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Politica - Intervista al sindaco Lucia Catanesi dopo l'uscita dal partito di Bersani

Ecco perché questo Pd non va…

di Paola Pierdomenico
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Lucia Catanesi

– “Non tornerò indietro”.

Lucia Catanesi, sindaco di Marta, non torna sui suoi passi. Anzi, non conosce proprio il significato di questa espressione. E’ decisa. Si è detta fuori e fuori resta. Senza se e senza ma.

Cambiano i nomi, ma non le linee politiche. Le discussioni rimangono nelle stanze del potere. E chi si impegna in prima linea è spesso lasciato solo. A tutto questo lei non ci sta.

Ha lasciato il Pd, dichiarandosi indipendente perché ha detto di essere stata lasciata sola durante la campagna elettorale. E’ l’unico motivo?

“E’ la goccia che ha fatto traboccare il vaso – afferma la Catanesi -. Dietro c’è un percorso sofferto e di combattimento che ho fatto all’interno del partito. Prima abbiamo fatto le primarie… e le secondarie – dice in tono quasi annoiato – per dare uno slancio nuovo e iniziare un percorso unitario. Ma i sistemi rimangono sempre uguali…

Ho accettato la segreteria di Andrea Egidi, anche se mi ero schierata con Enrico Panunzi. Credevo che un cambiamento avrebbe potuto far risorgere dalle ceneri il partito e ho accettato tutto. Ma le cose non cambiano e non ci si occupa veramente dei problemi della gente. Un piccolo esempio: la questione dell’acqua nelle ristorazioni. Una cosa che doveva essere affrontata subito e io l’ho fatto. Da sola, però. Certe questioni non si devono fermare alle chiacchiere o ai dibattiti all’interno di un partito o di un gruppo. Ci vogliono i fatti”.

La sua è una scelta definitiva o una fase di riflessione?

“Chi scrive e poi torna indietro non ha stile. Nel momento in cui si decide, prima si riflette e si pondera. Non lo si fa dall’oggi al domani e quando una decisione è presa, è presa. Chi mi conosce sa come sono fatta. Tornare indietro è come morire… perdi la tua personalità”.

Questo malessere lo ha evidenziato anche dopo il passaggio dall’area di Parroncini a quella di Sposetti?

“Diciamo che il malessere era generale, perché comunque il dibattito, come ho scritto nella mia dichiarazione, avveniva solo in funzione di scelte basate sul principio delle poltrone e degli scambi. Bisogna abbandonare gli interessi personali e pensare al benessere di un partito per superare le discussioni inutili”.

Come giudica il silenzio di Egidi alle sue esternazioni?

“Credo Egidi abbia capito, riflettuto e letto attentamente il mio messaggio, tenendo conto del percorso di militanza incondizionata, asservita, costante, seria e fiduciosa che ho avuto all’interno del partito. Credo stia facendo le sue riflessioni…”.

Si aspettava una reazione diversa?

“Nooooo – esclama -. Egidi è molto riflessivo. Non agisce mai all’istante, anzi penetra i problemi e li analizza. Starà valutando e cercando le motivazioni che mi hanno portato a questa decisione”.

E Sposetti…

“Sposetti è sempre stato cordiale e aperto. Non ha mai vincolato nessuno, rispettando le decisioni degli altri. E anche questa volta, credo, abbia preso atto e riflettuto. Farà le sue considerazioni”.

Qualcuno l’ha contattata per farla ritornare sui suoi passi?

“No, la maggior parte delle telefonate e dei messaggi è arrivata da parte di gente del partito che condivide il malessere. E ce n’è tanta. Anche loro avrebbero voluto fare quello che ho fatto io, ma gli è mancato quel pizzico di coraggio in più”.

Secondo lei, quali sono i problemi del Pd?

“Sono gli stessi che poi hanno gli altri partiti, come il Pdl. Il problema di fondo è che la politica non è più al servizio della gente, ma degli interessi e dei particolarismi. Quando ci sganceremo da questo sistema, potrà rinascere un concetto ideologico di politica, potranno rinascere i partiti e i politici scelti dalle persone”.

E cosa ne pensa del dibattito sulle primarie nato di recente all’interno del centrosinistra?

“Se sono fatte nel loro significato originario, allora hanno una ragion d’essere. Se invece si tratta dei soliti sistemi organizzati all’interno di un partito, allora diventano inutili. Servirebbero solo a creare liti e scollamenti, come è successo all’interno del nostro partito negli ultimi anni. Si deve dare alla gente la possibilità di scegliere obiettivamente, senza interferenze politiche”.

Si è dichiarata indipendente, ma ha dei progetti?

“No, sono indipendente e sto vicino alla gente – afferma, ridendo e dichiarando che non si tratta di uno slogan -. Una cosa che ho sempre fatto. Momentaneamente non mi riconosco in nessuno, ma solo nelle mie idee, nei miei principi e nel modo di lavorare che ho sempre avuto e che mi ha portato a questi risultati”.

E’ d’accordo con la linea della rottamazione del sindaco di Firenze Matteo Renzi?

“La condivido in pieno. Ma attenzione – avverte – rottamare, per me, significa dare quella boccata d’aria fresca con i giovani e le donne. Uno slogan, che purtroppo è rimasto solo sulla carta e non è mai stato concretizzato. Non significa, dunque, che i giovani vogliono buttare all’aria tutto quello che hanno fatto i predecessori, che, avendo già seguito il loro percorso, dovrebbero lasciare spazio al nuovo. La vecchia classe dirigente deve fare da consigliere e supporto alle nuove generazioni considerate senza esperienza.

Anche di me si diceva che non ne avevo al momento della mia candidatura. Ma se non lasciano lo spazio, come è possibile farsela? Alla fine, ho dato dimostrazione di avercene anche più di chi mi ha preceduto. Comunque – conclude -, per il momento resto nel limbo, riflettendo sulle mie aspirazioni, i miei programmi e il mio modo di fare politica”.


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22 giugno, 2011

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