Viterbo – Il passaggio della sindaca Frontini dal civismo a un’area politica, le gioie e un dolore nel Pd per le provinciali, la situazione in regione, la vittoria a Civita Castellana che può dare indicazioni in vista del voto a Viterbo. Il vicepresidente del consiglio regionale Enrico Panunzi (Pd) parla della situazione politica, il ruolo del gruppo al comune di Viterbo, provando a tracciare una linea in vista degli impegni elettorali nel 2027.
Enrico Panunzi
Partiamo dalla provincia e dal risultato ottenuto dal Pd. Gioie e un dolore. Entrano cinque consiglieri ma non ce l’ha fatta rispetto alle previsioni, Pietro Nocchi.
“In questi anni, abbiamo pensato di mettere in piedi una squadra e ci siamo anche riusciti. Avevamo priorità, condivise da tutti i partecipanti, ma alcune situazioni non prevedibili hanno penalizzato Pietro. Chiaramente rimarrà nella squadra, ha svolto un ruolo fondamentale. Io l’ho ringraziato, gli sono vicino, gli sono amico. Come tanti di noi che hanno apprezzato il suo modo di porsi, sempre cortese, gentile e, soprattutto, preparato”.
Elezioni di secondo livello, sembravano una passeggiata e invece diversi colpi di scena, fra cui dimissioni di consiglieri per far entrare altri della stessa lista ma di diversa provenienza. Il bello della politica moderna?“Queste elezioni, diciamo, andrebbero prima conosciute, per commentarle poi a dovere. Per effetto del voto ponderato, il consiglio comunale di Viterbo diventa determinante, tant’è vero che Frontini ha eletto già l’altra volta due consiglieri. Questa volta le liste erano tre, con all’interno in ciascuna, diverse formazioni politiche. Frutto di un ragionamento sui resti, che restano solo alla lista, sennò sarebbero stati divisi fra più liste. Così hanno fatto Alessandro Romoli e Chiara Frontini. Quell’alleanza nasce soprattutto dettata da motivi tecnici e anche, credo, da strategia, perché è un elemento tecnico. L’elemento politico è che Frontini entra nelle liste civiche di di Forza Italia. Quello è il dato politico. Cioè, una una collocazione della sindaca, dal civismo a una lista, con un partito che fa parte del centrodestra”.
Dalla provincia al comune di Viterbo, le elezioni hanno messo nero su bianco l’intesa Forza Italia – civici della sindaca Chiara Frontini. È una buona cosa? Per il Pd di sicuro, si conferma la frattura nel centrodestra.
“Il Pd deve pensare alla sua proposta. Una proposta già presente nel 2022. Vorrei sommessamente far notare che noi siamo andati al ballottaggio contro Chiara Frontini. Abbiamo presentato una lista, facendo un risultato di tutto rispetto. Poi, c’è stata una convenzione ad escludendum nei nostri confronti, da parte di tutti i partiti meno che di Forza Italia, o forse solo una parte. Così, Frontini ha incassato un risultato che inseguiva da dieci anni. Noi rappresentavamo l’alternativa. È innegabile, basta vedere il risultato di Fratelli d’Italia nel 2022, intorno al 16%. A un’analisi più attenta si capisce che c’era un accordo, che è proseguito nell’immediato dopo elezioni e poi è sfumato”.
Eppure, c’è chi sostiene che il Pd a volte abbia portato avanti un’opposizione morbida. Come risponde?
“Abbiamo fatto un’opposizione prima, durante e dopo, secondo me, corretta e propositiva. Le opposizioni non sono composte da chi urla di più, da chi fa gesti eclatanti. Le opposizioni, per rispetto degli elettori, vanno fatte con proposte, posizioni chiare, come aiuto alla città, se serve. So che non paga questo, perché oggi il clamore prevale sul ragionamento. Però io sono sempre per il ragionamento”.
Da politico con una certa esperienza, quest’intesa civico-politica come la vede? Non rischia di disorientare un elettorato, quello della sindaca, che ha scelto altrimenti rispetto al panorama politico? Anche per Forza Italia si fa difficoltà a comprendere le ragioni a Viterbo di un simile accordo.
