Viterbo – “Io proporrei porte del cuore della Tuscia, perché dobbiamo mettere in rete non solo luoghi, ma persone, amore, energie”. Il vescovo Orazio Francesco Piazza, alla presentazione del progetto “Porte della Tuscia” al palazzo dei Papi.
Presentato ieri nella sala Alessandro IV del palazzo dei papi il progetto “Porte della Tuscia”, iniziativa di valorizzazione del patrimonio del territorio. Per il progetto, che prevede interventi migliorativi nella fruizione, nell’accessibilità, nella conservazione e nella comunicazione dei vari siti coinvolti nel progetto, sono arrivati un milione e duecentomila euro da parte di regione Lazio, Mur e Mic.
Don Giusto Neri, Santino Tosini, don Luigi Fabbri e il vescovo di Viterbo Orazio Francesco Piazza
Capofila dell’iniziativa, che comprende Vetralla, Sutri, Montefiascone, Acquapendente e Bagnoregio, è la diocesi di Viterbo, in collaborazione con quella di Civita Castellana. Su 59 comuni che costituiscono la provincia di Viterbo, 35 ricadono sotto la diocesi di Viterbo, i restanti sono sotto quella di Civita Castellana.
Ad aprire l’incontro, che è stato moderato da Francesco Aliperti di Archeoares, società che ha in gestione il museo del colle del duomo e impegnata in prima linea nel progetto, il vescovo di Viterbo Orazio Francesco Piazza.
Viterbo – Presentato il progetto “Porte della Tuscia”
“Raccogliere la memoria e conservarla – ha esordito Piazza – significa affidarla alle nuove generazioni. Ma la memoria deve essere rigenerativa. Per questo il progetto “Porte della Tuscia” mi piace molto e benedico con tutto il cuore questa iniziativa. Io aggiungerei ‘le porte del cuore della Tuscia’ perché dobbiamo mettere in rete le energie, le persone, oltre ai luoghi. Sono felice perché si sta dando molto importanza al nostro patrimonio culturale insieme alla collaborazione con enti e istituzioni, tra cui l’Università e soprattutto la Regione. Stiamo facendo un grande lavoro, anche grazie all’ambito culturale della diocesi ben rappresentato e organizzato da don Massimiliano Balsi”.
Finanziatore del progetto, partito otto anni fa, nel 2018, la Regione Lazio. A intervenire ieri per l’ente di via della Pisana Laura Tassinari, direttore Internazionalizzazione e Cluster di Lazio Innova.
“Lo spirito con cui la Regione ha finanziato questo progetto è uno spirito di rete – ha detto Tassinari -. Sono stati investiti 42 milioni di euro in questi progetti – ha proseguito Laura Tassinari – abbiamo realizzato un centro di eccellenza dedicato alle tecnologie per la cultura. La regione sta investendo molto anche sulla via Francigena, mostrando attenzione per un territorio splendido”.
Laura Tassinari
Interventi anche dai rappresentanti dei comuni e delle istituzioni ed enti coinvolti. Tra loro il sindaco di Vetralla Sandrino Aquilani, la sindaca di Acquapendente Alessandra Terrosi, il prof. Giuseppe Romagnoli dell’Università di Studi della Tuscia, e l’assessore alla cultura di Montefiascone Renato Trapé, che ha regalato si presenti un intervento appassionato.
“La Tuscia – ha esordito Trapé – non compare su nessuna carta geografica, eppure è una realtà magnifica. Dalla rocca dei papi ai turisti e ai visitatori gli facciamo ammirare il mare, i monti Cimini, la campagna romana, la Toscana”.
Un passaggio idilliaco a rischio.
Renato Trapé
“Eppure l’80 % delle fonti rinnovabili – ha infatti sottolineato Trapé – è allocato in Tuscia. Noi abbiamo fatto una lotta anni fa, e adesso ci troviamo a combattere contro l’installazione di pale eoliche alte 250 metri su un territorio stupendo. A Montefiascone ci sono testimonianze dal neolitico a oggi. Passando per il museo di Antonio da Sangallo il Giovane che è considerato il padre dell’architettura moderno. Questo progetto Porte della Tuscia ci auguriamo possa essere un mezzo di confronto tra diverse culture e sensibilità”.
Sandrino Aquilani
Per il sindaco di Vetralla Aquilani Porte della Tuscia “è uno dei progetti più visionari. Che porta un potere attrattivo importante. Eravamo un po’ scettici sul partecipare – ha confessato Aquilani – invece adesso ne siamo orgogliosi. È un modo di guardare al futuro con gli occhi del passato. Facciamo delle cose terribili che per fortuna durano poco, penso ad esempio al cemento armato. Dobbiamo piuttosto custodire il nostro passato”.
A parlare poi sono stati i responsabili degli uffici per i beni culturali diocesani di Viterbo e di Civita Castellana, Santino Tosini e Claudio Canonici.
Claudio Canonici
“Viene un tempo, ed è questo – ha esordito Canonici – in cui per i beni culturali non si potrà fare nulla senza i bandi regionali, ministeriali ed Europe. In diocesi siamo i primi proprietari dei beni che ci sono sul territorio. Adesso il personale della Regione sa cosa sia ma diocesi. Prima non lo sapevamo nemmeno. Non sapevano nemmeno come fosse fatto il codice fiscale di una diocesi. È tutto numeri. Adesso conoscono molte cose del nostro mondo e questa collaborazione è per noi fondamentale. Uno dei risvolti più belli di questo progetto è che abbiamo iniziato una collaborazione tra diocesi che non c’è mai stata, e questo ci rende felici. Speriamo sia solo il primo passo di una lunga e più ampia collaborazione”.
È stato poi Santino Tosini a intervenire, raccontando l’ampiezza del patrimonio culturale della diocesi viterbese. Che per estensione, 2.161 kmq di superficie, è la più grande della Regione. E comprende 35 comuni, 210.000 abitanti e 99 parrocchie.
Santino Tosini
“Un patrimonio culturale, oltre che umano – ha sottolineato Tosini – da custodire e tutelare. In questo ambito territoriale I musei della diocesi sono tre: Museo del Colle del Duomo a Viterbo, Museo Civico – Diocesano ad Acquapendente, e il giovane Museo Diocesano di Bagnoregio”.
La punta di diamante è il palazzo dei papi con il museo del colle del duomo, che superano i 40.000 ingressi annui. Un patrimonio monumentale e culturale tutto da conservare, tutelare, valorizzare e mettere in rete.
Irene Temperini
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY