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Viterbo – Dalle nuove strutture ai servizi per i cittadini, il punto con il direttore generale della Asl, Egisto Bianconi

Case della comunità e ospedali di comunità istruzioni per l’uso, come cambia la sanità territoriale della Tuscia

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Viterbo – Negli ultimi tre mesi la Asl di Viterbo ha inaugurato sei Case della comunità e due Ospedali di comunità, completando il programma di attivazione delle strutture territoriali finanziate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Un investimento di oltre 44 milioni di euro che apre una nuova fase per la sanità della Tuscia.

Ma cosa cambia davvero per le persone? Quali servizi si troveranno nelle Case della comunità? Che ruolo avranno gli Ospedali di comunità? Come evolverà il rapporto con il medico di medicina generale? E perché la prevenzione sarà sempre più centrale nella sanità del futuro?

Egisto Bianconi

Viterbo – Egisto Bianconi


Direttore Bianconi, negli ultimi mesi abbiamo raccontato, tappa dopo tappa, l’apertura delle nuove Case e dei nuovi Ospedali di comunità. Oggi che questo percorso si è concluso, quale bilancio si sente di fare?
“È un bilancio certamente positivo, ma soprattutto rappresenta un’occasione per guardare avanti. Negli ultimi mesi la nostra provincia ha vissuto una trasformazione importante della rete dei servizi territoriali, resa possibile dagli investimenti del Pnrr e da un grande lavoro di squadra che ha coinvolto la regione Lazio, la Asl di Viterbo, le amministrazioni comunali e davvero tanti nostri professionisti.

Dietro ogni inaugurazione c’è stato un lavoro straordinario, spesso silenzioso ma determinante, che oggi ci consente di consegnare ai cittadini strutture moderne e funzionali.

Ma il risultato più importante non sono gli edifici. È il modello di assistenza che da oggi possiamo costruire. Abbiamo completato una fase fondamentale, adesso comincia quella più impegnativa: sviluppare i servizi, rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio e fare in modo che queste strutture diventino un punto di riferimento stabile per le persone e le loro famiglie”.

Negli ultimi mesi si è parlato molto di Case e Ospedali di comunità. Molti cittadini, però, si chiedono ancora cosa cambi concretamente. Che cos’è, in poche parole, una Casa della comunità?
“La risposta è più semplice di quanto si possa immaginare. La Casa della comunità è il luogo nel quale il cittadino trova, in un’unica struttura, gran parte dei servizi sanitari territoriali della Asl.

Qui potrà trovare il proprio medico di medicina generale attraverso le nuove forme organizzative previste dalla riforma, gli infermieri di famiglia e di comunità, gli specialisti ambulatoriali, i servizi di prevenzione, le vaccinazioni, gli screening, i consultori, l’assistenza domiciliare, i servizi amministrativi e tutti quei percorsi dedicati alla presa in carico delle persone con patologie croniche o con bisogni assistenziali complessi.

Soriano nel Cimino - Inaugurata la casa della comunità

Soriano nel Cimino – Inaugurata la casa della comunità


La Casa della comunità non è un semplice contenitore di servizi. È il luogo dove, per la prima volta, tanti servizi che prima erano separati iniziano a lavorare insieme, mettendo davvero al centro la persona e non la singola prestazione.

Uno degli elementi più innovativi riguarda la presa in carico integrata dei bisogni sanitari e sociosanitari. Attraverso il Punto unico di accesso (Pua), il cittadino e la sua famiglia possono essere accolti, orientati e accompagnati verso il percorso assistenziale più appropriato, senza dover affrontare da soli la complessità del sistema. È qui che la sanità incontra il sociale: professionisti della Asl, servizi territoriali e amministrazioni comunali collaborano per costruire risposte condivise, soprattutto per le persone più fragili, gli anziani, i pazienti cronici e chi vive situazioni di particolare vulnerabilità.

In questo modello un ruolo sempre più importante sarà svolto anche dal Fascicolo sanitario elettronico. Per questo invitiamo tutti i cittadini a esprimere il consenso alla consultazione dei propri dati sanitari. Si tratta di uno strumento fondamentale che consente ai professionisti autorizzati, dal medico di medicina generale agli specialisti della Asl, di avere una visione completa e aggiornata della storia clinica del paziente, favorendo una presa in carico più consapevole, appropriata e tempestiva ed evitando inutili duplicazioni di esami o prestazioni.

Accanto alle Case della comunità si collocano gli Ospedali di comunità, destinati ai pazienti che hanno superato la fase acuta della malattia, ma che necessitano ancora di un periodo di assistenza sanitaria e infermieristica prima del rientro a casa.

Il nostro obiettivo è semplice: fare in modo che, per molti bisogni di salute, il primo luogo al quale il cittadino pensa non sia necessariamente l’ospedale, ma la Casa della comunità. Non perché l’ospedale perda il proprio ruolo, ma perché ogni bisogno trovi la risposta più appropriata nel luogo più adatto”.

Direttore, può farci un esempio concreto di come cambierà l’assistenza per un cittadino grazie alla Casa della comunità?
“Immaginiamo una persona anziana con più patologie croniche, oppure un cittadino fragile che deve effettuare controlli periodici, visite specialistiche ed esami. Oggi, spesso, è lui stesso o un suo familiare a dover prenotare le prestazioni, contattare i diversi servizi, ricordare gli appuntamenti e cercare di orientarsi tra professionisti e strutture diverse. Non sempre è semplice, soprattutto quando le condizioni di salute rendono tutto più complicato.

