Viterbo – “Noi non diciamo cazzate. La destra dice cazzate”. Nicola Zingaretti sceglie parole nette alla festa dell’Unità organizzata dal Pd di Viterbo al parco Chiara Lubich.
L’europarlamentare del Partito democratico, presidente della Regione Lazio dal 2013 al 2022 e già segretario nazionale del Pd, è intervenuto ieri sera dopo l’incontro in cui la consigliera Alessandra Troncarelli ha dichiarato che alle prossime elezioni comunali il Pd non farà da stampella all’amministrazione Frontini.
“Bisogna combattere e fare le feste dell’Unità – ha detto Zingaretti – perché siamo entrati in una fase nella quale l’imbroglio della destra è diventato evidente. Alla paura degli italiani noi dobbiamo offrire la speranza che ce la possiamo fare. Anche denunciando quello che non va”.
Poi l’affondo sulla regione Lazio: “Se mancano i servizi pubblici non è perché non ci sono i soldi, perché la Regione Lazio è piena di soldi. Abbiamo lasciato, e qui c’è Panunzi che se lo ricorda perché stavamo gomito a gomito, sedici miliardi di euro cash da spendere di fondi europei. Eppure è una catastrofe, perché i soldi o li spendono per le clientele, o non riescono a spenderli. Quindi bisogna combattere”.
Zingaretti ha quindi attaccato il governo: “È chiaro che questo governo ha fallito. Ora dobbiamo combattere e dire agli italiani come ci dobbiamo rimettere in piedi. Si è riaperta la partita. E la partita ce la dobbiamo giocare per difendere quello che abbiamo di più caro: la libertà e la democrazia in Italia”.
Spazio anche alla politica internazionale. “L’Europa ci considera dei traditori – ha detto Zingaretti – e nei giorni scorsi abbiamo visto che tutta la retorica sul ponte nei confronti degli Stati Uniti d’America era un drammatico bluff. Questa destra americana di Trump non vuole degli alleati in Europa, vuole dei vassalli. Con Trump non bisogna trattare con il cappello in mano. Con l’America si tratta innanzitutto da europei”.
L’europarlamentare del Pd non ha risparmiato Matteo Salvini. “Vannacci – ha detto sorridendo Zingaretti – ha capito che Salvini è arrivato al capolinea. Perché sono dieci anni che non ne azzecca una. Come cittadini del Lazio dovremmo richiedere: please, ridateci tutti i soldi per le strade del Lazio che ci avete fregato per Salvini per metterli sul ponte sullo Stretto di Messina, bloccato anche per indagini sulla mafia. Ogni volta che prendiamo una buca sulle strade provinciali ricordiamoci che quella buca c’è anche per colpa di Matteo Salvini, che si è fregato i soldi che noi avevamo messo sulle strade regionali e provinciali”.
Zingaretti ha riconosciuto alla presidente del consiglio Giorgia Meloni un merito, quello della credibilità conquistata nei cinque anni di opposizione. Poi, però, è arrivato l’attacco: “La Meloni era più credibile di noi. Noi abbiamo fatto l’errore nel 2021 e poi nel 2022. Giorgia Meloni però ora fa la presidente del consiglio con la maggioranza dei parlamentari ma con la minoranza dei voti degli italiani. Noi come dementi ci siamo divisi nel 2018 e nel 2022. Calenda ne sa qualcosa. Lo dico a Viterbo e, se ci sarà bisogno, tornerò a dirlo, ma non credo ci sarà bisogno: mai più divisi alle elezioni politiche. Perché la maggioranza degli italiani sta con noi se andiamo uniti al voto, come abbiamo già visto”.
Per Zingaretti il punto politico è l’unità del centrosinistra. “L’unità – ha sottolineato – non è il modo per vincere, ma la condizione indispensabile per vincere. Per questo la destra ha paura di Vannacci. Perché li può far perdere”.
Poi il tema fiscale. “Le imposte devono essere progressive. Invece, per colpa della destra, la nuova progressione delle imposte avvantaggia le grandi proprietà e svantaggia il proletariato e il ceto medio. Noi vogliamo che ci sia più giustizia per tutti”.
Infine le primarie. “Ancora è prematuro parlarne. Decideranno i vertici. Posso dire soltanto che si possono anche fare, ma poi bisogna essere uniti. Non che chi arriva secondo poi si candida sindaco per conto suo. Io non ho mai fatto le primarie e ho sempre vinto tutto. Serve solo una cosa, ribadisco: unità, unità, unità”.
Irene Temperini
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