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Politica - La riflessione del coordinatore del circolo FdI Viterbo, Luigi Maria Buzzi: "Una buona amministrazione dovrebbe valutare attentamente frequenza, periodo e impatto degli eventi"

“Street food, c’è davvero un beneficio per l’economia locale o si penalizzano le attività del territorio?”

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Luigi Maria Buzzi

Luigi Maria Buzzi

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Una riflessione tra street food importato e commercio locale. Ogni volta che arriva in città un grande evento di street food il copione è sempre lo stesso: piazze affollate, specialità provenienti da tutta Italia e l’immagine di una città più viva e dinamica. Ma dietro questo successo esiste una domanda legittima: questi eventi producono davvero un beneficio per l’economia locale oppure rischiano di penalizzare le attività che operano stabilmente sul territorio?

La questione non riguarda la qualità dello street food né il diritto degli operatori itineranti di lavorare. Il punto è capire se esista un reale equilibrio tra chi arriva per pochi giorni e chi investe nella città tutto l’anno. Ristoranti, bar, pizzerie e trattorie sostengono costi permanenti: affitti, personale, bollette, imposte e investimenti. Sono attività che garantiscono occupazione e servizi ogni giorno dell’anno. Lo street food itinerante, invece, arriva e concentra il fatturato in pochi giorni e poi si sposta altrove. Modelli diversi, entrambi legittimi, ma che difficilmente partono dalle stesse condizioni.

La riflessione diventa ancora più importante quando si considera il periodo dell’anno. Nei mesi primaverili ed estivi molte attività della ristorazione affrontano già un naturale calo della clientela, preferendo il litorale. In questi periodi, grandi eventi gastronomici rischiano di non generare nuova ricchezza, ma semplicemente di spostare la spesa esistente dalle attività locali agli operatori temporanei.

Diverso è il caso delle grandi festività o degli eventi che attirano già un forte afflusso di visitatori. Occasioni come Santa Rosa o il Natale possono ampliare il mercato e creare opportunità per tutti: commercianti, ristoratori e operatori itineranti. In questi casi lo street food può rappresentare un valore aggiunto e non una forma di concorrenza percepita come squilibrata.

C’è poi un’altra domanda da porsi: quanta parte della ricchezza generata resta realmente sul territorio? Le attività locali reinvestono nella città, assumono personale, acquistano da fornitori della zona e contribuiscono stabilmente all’economia locale. Gli operatori itineranti, terminato l’evento, si spostano invece verso altre destinazioni. Per questo il successo di una manifestazione non dovrebbe essere misurato soltanto dal numero di visitatori, ma anche dalla sua capacità di produrre benefici duraturi per la comunità che la ospita. 
Lo street food può essere una risorsa e un’occasione di aggregazione. Tuttavia una buona amministrazione dovrebbe valutare attentamente frequenza, periodo e impatto degli eventi sul tessuto economico locale. La vera sfida non è scegliere tra street food e ristorazione tradizionale, ma trovare un equilibrio che consenta agli eventi di esistere senza indebolire quelle attività che, pagando tasse, creando occupazione e investendo sul territorio, contribuiscono ogni giorno alla vita economica della città. Perché una piazza piena per un fine settimana è una bella immagine. Ma una città economicamente forte si misura soprattutto dalla capacità di mantenere vive le proprie attività permanenti, magari proprio quelle del centro storico.

Luigi Maria Buzzi
Coordinatore Circolo FdI Viterbo


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8 giugno, 2026

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