attuabili e che comunque metterebbero a rischio l’incolumità dei cittadini più esposti, vale a dire i bambini.
Le criticità della scuola Gianni Rodari, ripercorriamo un po’ di storia, risalgono a molto tempo prima dell’intervento dell’amministrazione Giampieri. Va, infatti, ricordato, che a scegliere di effettuare l’adeguamento sismico esclusivamente sul blocco B con ingresso su via Allende – cioè quello riqualificato e riaperto dal sindaco Luca Giampieri, lo stesso che verrà completato con i lavori sul secondo piano per avere a disposizione più aule e più spazi fruibili -, senza poi far nulla per riqualificare anche il blocco A con ingresso su via Minio, è stata l’amministrazione a trazione Pd guidata da Gianluca Angelelli. La quale poi ha mandato l’iter realizzativo talmente alla lunga che il primo stralcio, opportunamente recuperato dalla giunta Giampieri, era finito in avanzo vincolato.
Fosse stato per il Pd, oggi gli alunni della Rodari farebbero ancora lezione nell’ex tribunale. Tutto documentabile, e Brunelli dovrebbe saperlo, perché gli atti parlano chiaro. Così come è chiaro che quella fu una scelta politica del Comune di allora, una scelta del PD, una scelta assunta da Angelelli nonostante avrebbe avuto certamente più senso all’epoca puntare sul blocco A, più grande e funzionale, rispetto a quello B.
Sentire il Partito democratico, il capogruppo PD Brunelli e il candidato Corazza oggi parlare di recupero del blocco A per riportarci la scuola Rodari fa, dunque, onestamente sorridere. Perché il Pd dovrebbe anche avere il coraggio di dire alla cittadinanza che adeguare secondo la normativa vigente il comparto A, troppo ampio per la reale utenza delle sole attuali nove classi della Rodari, avrebbe un costo esorbitante che nessuna amministrazione comunale potrebbe realisticamente sostenere. Tantomeno con gli sbandierati “patti di comunità”, che nel caso di una scuola elementare non possono eludere, come invece racconta Brunelli, le norme sulla sicurezza.
Ottenere deroghe per il blocco A in riferimento alla normativa antisismica in luoghi destinati a bambini è semplicemente una castroneria per chiunque conosca le regole amministrative. Una castroneria che non si può raccontare ai cittadini. Se il Pd queste regole non le conoscesse sarebbe grave, ma lo sarebbe, infatti, ancora di più se in realtà le conoscesse ma mentisse deliberatamente alle persone, sfruttando un tema sentito come la scuola Rodari.
Raccontare alle famiglie che l’istituto Rodari potrà tornare nel blocco A è gettare fumo negli occhi. Senza il minimo senso di responsabilità e senza avere la benché minima idea delle norme e delle procedure amministrative.
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