Con il nuovo modello organizzativo questo percorso diventa molto più accompagnato. L’infermiere di famiglia e di comunità rappresenterà un punto di riferimento stabile: conoscerà la situazione del paziente, lo seguirà nel tempo e, insieme al medico di medicina generale, contribuirà ad attivare i servizi necessari. Potrà facilitare l’organizzazione del percorso assistenziale, attivarsi per la prenotazione di visite ed esami, mettere in collegamento gli specialisti, monitorare l’andamento della presa in carico e fare in modo che ogni intervento sia coordinato con gli altri.

In altre parole, il cittadino non dovrà più sentirsi solo nell’affrontare il proprio percorso di cura. Avrà accanto professionisti che lavorano insieme, condividono le informazioni e costruiscono una risposta personalizzata in base ai suoi bisogni.

Naturalmente questo modello si svilupperà progressivamente, con l’attivazione completa di tutti i servizi previsti dalla riforma e con il consolidamento dell’organizzazione. Ma la direzione è già tracciata: passare da una sanità nella quale il cittadino deve cercare da solo le risposte a una sanità che prende realmente in carico la persona e la accompagna lungo tutto il percorso assistenziale”.

Bolsena - Casa della comunità

Bolsena – Casa della comunità


Un altro dei cambiamenti più importanti riguarda il lavoro dei medici di medicina generale e degli altri professionisti del territorio. Che cosa cambierà concretamente per i cittadini?
“Cambierà soprattutto il modo in cui i professionisti lavoreranno insieme. Il cittadino continuerà ad avere il proprio medico di medicina generale come punto di riferimento, ma potrà contare su una rete sempre più integrata di professionisti che collaborano tra loro per offrire risposte più rapide e complete.

Le Aggregazioni funzionali territoriali consentiranno ai medici di condividere percorsi, informazioni e momenti di attività all’interno delle Case della comunità, continuando al tempo stesso a svolgere la propria attività nei rispettivi ambulatori. Questo significa valorizzare il rapporto di fiducia tra medico e assistito, inserendolo all’interno di una rete organizzativa ancora più forte.

Attorno al medico lavoreranno infermieri di famiglia e di comunità, specialisti, professionisti sanitari e servizi sociosanitari, con un obiettivo molto semplice: garantire una presa in carico sempre più completa e continua, evitando che il cittadino debba orientarsi da solo tra servizi diversi”.

Le Case della comunità sono tutte uguali o ciascun territorio svilupperà caratteristiche proprie?
“Le Case della comunità condividono lo stesso modello organizzativo, ma non saranno tutte uguali. Ogni territorio presenta caratteristiche e bisogni diversi e, proprio per questo, ogni struttura svilupperà progressivamente servizi e progettualità coerenti con la realtà nella quale è inserita.

Penso, ad esempio, alla Casa della comunità di Montefiascone, dove stiamo investendo molto sulla telemedicina e sul teleconsulto, strumenti destinati a rendere ancora più semplice il collegamento tra professionisti e strutture diverse, migliorando l’accesso ai servizi per i cittadini.

Montefiascone -L'inaugurazione dell'ospedale di comunità e della casa di comunità

Montefiascone -L’inaugurazione dell’ospedale di comunità e della casa di comunità


A Tarquinia, invece, la presenza della Casa della comunità all’interno dello stesso complesso del presidio ospedaliero rappresenta un’opportunità importante per rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedale. Un’integrazione che accompagnerà anche il potenziamento del presidio ospedaliero, interessato da ulteriori investimenti e interventi che ne consolideranno il ruolo all’interno della rete ospedaliera provinciale”.

Direttore, qual è il messaggio che si sente di rivolgere ai cittadini della Tuscia al termine di questo importante percorso di attivazione delle nuove strutture?
“Il primo invito che rivolgo ai cittadini è quello di conoscere queste strutture, di entrarci, di informarsi e di viverle. Le Case della comunità nascono per essere un punto di riferimento stabile per la salute delle persone e delle famiglie e saranno tanto più efficaci quanto più riusciremo a costruire un rapporto di fiducia con il territorio.

Ed è proprio per costruire questa alleanza che, nei prossimi mesi, sarà la Asl ad andare incontro ai cittadini. Un gruppo di nostri professionisti visiterà progressivamente tutti i comuni della provincia per incontrare le comunità locali, presentare i servizi delle Case della comunità, spiegare come funzionano, rispondere alle domande dei cittadini e ascoltare bisogni, suggerimenti e aspettative. Vogliamo che ogni persona sappia quali opportunità ha oggi a disposizione e possa utilizzare questi nuovi servizi con consapevolezza e fiducia.

Vorrei anche lanciare un messaggio sulla prevenzione. Viviamo più a lungo e questo significa convivere più spesso con malattie croniche e bisogni assistenziali complessi. Per questo la sanità non può limitarsi a curare la malattia: deve aiutare le persone a restare in salute il più a lungo possibile.

Le Case della comunità avranno un ruolo sempre più importante anche in questa direzione, attraverso attività di prevenzione e di promozione della salute. Possiamo mettere a disposizione strutture moderne, professionisti preparati e servizi sempre più accessibili, ma nessun sistema sanitario potrà mai sostituire la responsabilità individuale nei confronti della propria salute. Noi, seguendo le indicazioni della regione Lazio, continueremo a fare la nostra parte, investendo nei servizi, nelle professionalità e nell’innovazione. Ai cittadini chiediamo di essere protagonisti di questo cambiamento insieme a noi. È da questa alleanza che passa il futuro di una sanità pubblica sempre più vicina, moderna ed efficace”.


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20 luglio, 2026

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