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Economia - Lo studio della Uil - Capoluogo nono nella graduatoria nazionale per i redditi da 20mila euro e ottavo per quelli da 40mila

“Addizionali Irpef, Viterbo tra le dieci città più onerose d’Italia”

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Giancarlo Turchetti

Giancarlo Turchetti

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il peso delle addizionali Irpef rappresenta una voce significativa nei bilanci di lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, incidendo sulla capacità di spesa dei redditi medio-bassi. Anche nel capoluogo della Tuscia la pressione fiscale locale si conferma tra le più rilevanti del paese.

A rilevarlo è la Uil di Viterbo, che ha elaborato i dati dello studio del Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione del sindacato.

Nel dettaglio, un contribuente con un reddito annuo di 20mila euro versa complessivamente 576 euro tra addizionale regionale e comunale, mentre con un reddito di 40mila euro il prelievo raggiunge i 1.394 euro. La componente regionale incide per 426 euro nella prima fascia e per 1.092 euro nella seconda, a cui si sommano rispettivamente 150 e 302 euro di addizionale comunale.

Sono numeri che collocano Viterbo tra i dieci capoluoghi di provincia più onerosi d’Italia per il peso delle addizionali Irpef: nona nella graduatoria nazionale per i redditi da 20mila euro e ottava per quelli da 40mila euro.

“Il livello raggiunto dalla fiscalità locale impone una riflessione seria sull’equilibrio tra contributo richiesto ai cittadini e qualità dei servizi sul territorio – afferma Giancarlo Turchetti, Segretario generale della Uil di Viterbo – Quando il peso del prelievo diventa così rilevante, occorre interrogarsi sulla coerenza complessiva del sistema”.

Il confronto con altre realtà evidenzia in modo ancora più chiaro la diversa pressione fiscale tra territori. A Mantova, ad esempio, per un reddito di 20mila euro l’addizionale comunale è azzerata e il prelievo complessivo si ferma a 263 euro di addizionale regionale. Anche per i redditi da 40mila euro, pur con l’applicazione dell’addizionale comunale, il peso totale si attesta a 778 euro. Ciò dimostra come, a parità di imposta nazionale, le scelte di regioni e comuni possano determinare forti squilibri nella pressione fiscale tra territori diversi.

Per la Uil è necessario avviare una riforma della fiscalità locale che renda più trasparente e tracciabile l’utilizzo delle risorse derivanti dal prelievo fiscale, collegandolo al finanziamento di servizi fondamentali come sanità, istruzione, trasporto pubblico e assistenza. Allo stesso tempo, occorre rafforzare i meccanismi di perequazione per garantire livelli essenziali di servizi omogenei su tutto il territorio nazionale. Solo così la fiscalità può diventare uno strumento di coesione sociale e di tutela del lavoro, delle pensioni e delle fasce più fragili della popolazione.

“Il tema centrale resta quello dell’equità del sistema fiscale locale – conclude Turchetti – Differenze tra territori così marcate pongono interrogativi sul rapporto tra capacità contributiva, residenza e qualità dei servizi, perché l’attuale assetto non garantisce uniformità di trattamento”.

Uil Viterbo


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25 giugno, 2026

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