Viterbo – “Nel Pd, uno sciame di nani che si considerano l’ombelico del mondo”.
Da tre anni e mezzo ha abbandonato ogni carica e incarico, nel partito e non solo. Oggi con il congresso alle porte, Goffredo Bettini ha deciso di rientrare, per dare il suo contributo a una formazione da cui ha preso le distanze e di cui vede molti difetti, ma probabilmente anche qualche possibilità per invertire la rotta.
Segretario prima a Roma e poi regionale del Pci, è fra i fondatori del Pd ed è protagonista nel governo della capitale con Rutelli e Veltroni sindaci. E’ stato parlamentare e ha diretto la costruzione dell’auditorium a Roma.
Oggi il suo contributo si chiama Campo democratico, una mozione che non è una mozione, non indica chi fra i candidati in corsa alla segreteria nazionale votare, ma prova, partendo dagli errori in cui i democratici sono inciampati, a far rialzare il partito.
In contemporanea è uscito il suo libro “Carte segrete” e per presentarlo, ieri sera era a Viterbo, alla libreria del Teatro, introdotto da Luciano Dottarelli.
“Volontariamente – spiega Bettini – tre anni e mezzo fa mi sono dimesso da ogni carica, il Pd non è più quello che doveva essere. Sono tornato per il congresso, con le mie idee al servizio del partito, non di un candidato.
Ecco perché non darò indicazioni, non voglio piegare la mia iniziativa a una persona, altrimenti mi sarei candidato io”.
Il vero problema del Pd è l’avere abbandonato la vera ragione d’essere, la gente. “Ce ne siamo allontanati – spiega Bettini – costruiamo una politica in una navicella a mezz’aria, sospesi. Il Pd è diventato un coacervo di potentati.
In passato giganti della storia, penso alla Dc con Moro, riuscivano a tenere unite le varie anime, oggi nel Partito democratico ci sono sciami di nani che si considerano l’ombelico del mondo”.
Una formazione autoreferenziale: “Anche nelle linee strategiche. Siamo stati in grado di cambiare linea quattro volte in dieci giorni nel tentativo di formare un governo.
Prima contro Berlusconi, poi con Marini, quindi strizzandogli l’occhio, poi avanzando l’ipotesi Prodi, perciò di nuovo contro, quindi abbiamo optato per governare con Berlusconi”.
Il tutto, nella più totale indifferenza rispetto a quello che la gente poteva pensare. “Possibile che un gruppo dirigente di fronte a queste giravolte non si ponga il problema di chiedere cosa ne pensa la sua gente”.
La risposta è no e la motivazione, semplice per Bettini: “Le persone sono considerate solo spettatrici è un meccanismo da rompere”.
In qualcosa però dentro il Pd sono bravi, complicarsi la vita. “C’inventiamo divisioni astratte, gruppi che non parlano minimamente al popolo, c’inventiamo differenze tra una fazione e l’altra, solo per complicare le cose e costruire un apparato di potere.
Un tempo le correnti avevano un senso. Ora non più. Abbattiamo queste sovrastrutture inutili, questa è la prima proposta di Campo democratico.
La seconda, è riequilibrare i rapporti di forza tra chi sta sotto e chi sta sopra, fra chi ha e chi non ha. Con la manovra Imu abbiamo fatto l’esatto opposto. Va ridata la parola alla gente e costruita una classe dirigente in grado di farlo.”
Nel suo libro, l’analisi del Pd e le prospettive, ma come ricordato da Dottarelli, anche l’inizio della carriera politica di Bettini, insieme a un sindaco molto amato, Petroselli: “Un uomo duro – ricorda Bettini – lo chiamavamo etrusco, una persona burbera che nascondeva una grande umanità, quando veniva in contatto con la debolezza e la fragilità di persone che una politica di sinistra dovrebbe aiutare”.
A introdurre l’appuntamento, Quarto Trabacchini, anche lui poco tenero verso il partito, stavolta quello viterbese: “Il Pd non c’è – osserva Trabacchini – esiste solo una serie di gruppi. E’ arrivata la lettera di convocazione per il congresso di Viterbo.
Si parte alle dodici e poi eventualmente c’è un dibattito. Il congresso di un partito serio si fa così? Una formazione politica di questa natura non può essere d’aiuto al governo dell’amministrazione comunale.
Ho saputo poi che a Viterbo rimarrà un solo circolo. Chi lo ha deciso?”. In sala ad ascoltare, Alessio Trani, mentre Andrea Egidi ha inviato una lettera, quindi il sindaco Michelini, il consigliere regionale Valenti, l’assessore comunale Ricci.
Giuseppe Ferlicca
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY