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Viterbo – L'Arci chiede la rimozione della scritta “Casa del Balilla” dalla facciata del liceo classico Mariano Buratti e denuncia un’operazione di revisionismo storico

“La storia non si riscrive”

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Liceo classico Mariano Buratti - L'edificio con la scritta Opera Balilla

Liceo classico Mariano Buratti – L’edificio con la scritta Opera Balilla

Viterbo –  Riceviamo e pubblichiamo – La storia non si riscrive.

In un paese normale, le cui regole sono scritte nella nostra Costituzione nata dalla Resistenza antifascista, non dovrebbe accadere che sulla facciata del liceo classico Mariano Buratti di Viterbo compaia la scritta “Casa del Balilla”, perché la carta vieta ogni tipo di ricostituzione del partito fascista, anche la riproposizione dei suoi simboli.

Peraltro, come conferma in un comunicato Istoreco, le fonti fotografiche rivelano che la dicitura non sia mai esistita: l’intestazione visibile era infatti “Opera Balilla”. Tutto accade durante i lavori di manutenzione straordinaria dell’edificio di via Tommaso Carletti 8, finanziati dall’Unione europea attraverso il programma Next Generation EU. Il committente è la provincia di Viterbo: il finanziamento del progetto ammonta a 224mila 254 euro e 45 centesimi, mentre il contratto è di 183mila 856 euro e 45 centesimi. Il palazzo porta il nome di Mariano Buratti, insegnante, finanziere e comandante partigiano.

Buratti fu arrestato dai nazisti, rinchiuso e torturato nel carcere di via Tasso a Roma. Il 31 gennaio 1944 fu fucilato a Forte Bravetta. Alla sua memoria è stata conferita la medaglia d’oro al valor militare per il suo impegno nella Resistenza. La scritta “Casa del Balilla” non solo non ha alcun valore storico, in quanto neppure esistita, ma è da rimuovere in quanto appartiene a un’operazione più generale di riscrittura della storia, di revisionismo o, peggio, di “rovescismo”, in atto da molti anni nel nostro paese, dove i vinti si prendono la rivincita sui vincitori, su figure specchiate e democratiche come quella di Mariano Buratti.

In una città in cui la toponomastica è stata negli ultimi anni utilizzata molto spesso in maniera demagogica dalle amministrazioni locali per celebrare la memoria di personaggi discutibili o di fatti di guerra coloniale, pensiamo serva una seria riflessione sul ruolo pedagogico della memoria e della storia pubblica, per evitare di costruire falsi storici e dare spazio a pulsioni neofasciste.

Arci comitato provinciale Viterbo


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20 luglio, 2026

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