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Lettere - Viterbo - Simona Russo racconta la sua esperienza all'hospice Villa Rosa e lancia un messaggio: "I tagli giusti da fare non sono certo quelli che vanno a discapito delle fasce più deboli"

“Di notte un solo infermiere per tanti malati”

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Villa Rosa

Villa Rosa 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Poche righe per far riflettere, una piccola voce (la mia) che si alza in difesa di quei diritti che quotidianamente vengono violati soprattutto a discapito delle fasce più deboli (e non si tratta di retorica) e soprattutto da parte di chi quei diritti dovrebbe tutelarli con tutte le sue forze.

Dopo una tanto breve quanto devastante malattia mio padre è arrivato probabilmente ai suoi ultimi giorni di vita. Quando ci siamo resi conto che le nostre forze cominciavano a venire meno e che la situazione richiedeva un supporto psicologico e medico molto più adeguato rispetto a quello che noi familiari potevamo offrirgli abbiamo deciso di ricoverarlo all’Hospice Villa Rosa di Viterbo dove continua ancora oggi a ricevere le cure necessarie a tutela della sua salute (per quanto questo sia possibile in un malato in fase terminale) ma soprattutto a tutela della sua dignità.

Inizialmente ci siamo trovati di fronte ad una struttura apparentemente adeguata a tutti i nostri bisogni: infermieri e medici professionali ma soprattutto umani che hanno sempre dimostrato di comprendere la situazione sia da un punto di vista medico sia da un punto di vista psicologico. Mio padre, nonostante sia ricoverato, non è un freddo numero di stanza, non è un cognome, è e continua ad essere (nome) per tutti e posso garantire che, per quanto possa sembrare banale, questo non sempre avviene. Da qualche giorno però ho notato un profondo cambiamento all’interno dell’Hospice.

Quando la sera le luci si spengono e tutti i pazienti si preparano ad affrontare la notte più o meno tranquillamente un unico infermiere inizia ad affrontare la sua…

Ora io mi chiedo come può un’unica persona assistere adeguatamente nonostante la sua indubbia bravura e professionalità 10 pazienti in fase terminale? Come può da solo fronteggiare un’urgenza che, in quanto tale, non può aspettare il “reperibile” di turno? Se, come recita l’Art 1, comma 2, del d.lgs. n.502/1992 “…il Servizio Sanitario Nazionale assicura, attraverso risorse pubbliche e in coerenza con i principi e gli obiettivi indicati dagli articoli 1 e 2 della legge 23 dicembre 1978, n. 883 i livelli essenziali e uniformi di assistenza definiti dal Piano sanitario nazionale nel rispetto dei principi della dignità della persona umana, del bisogno di salute, dell’equità nell’accesso all’assistenza, della qualità delle cure e della loro appropriatezza, riguardo alle specifiche esigenze, nonché dell’economicità dell’impiego delle risorse…” , dal D. Lgl sono forse esclusi i malati in fase terminale? E’ mai possibile che le uniche parole prese alla lettera siano le ultime? …economicità dell’impiego delle risorse…. e la dignita’?

E la tanto declamata qualità della vita? E l’adeguato sostegno sanitario e socio-assistenziale della persona malata e della famiglia? Come può un’unica figura professionale fronteggiare tutte le necessità che via via si vanno presentando quotidianamente? La risposta è scontata, umanamente non è possibile ne consegue quindi che sarà l’infermiere stesso a dover stabilire, suo malgrado, ciò che a parer suo è più necessario e urgente: se una persona in fin di vita ha bisogno di cure che possano alleviare la sua sofferenza sicuramente dovrà essere presa in considerazione prima di ogni altra persona… un pannolone da cambiare, in fondo, può aspettare anche perché non c’è modo di poter scegliere diversamente… a proposito di dignità!

E’ con la massima solidarietà a tutte le persone che fino ad oggi ho incontrato all’interno della struttura, a tutti coloro cui spetta il non facile compito di assistere adeguatamente e amorevolmente i malati e i loro familiari, che ho scritto queste poche righe nella speranza che molte altre voci, nonostante il dramma che stanno vivendo, si alzino in coro per far comprendere che i tagli giusti da fare sono facilmente individuabili agli occhi di tutti e non sono certo quelli che vanno a discapito delle fasce più deboli ed indifese della nostra società.

 Simona Russo

 


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5 novembre, 2013

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