Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Gli etruschi hanno sempre attirato le maldicenze degli altri popoli dell’antichità per la loro visione libera del sesso, un contesto in cui la donna aveva eguali diritti sociali rispetto all’uomo.
Le donne potevano partecipare liberamente ai simposi e alle feste dell’alta aristocrazia, conviti in cui tra il suono di flauti bicanne e delle “chitare”, tra servitori nudi, etere e coppieri, le femmine dei casati gentilizi libavano sul triclinio insieme agli uomini.
La cosa faceva inorridire i greci che consideravano il simposio appannaggio unicamente maschile.
Nella Tomba dei Tori, nella Necropoli di Monterozzi a Tarquinia, sono raffigurati in pittura parietale rispettivamente due rapporti, uno omosessuale dietro un cespuglio e l’altro a tre, fra due uomini e una donna.
Una ricorrenza rituale che cadeva il 23 luglio, sotto la canicola estiva, era la festa del dio Adone durante la quale in ogni casa avvenivano rapporti sessuali lascivi a cui partecipavano nei santuari delle città portuali di Gravisca e Pyrgi, anche le etere, ovvero le prostitute consacrate ad Afrodite e Adone.
La libera sessualità ha dato linfa a uno stile coroplastico di ceramiche a tema erotico, molto in voga nel IV sec.a.C.
Per rimanere in tema libertario dovremmo continuare a ispirarci agli etruschi e non andare indietro verso un oscurantismo sessuofobico in cui la donna perde i diritti e gli omosessuali vengono emarginati e discriminati.
Emanuel Alison Flamini
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