“Non conosco le analisi che hanno fatto Alessandro Romoli, quindi Forza Italia, e Chiara Frontini. Ma saranno senz’altro rispettabili, non dico condivisibili, appartengono a loro. Penso solo che questa non è un’operazione a ciel sereno. Perché se noi vediamo, analizziamo, e la vostra testata su questo è molto attenta, le posizioni di Forza Italia in consiglio comunale, da qualche tempo c’è una sorta d’avvicinamento. Per questo non mi sembra un fulmine a ciel sereno, come non è un fulmine a ciel sereno i problemi che esistono nel centrodestra, centrodestra malpancista”.
Avranno calcolato eventuali liste alle prossime comunali, di natura civico-politica, di esponenti politici zona centro, scontenti dell’intesa? Giulio Marini e Giovanni Arena, tanto per fare due nomi possibili. A prescindere dal candidato sindaco che sosterranno, non c’è il rischio di ritrovarsi con un centro affollato
“Il centro affollato è il limite del centro. In Italia la storia ci dice che il centro è un’entità politica molto rappresentativa degli elettori che, purtroppo o fortunatamente, questo non lo non so, si è diviso in mille rivoli. In buona sostanza, quello che interpretava nella Prima Repubblica il partito tipicamente centrista, la Democrazia cristiana, con un’anima diversa, è venuto meno, ognuno si erge a testimone dell’autenticità del centro. Noi abbiamo una trilogia potente da cui veniamo, che è la lotta di Liberazione del 25 aprile, il 2 giugno per la festa della Repubblica e l’approvazione all’unanimità della costituzione italiana, scritta all’unanimità con tutte le voci, tra laici, liberali, democratici cristiani, popolari, comunisti, socialisti. Quella dovrebbe essere la cartina di tornasole. L’ha dimostrato il referendum del 25 marzo, quando si è cercato di forzare quest’intelaiatura, per così dire, costituzionale. C’è stato il giudizio, mi pare, abbastanza evidente e risolutivo degli elettori”.
Venendo a questioni di natura più pratica e fermando alla mera questione di numeri, ovvero di consenso, se Chiara Frontini doveva fare un’intesa, non era meglio con il Partito democratico?
“Noi abbiamo interpretato in maniera corretta il mandato che ci hanno affidato coloro che non hanno votato Chiara Frontini. Se ci sono, per così dire, proposte a favore della città, noi non possiamo metterci a a urlare e ad abbaiare per avere qualche titolo di giornale. Siamo stati, però, per così dire, disponibili ma decisi, risoluti e soprattutto coerenti. Soprattutto coerenti. La nostra posizione sulla sindaca Frontini non è mai cambiata. Mi pare che tanti altri non possano dire la stessa cosa. Se Frontini doveva fare un’alleanza, ricordiamoci che la sindaca ha una provenienza, ognuno di noi ha una provenienza. È stata assessora della giunta Marini. Poi ha portato un movimento civico al governo della città, che è molto composito, con varie anime, varie sensibilità. Io le rispetto tutte. E lei è stata brava a tenere insieme tutta questa situazione. Oggi, però, il paradigma è cambiato, perché c’è un’alleanza con un partito politico che io ovviamente rispetto. C’è una scelta, ora io non so quali saranno gli sviluppi futuri, non sono in grado di dirlo. Il suo movimento ha vinto le elezioni, ha il diritto di governare. Oggi ha fatto una scelta, credo che i movimenti civici in una città capoluogo è difficile che possano resistere a lungo, perlomeno la storia non ne vede esempi”.
Il compito che attende il Pd importante, in vista delle comunali a Viterbo. Servirà aggregare e poi un candidato sindaco politico o una figura terza, capace d’allargare il consenso. Ci state pensando?
