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Arte contemporanea - Dal 25 al 27 giugno l’intervento curato da Serena Achilli nello stabile storico di via Orologio Vecchio

Lenzuoli e frasi sulle finestre, Mantegazza porta le sue “Parole Sputate” al palazzetto Mazzatosta

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Viterbo – Chissà cosa si saranno detti, alzando gli occhi, i passanti di via Orologio Vecchio davanti a quelle lenzuola bianche appese alle finestre del palazzetto Mazzatosta.

Frasi scritte in nero, teli lasciati sulla facciata, parole che sembrano uscite dalle stanze per finire direttamente sulla strada. Non un gesto improvvisato, ma “Parole Sputate”, l’intervento di Marcello Mantegazza, a cura di Serena Achilli, visibile dal 25 al 27 giugno al civico 34.

Viterbo - Mantegazza porta le sue “Parole Sputate” al palazzetto Mazzatosta

Viterbo – Mantegazza porta le sue “Parole Sputate” al palazzetto Mazzatosta


L’opera arriva a Viterbo dopo la tappa di Venezia e trova spazio in uno degli edifici storici del centro, grazie alla disponibilità della proprietaria Giovanna Scappucci. Per tre giorni il palazzetto diventa così superficie, quinta urbana e luogo di incontro tra memoria architettonica e linguaggio contemporaneo.

Tra le scritte si leggono: “Quando chiudi gli occhi e il buio comincia a muoversi”, “Il nulla di nuovo”, “Mi ricordo di te come se fosse domani”, “L’arte mi ha rovinato la vita”, “Il rumore dell’erba stracciata con le mani”, “Rumino l’immenso” e “Losers poets philosophers and artists”.

Viterbo - Mantegazza porta le sue “Parole Sputate” al palazzetto Mazzatosta


Sono appunti, pensieri e frammenti riconducibili alla ricerca di Mantegazza. Non citazioni dirette di grandi scrittori, ma materiali poetici che l’artista porta fuori dalla dimensione privata per consegnarli allo sguardo di chi passa. Anche la frase “Pensavo che per capire la vita bastasse aver letto Proust” rientra in questo gioco di rimandi, ironia e riflessione.

La parola, nel lavoro di Mantegazza, non resta chiusa sulla pagina. Diventa segno, gesto, presenza fisica. I suoi lenzuoli, i manifesti, i taccuini, le epigrafi e le tele si muovono tra confessione personale e spazio collettivo, tra poesia visiva e linguaggio della strada.

Viterbo - Mantegazza porta le sue “Parole Sputate” al palazzetto Mazzatosta


Al centro c’è l’idea di rendere pubblico un pensiero nato altrove, spesso annotato nei quaderni che fanno parte del progetto “Racconti del sonno”, avviato dall’artista nel 2019. Da lì le parole escono, cambiano supporto, diventano immagine e si offrono a una lettura non obbligata, aperta, anche spiazzante.

Il palazzetto Mazzatosta, nato come fortezza nell’XI secolo e poi trasformato in dimora signorile, aggiunge all’intervento un ulteriore livello di senso. La famiglia Mazzatosta ne ampliò gli spazi tra il XV e il XVI secolo, anche attraverso cortili interni e ambienti conosciuti come “richiastri”.

Una parte dell’opera sarà visibile anche al ristorante Richiastro, in via della Marrocca 16, pertinenza dello stesso edificio.

Viterbo - Mantegazza porta le sue “Parole Sputate” al palazzetto Mazzatosta


Marcello Mantegazza è nato a Potenza nel 1974 e si è formato all’Accademia di belle arti di Roma. La sua ricerca attraversa scrittura, immagine e spazio pubblico, usando supporti e tecniche diverse, dai taccuini ai lenzuoli, dai manifesti agli spray, fino alle affissioni urbane e alla circolazione sui social.

Per tre giorni, a Viterbo, le sue parole non si leggono in una sala espositiva, ma sulla facciata di un palazzetto storico. E chi passa, anche solo per un attimo, è costretto a fermarsi e a chiedersi che cosa stia guardando.


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27 giugno, 2026

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