“È dalla legge 81 del 1993, con l’elezione diretta del sindaco, che è evidente e la storia lo dimostra, come il candidato sindaco sia fondamentale. Noi siamo disponibili, aperti alle esperienze più disparate. Chiaramente la nostra è una collocazione nel centrosinistra e cominceremo a guardare subito da quella parte, a livello di composizione. Ma, per quanto riguarda i contributi che potranno venire anche dal mondo civico, dal mondo indipendente, da persone che vogliono ragionare su pochi punti per questa città, noi abbiamo le porte aperte e da sempre”.
Arrivate da una bella vittoria a Civita Castellana. Il lavoro portato avanti lì può tornare utile anche a Viterbo?
“Certo. È la dimostrazione, per così dire, plastica di quello che sto dicendo, noi lo traduciamo in fatti. Lì abbiamo candidato una persona che non è del Pd. Non pensiamo d’imporci su un nome in virtù di una primazia o di quant’altro. Certo, vogliamo dire la nostra, vogliamo dare una linea, soprattutto a livello programmatico, per le future amministrazioni. L’esperienza di Civita Castellana è una bella esperienza, di una persona che si è messa a disposizione, di una persona che ha soprattutto il contatto con la città e le sue articolazioni. Bisogna ringraziarlo, perché forte di questa sua esperienza, di questa sua prerogativa, l’ha messa a disposizione di un progetto più ampio, di cui il Pd fa parte a pieno titolo”.
C’è stata la scelta di convergere su Danilo Corazza, ma a ben vedere, a Civita Castellana, il lavoro è iniziato molto prima, dall’opposizione e dal gruppo Pd, che hanno gettato le basi per arrivare al risultato, coronato con la scelta di un candidato sindaco che ha riscontrato il favore dei cittadini.
“È vero. Lì si è creato un terreno fertile perché qualcuno che avesse questi, per così dire, ideali, progetti per la sua città e l’amore per la sua città, abbia trovato un campo aperto e molto disponibile ad accogliere questo contributo. Ci ha lavorato la dirigenza, ci ha lavorato in primis il nostro capogruppo Simone Brunelli,oggi presidente del consiglio comunale, la segretaria, ma diciamo, tutti. È chiaro che in questa occasione noi volevamo non ripetere gli errori del passato e quindi andare avanti non con un discorso chiuso, ma con aperto. La fortuna e il lavoro svolto hanno voluto che la persona giusta sia arrivata al momento giusto, per portare avanti quello che noi proponevamo, con un suo contributo molto importante. È quello che dovremmo fare in questa città”.
Sarà un anno impegnativo quello che vi attende, non c’è solo il capoluogo che va al rinnovo dell’amministrazione comunale.
“Vanno al voto 28 comuni, la maggioranza dell’elettorato, visto che il capoluogo rappresenta intorno al 23-24% della popolazione. Sarà un’impresa impegnativa per noi mantenere lo standard che abbiamo. Però, lavoriamo come squadra e abbiamo sindaci, secondo me, entrati in quest’ottica. Ognuno può pensare che nella politica ci sia il leaderismo, e c’è. Però questo non può sfociare nell’annientamento di un progetto che è una parte più ampia di noi stessi. E secondo me questa è la riscoperta di una politica fatta per il futuro, non tanto per il presente”.
E dopo i comuni sarà la volta della regione, nel 2028. Come sintetizzerebbe il lavoro fin qui della giunta Rocca?
“Rocca e il suo governo si sono trovati con il Pnrr, sulla sanità, ad esempio, programmato nel 2021, nel 2022, con tutte le delibere. È chiaro che hanno fatto bene a sposare questo progetto, portarlo avanti. Però, in politica molte volte sarebbe anche opportuno condividere i meriti con chi li ha, cosa che ovviamente non avviene mai. Per il resto, non vedo grandi iniziative, non vedo grandi innovazioni. Io ho sempre un profilo istituzionale, sono stato mandato in regione per la terza volta da questo territorio e la mia cartina di tornasole sono gli interessi del territorio. E su questo, per così dire, posso abdicare a qualsiasi altra pretesa”.
Giuseppe Ferlicca
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